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"Gelsomina Verde" - Margherita Laterza e Giuseppe D'Ambrosio ph Diego Liguori

"Gelsomina Verde" - Margherita Laterza e Giuseppe D'Ambrosio ph Diego Liguori

Gelsomina Verde, un film verità che omaggia la sua memoria

Ricostruzione sulla vicenda della 22enne barbaramente uccisa dalla camorra nel 2004 durante la faida di Scampia

Aveva 22 anni Gelsomina Verde quando nel novembre del 2004 è stata barbaramente assassinata e poi data alle fiamme nella sua macchina. Un omicidio efferato per una ragazza estranea al mondo criminale e che scuote l’opinione pubblica dividendola a metà. Il suo ‘torto’, durante la prima faida di Scampia, sarebbe stato quello di aver frequentato molto tempo prima e solo per qualche mese, Gennaro Notturno, che nella complicata geografia della camorra di allora, a un certo punto, ha deciso di passare dalla parte sbagliata, nel cosiddetto clan degli scissionisti di Secondigliano. 
Mina, per i suoi assassini, doveva sapere dove si fosse nascosto e, per questo, è stata torturata fino alla morte.

Una storia che piomba in un labirinto anche giudiziario dove anche lo Stato sembra essere assente, in cui non mancano i giudizi di una parte di persone che non hanno ritenuto Gelsomina una vittima innocente. Da questa esigenza di fare chiarezza è realizzato ‘Gelsomina Verde’, film diretto da Massimiliano Pacifico, prodotto da LAMA FILM, BARTLEBY FILM e RAI CINEMA  e che sarà visibile dal 29 aprile sulla piattaforma indipendente 1895.

Un film potente che ha avuto una gestazione lunghissima di circa 5 anni.
Tutto nasce nel 2013 quando il produttore del, film Gianluca Arcopinto,per conto di SKY e Cattleya casa di produzione della serie Gomorra, ha coordinato un laboratorio che producesse 5 cortometraggi che facessero da controcampo a Gomorra, dove in seguito è nato il collettivo Mina, in omaggio alla memoria di Gelsomina Verde. Il primo di questi è stato 114, un corto che ricostruiva la vicenda di Gelsomina Verde realizzato dallo stesso Pacifico (Gelsomina era stata 114esima vittima di camorra del 2004 nel territorio di Scampia). 
In questa circostanza Arcopinto conosce il fratello di Gelsomina, Francesco Verde. Da qui hanno avuto l'idea di realizzare un lungometraggio che che contribuisca a dare luce a una storia che per molte persone è piena di chiaro scuri. L'intento del film è mettere in evidenza il rapporto tra lo Stato e quello delle famiglie delle vittime, non sempre facile: "È un film per me importantissimo anche se piccolissimo che avrà una vita piccolissima ma era dovuto a Francesco Verde e alla sua famiglia ed importante il significato di questo film per sollecitare il dibattito” annuncia Arcopinto.

‘Gelsomina Verde’ è un film che invita a alla responsabilità civile e non rinuncia alla possibilità di essere proiettato  in presenza degli spettatori all'interno di eventi e di Arene, ma per il momento si è preferito far uscire il film su una piattaforma, perché le sale delle regioni in zona gialla che hanno deciso di riaprire già da lunedì sono pochissime (pare che al momento siano solo 120 le sale aperte in tutta Italia) e un film a bassissimo budget che oscilla tra documentario e film di finzione, dove si inseriscono momenti di meta teatro non avrebbe trovato spazio in un momento di ripartenza così delicato. Anche la decisione di uscire su una piattaforma indipendente e libera da dinamiche editoriali come 1895 è una ragione politica per dimostrare che è ancora possibile fare un cinema di impegno civile che faccia riflettere.

Un film tra meta teatro e realtà per Gelsomina

A dirigere c'è Massimiliano Pacifico, noto anche per essere il casting director di alcune delle produzioni dei film e delle serie TV più importanti girati a Napoli. Sceglie un linguaggio complesso in cui documentario e finzione si intrecciano:"E’ un film che si muove su dinamiche insolite per un racconto offrendo diversi livelli di narrazione" spiega Pacifico “E’un ibrido tra documentario, con immagini di repertorio dure, e il film di finzione con la ricostruzione di questa residenza teatrale a Polverigi sotto la guida del regista napoletano Davide Iodice”.
Pacifico ha reclutato il drammaturgo e regista teatrale Davide Iodice, convincendolo a interpretare se stesso nella costruzione fittizia della residenza dove si riuniscono i 5 attori che dovrebbero essere da lui diretti. "Ringrazio Davide,che non essendo un attore si è prestato, dirigendo realmente i ragazzi nei momenti di finzione della residenza e, in corso d'opera è stato coinvolto nella scrittura del film che è avvenuta durante le riprese."

