In giro con Antonia

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A cura di Antonia Fiorenzano

Andare in giro alla scoperta di ciò che accade incontrando personaggi e persone per raccontare storie, fatti e notizie dove non manca quel pizzico di curiosità. A cura di Antonia Fiorenzano

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Al cinema "Fortuna", la favola nera con Valeria Golino e Pina Turco

Patrocinato da Save The Children il film diretto dal regista napoletano Nicolangelo Gelormini che con delicatezza e usando il linguaggio della metafisica affronta il tema degli abusi sui minori. Ispirato al caso di cronaca del 2014

Valeria Golino, Pina Turco, Cristina Magnotti @Gianni Fiorito

Come si fa a raccontare l’inenarrabile crudeltà della violenza subita dai bambini senza essere pruriginosi, soprattutto se a dare lo spunto c’è un tragico fatto di cronaca reale? Il regista napoletano Nicolangelo Gelormini riesce a farlo con estrema sensibilità nel suo Fortuna, film che ha per protagoniste Valeria Golino, Pina Turco e la piccola Cristina Magnotti in concorso alla Festa del Cinema di Roma in autunno e in sala dal 27 maggio.
Già aiuto di Paolo Sorrentino (essersi formato sui set di Sorrentino è un dettaglio che si avverte vedendo Fortuna), Gelormini realizza un’opera prima coraggiosa scegliendo di raccontare una vicenda che si ispira a un drammatico fatto di cronaca del 2014 che noi campani ricordiamo: la storia di Fortuna Loffredo, la bambina di sei anni di Parco Verde a Caivano gettata dal terrazzo del suo palazzo per aver cercato di ribellarsi alle violenze reiterate di un vicino, due anni dopo la morte di un altro bambino dello stesso caseggiato. Una storia di abusi trasformata in infanticidio che oggi, come allora, gela il sangue e che con estremo rispetto Gelormini porta al cinema costruendo una storia immaginifica che impedisce ogni avvicinamento alla vera storia evitando di seguire la strada dell’inchiesta, anzi, non c’è nessuna relazione diretta con la realtà.

Per il suo film ha voluto utilizzare i registri del surrealismo e dell’onirico, come se si fosse in un incubo, proprio come quelli che solo i bambini fanno. Una storia trasfigurata che guarda alla fantasia, rifugio della piccola protagonista dall’orrore indicibile subito e che fa anche paura mostrare.
Tutto è evocato con delle allusioni che hanno il sapore di flash, che cadono in buie e lunghe dissolvenze con suoni distorti e una musica a volte troppo alta come se volesse disturbare come se lo spettatore fosse risucchiato nell’incubo. 

Una storia dolorosa raccontata con delicatezza

Nancy è una bambina timida che vive con i genitori in un palazzone di una periferia come tante, con tutte le sue contraddizioni e contrasti. Chiusa da qualche tempo in un silenzio inaspettato per chi le sta intorno, viene portata dalla madre da Gina, una psicologa che si rivelerà distratta e scostante. La bambina sembra non riconoscersi più nel nome con cui gli adulti la chiamano e sente di non appartenere a ciò che la circonda: come in una favola a cui a volte stenta a credere, pensa di essere una principessa di un pianeta chiamato Tabbis, dove spera di tornare quanto prima per sfuggire ai Giganti che le danno la caccia. Sono Anna e Nicola, i suoi amici del cuore con cui condivide lunghe giornate di giochi, a chiamarla Fortuna. Ed è solo con loro che condivide anche un segreto molto difficile da raccontare.

Nel rispetto della verità giudiziaria Nicolangelo Gelormini scrive con Massimiliano Virgilio una favola nera che oscilla tra il thriller e il metafisico, dove non sono rappresentati i veri personaggi della vicenda, che nella realtà hanno incarnato altri ruoli e pensieri. Si muove in punta di piedi per realizzare un film delicato dove le mostruosità sono messe in fuori campo. “Sono contento che venga riconosciuto nel film la delicatezza che era la nostra ambizione. È stato il presupposto con cui davvero tutti noi siamo entrati in questo progetto perché sapevano che sarebbe stato un film necessario. Ho deciso di farlo quando ho capito che il cinema sarebbe stato il mezzo realmente giusto per raccontare questo mondo così oscuro, perché consente di mettere lo spettatore in uno stato di riflessione. La scelta di utilizzare il fuoricampo è stato il dispositivo su cui ruota tutto. Facendo così ho potuto mettere la verità fuori, non farla vedere, ma raccontandola allo stesso tempo”, spiega Nicolangelo Gelormini quando l’abbiamo incontrato in collegamento ZOOM.

Come in ogni favola nera ci sono i cattivi, quei Giganti da cui Nancy/Fortuna fugge. I cattivi di Fortuna si intuiscono che sono tali ma sono descritti come maschere non distinguibili dove non c’è una nitida consapevolezza delle loro azioni, come appaiono le creature mostruose nei sogni dei bambini: “I personaggi non sono definiti perché era lontana da me l’idea di cercare un colpevole. Ho trattato tutti i personaggi come delle creature mutaforme, perché il punto di vista è quello di una bambina. I bambini devono costruire i loro codici e riconoscere nel mondo dove si collocano il bene e il male. Il tradimento sta nel non guidare i bambini che si sentono spaesati e soli. Non hanno punti di riferimento e si sentono come imprigionati in sabbie mobili. È un’atmosfera che volevo per trascinarci dentro anche lo spettatore ed è qui che lo spettatore può capire la gravità della storia”.