“Non sono attore e avendo rispetto per la nobile arte attoriale ho chiesto a Massimiliano di non farmi recitare ma di filmarmi mentre riproduco una delle modalità con le quali, in genere, realizzo i miei progetti teatrali in cui la compagnia è un gruppo sociale in cui è chiamato a esprimere un'idea su un tema" racconta Iodice "Ho accettato perché ci lega la conoscenza con Francesco Verde e la conoscenza e provenienza da territori dove il disagio economico - sociale e l'emarginazione toccano determinate fasce sociali.”
Così le due settimane di riprese la foresteria di Polverigi è trasformata in un set di artigianato di teatro e cinema civile dove tutti si sono lanciati in una sperimentazione dove si sceglie un linguaggio metaforico in cui cercano di scardinare l'oleografia della criminalità racconta al cinema e nelle serie TV. 
In un’operazione di questo tipo essenziale è il contributo degli attori che hanno improvvisato tutto quello che si vede nel film, diventando anche loro autori del film. Cinque attori con background differenti che vengono da Torino, Roma e Napoli: “Siamo stati totalmente immersi come se fosse un’esperienza monastica, dove ognuno metteva il suo. Alcuni degli attori non sono napoletani e non conoscevano la storia e, tanto meno, il territorio. Lo  sguardo esterno su questa vicenda ci interessava molto” sottolinea Pacifico.

A dare il volto a Mina c'è Maddalena Stornaiuolo  la quale, oltre a essere un'attrice e ad aver preso parte al corto, è un'operatrice culturale attiva soprattutto a Scampia dove dirige la scuola di recitazione La Scugnizzeria. 
Maddalena è cresciuta a Scampia, ricorda bene la sanguinosa faida di quegli anni e che in qualche modo ha vissuto da vicino.
"È un film necessario per tutti noi. Io lo sento in modo particolare perché sono nata e cresciuta a Scampia e, fortunatamente, sta cambiando. La storia di Gelsomina  l'ho conosciuta già nel 2004, in piena faida, dove i morti erano all'ordine del giorno. Gelsomina è stata uccisa tra la notte del 21 e 22 novembre, mentre Antonio Landieri, cugino di mio marito, è stato ucciso alcuni giorni prima. Quindi è una storia che ho vissuto in due fasi della mia vita" dichiara la Stornaiuolo "In questo film l'attrice e la persona si uniscono in un film non facile in cui meta teatro e meta realtà si fondono. È stata una scelta coraggiosa quella di Massimiliano che probabilmente non sarà capita da tanti. Abbiamo cercato di dare verità restituendo dignità a Gelsomina e alla sua famiglia che è stata raccontata in maniera non sempre corretta e vera."

Un film che aiuta a fare chiarezza su un caso controverso

Gelsomina Verde è un film su una vicenda complessa,  volendo esporre le contraddizioni su cui si basa senza dimostrare alcuna tesi. 

Il caso controverso di Mina innesca dedali di teorie, opinioni e pregiudizi che hanno colpito duramente la famiglia della ragazza e che nel lungometraggio diventano terreno di confronto e scontro tra i componenti della residenza teatrale: nel copione è presente una scena in cui uno dei due attori torinesi, Pietro Casella, si scontra con alcuni dei suoi colleghi e Iodice incarnando il giudizio biasimando la famiglia Verde per aver accettato il risarcimento in denaro da parte della camorra, nello specifico di Cosimo Di Lauro condannato all'ergastolo per perché ritenuto mandante dell'omicidio della ragazza. Dopo il risarcimento la famiglia ha rinunciato a costituirsi parte civile nel processo contro di lui. Una decisione non che non ha fatto poco discutere.
“Anche lo scontro tra Pietro e il resto del gruppo è stato preparato, incarnando, così, l’opinione e il giudizio di alcune persone ben pensanti, non nascondo che durante le riprese il dubbio si è insinuato in alcuni di noi” confessa Pacifico “Non si può giudicare cosa spinge una famiglia a fare una scelta del genere, in un momento in cui la faida era nel vivo, considerando che alcuni componenti del clan di Di Lauro vivevano nella palazzina dove abitavano i genitori e il fratello di Gelsomina, Francesco Verde”.

Francesco Verde ha collaborato attivamente alla realizzazione di questo film. Anche lui fa parte del Collettivo Mina e, non c’è giorno che non si impegni per restituire verità sulla vicenda di sua sorella: "Va ben oltre la storia di mia sorella.Tutti giorni ci sono persone ammazzate, vittime innocenti della criminalità. In chiave cinematografica, abbiamo la possibilità di offrire un chiarimento, perché dopo tutti questi anni tante sono le domande che sono rimaste senza risposta e tante sono le cose che le persone ignorano"

Questo film nasce dalla voglia di dare luce alle zone d’ombra di una vicenda alterata dalle numerose ricostruzioni poco esatte che hanno ferito ancora di più i genitori di Mina e Francesco, come quella fatta proprio nel nono episodio della prima stagione di Gomorra con un personaggio a lei ispirato e che all’epoca non è stato gradito dalla famiglia Verde. 
“La storia di mia sorella tutti ora la conoscono, ma nessuno però sa come mia sorella la pensava. Per lei la cultura era libertà, per questo aiutava i ragazzi a studiare con il dopo scuola. Era un modo per farli capire le responsabilità che hanno. Non è un film sulla storia di Gelsomina ma sulle sue idee”.

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