Il tradimento degli adulti

In Fortuna gli adulti sono distratti, inadeguati, non curanti o, peggio ancora, hanno un atteggiamento di favoreggiamento, lasciando i bambini a loro stessi, senza capire i loro bisogni e senza proteggerli. E’ questo l’elemento che genera nello spettatore rabbia: osservare con tristezza e impotenza questo spaccato crudele, unico legame con la realtà presente nel film se si pensa a quanti bambini, ovunque nel mondo, non hanno la protezione e le cure che meritano. “Quando si parla di una storia che affronta gli abusi sui minori, la prima cosa che viene fuori è la solitudine dei bambini, condizione inevitabile” commenta il regista “I bambini sono sacri perché devono emergere nella loro limpidezza e vanno accompagnati nella crescita”.

Il film è patrocinato da Save the Children che ha sposato il progetto per tre ragioni: decontestualizza la storia di Fortuna per fare capire che questa cosa può accadere ovunque, dimostra che i bambini hanno una grande resilienza, ma soprattutto sancisce che gli adulti non dovrebbero mai tradire la fiducia dei bambini. L’adesione dell’organizzazione internazionale è motivo di orgoglio per Nicolangelo Gelormini: “Il fatto che Save the Children ci sia stata dall’inizio fino alla fine significa che aver approcciato all’argomento in questo modo corrisponde a tantissime storie che l’organizzazione conosce e difende per evitare che situazioni del genere continuino a esistere nel resto del mondo”.

L’importanza degli spazi e il tema del doppio

In Fortuna il tema del doppio è essenziale dove ruoli e situazioni si ribaltano costantemente: dalla struttura in due atti, alle inquadrature spaccate a metà che a volte è fatta anche per dare la visione della bambina, al racconto della realtà riflessa nel mondo interiore di Fortuna.

Doppie sono le interpretazioni di Valeria Golino e Pina Turco che si alternano nei ruoli Rita, la madre di Fortuna/Nancy e Gina, la sua psicologa, entrambe fresche di candidatura ai Nastri d’Argento come miglior attrice protagonista e non protagonista . 
“I nostri personaggi sono stati concepiti anche in fase di scrittura quasi come fossero un’unica cosa, sia io che Valeria lo abbiamo entrambe vissuto proprio come un personaggio unico” racconta Pina Turco. Della stessa idea è Valeria Golino: “Siamo praticamente speculari. Ognuna di noi porta dei sentimenti nei ruoli: io sono più accogliente, il mio personaggio lo è. Però, sono anche inadeguata. Pina invece ha un ruolo più di rottura e di tensione”.

Dualità che si ritrova anche nelle architetture presenti e hanno un’importanza fondamentale nel film, visto come uno spazio desolato e soffoca sul nascere ogni speranza di una vita alternativa. Le case di quegli edifici contribuiscono a decontestualizzare la storia. 
L’architettura cambia radicalmente nelle due parti del film: la messa in scena è quasi sempre funzionale al susseguirsi degli eventi e va di pari passo allo stato d’animo dei personaggi che abitano in quegli edifici. 
A parte pochi casi come Inception di Nolan, di rado al cinema si dà rilevanza allo spazio architettonico: “L’architettura è l’ennesimo personaggio del film, credo da sempre che muova le energie delle persone, ci impone di essere in un certo modo. L’agire umano è condizionato anche dallo spazio in cui si muove. Il lavoro dell’architetto ha anche un valore civile e sociale” spiega Gelormini che prima di approdare al cinema ha una formazione da architetto “Trattare l’architettura come qualcosa di vivo è qualcosa di normale per me. Per una storia come quella di Fortuna ho immaginato delle architetture labirintiche dove non si intravedono vie d’uscite, a strade che non si sanno dove conducono tipiche negli incubi, o a delle gabbie che ci sembrano di intravedere nelle inquadrature che costringono i sentimenti dei personaggi e dello spettatore che stanno per esplodere”. 

Le polemiche attorno al film

Fortuna è una reinterpretazione del fatto di cronaca che nel 2014 ha avuto un grosso eco mediatico. Si può considerare un film di fantasia che non ha la pretesa di ricostruire la realtà, come ribadiscono anche i produttori del film che tengono a ribadire che non hanno avuto contatti con la famiglia Loffredo, perché altrimenti “non sarebbe stata più un’opera libera e di fantasia”

Tuttavia, pur essendo un film sganciato dalla realtà dei fatti, il film ha fatto storcere il naso. Già dopo la presentazione alla Festa del Cinema di Roma la famiglia della piccola Fortuna ha tentato di bloccare l’uscita del film e, pochi giorni fa, l’avvocato Angelo Pisani, legale della famiglia Loffredo, avrebbe presentato al Tribunale di Napoli, oltre a una denuncia penale anche un ricorso cautelare per il blocco del film. Le motivazioni dietro questa decisione della famiglia sarebbero riconducibili al fatto di non essere mai stati contattati per l’autorizzazione alla realizzazione del film a una diffida ai produttori con la quale notificavano il diniego all’utilizzo del nome della figlia.

Videointervista di Antonia Fiorenzano a Nicolangelo Gelormini, regista di Fortuna

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