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A cura di Antonia Fiorenzano

Andare in giro alla scoperta di ciò che accade incontrando personaggi e persone per raccontare storie, fatti e notizie dove non manca quel pizzico di curiosità. A cura di Antonia Fiorenzano

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Crazy for football: c'è tanta Napoli nel nuovo film con Castellitto

In onda il 1 novembre, tra gli interpreti anche Tortora, Ghini e le partenopee Antonia Truppo e Angela Fontana

Crazy for football – Matti per il calcio è la storia vera di un’utopia trasformata in una vittoriosa realtà per merito di un combattente, lo psichiatra Santo Rullo che, grazie alla calcio terapia, è riuscito a mettere in piedi la Nazionale Italiana di calcio a cinque formata da persone con problemi di salute mentale. Ad aiutarlo in questa impresa dove incontra non poche insidie e ostacoli tanto da arrivare anche a fare sacrifici che coinvolgono anche la sua vita privata e familiare perché considera questa una tappa importante per il reinserimento sociale. 

Ad aiutarlo a portare avanti questo progetto c’è un gruppo di amici che conosce da ragazzino: Lorenzo Trento, l’allenatore Zanchini e il regista Volfango De Biasi, il quale decide di farne un documentario proposto a un casa di produzione che la follia ce l’ha nel nome, la MAD Entertainment, nata con l’obiettivo bizzarro di fare film d’animazione a Napoli.

Il documentario si fa, diventa una storia nota e nel 2017 vince il David di Donatello. Nel frattempo, la Nazionale gira il mondo e vince anche il mondiale in Giappone.

Ma De Biasi, Luciano Stella e Maria Carolina Terzi della MAD sentono che possono fare di più per far conoscere questa storia per raccontare il problema sociale trasversale che riguarda tutte le famiglie, tutti noi, aiutando ad aprire gli occhi e a sensibilizzare le persone su qualcosa che si conosce poco e di cui, forse, si ha anche timore. Senza forzature e con spontaneità nasce l’idea di farne un tv movie chiamato Crazy for football. 
De Biasi, Terzi e Stella riescono a coinvolgere Rai Fiction e a convincere Sergio Castellitto a interpretare Santo Rullo (nel film si chiama Saverio Lulli). 

Nel pieno della seconda ondata del Covid riescono a girare il film che, dopo la calorosa accoglienza alla Festa del Cinema di Roma, arriva in prima serata su Rai1 il 1 novembre.

“Io non mi sono limitato a girare il documentario e il film. Io faccio parte del gruppo fondante della Nazionale di Calcio. Per me è un sogno essere arrivato fino a qui. Questo è il mio primo film per la televisione e arrivare su Rai1 con questa storia è meraviglioso. Io non volevo fare un film per le sale magari anche poco visto dato il periodo, io volevo entrare nelle case degli italiani per raccontare una favola nazionalpopolare, perché il calcio è aggregazione e trascina tutti indistintamente. Unisce chiunque e non c’è Pandemia che tenga per impedirlo. E’ una storia esemplare che può lavorare contro lo stigma che si ha verso le malattie mentali e il disagio psichico” spiega il regista Volfango De Biasi.

I toni della commedia per raccontare la storia di Crazy for football 

Al centro del film c’è Saverio Lulli alias Castellitto, un medico che dedica la sua vita al reinserimento sociale dei suoi pazienti, i quali grazie al gioco del calcio diventano protagonisti di un sogno: partecipare a un mondiale di calcio. 

Il modo migliore per affrontare una storia come questa è scegliere il registro della commedia dal carattere leggero e buffo delle storie di sport ma che al tempo stesso avesse si sé dell’epico perché questi ragazzi  sono un gruppo di ‘Rocky’, come li definisce la produttrice Maria Carolina Terzi, trainati da dei condottieri pieni di sogni e di passioni che devono  compiere  un’impresa.

Sergio Castellitto è rimasto colpito del documentario Crazy for football e dopo aver letto il copione ha subito accettato di interpretare il film: “La cosa che più mi ha entusiasmato è la possibilità di lavorare sulle solitudini. Si sa, il calcio è un gioco di squadra ma in questo caso è un mondo dove si aggregano tante solitudini. Il disagio mentale è una solitudine. Entrare in questo mondo di ragazzi e uomini fermi al trauma e vedere come lo superano è affascinante. Il disagio psichico dovrebbe riguardarci tutti, in qualche misura lo abbiamo. Non si guarisce perché si vince, si guarisce se si porta a casa una relazione umana, un’amicizia. La solitudine è il vero disagio di oggi. Questo film è bellissimo perché ragiona su questo e poi esce in un anno dove nello sport e nel calcio noi italiani le abbiamo cantate a tutti.”

Non è la prima volta che Castellitto affronta il tema della psiche e della malattia mentale portando al cinema psichiatri e psicoterapeuti come in In treatment e Il Grande Cocomero: “L’attore è un disabile psichico per eccellenza e anche gli psichiatri sono quasi sempre persone complicate. Santo Rullo/Saverio Lulli non è un uomo perfetto e anche questo mi è piaciuto molto di questa storia perché sono le nostre fragilità che ci rendono speciali, non certo la perfezione.”

Il passaggio dal documentario alla fiction

Con consapevolezza si è passati dal linguaggio documentaristico a quello della fiction mantenendo la sincerità delle vicende vissute dai protagonisti. 
Insieme a Sergio Castellitto ci sono Max Tortora, Massimo Ghini, le attrici napoletane Antonia Truppo (Lo chiamavano Jeeg Robot) e Angela Fontana (Indivisibili), un poker di assi di professionisti affiancati da un gruppo di giovani attori che interpretano i 10 giocatori della Nazionale che sono stati selezionati su 700 candidati che hanno fatto il provino. I ragazzi hanno studiato approfonditamente per restituire verità e dignità alla storia vissuta dai pazienti di Santo Rullo.

“Li abbiamo fatti conoscere i veri protagonisti della Nazionale e hanno accettato che gli facessimo il profilo psichiatrico. Ci siamo allenati a giocare a pallone perché nel film lo sport ha una parte molto importante e loro oltre a recitare hanno giocato per davvero. Insomma, non c’è trucco, non c’è inganno. Sono stati credibili tanto che la prima volta che hanno incontrato Sergio e Max hanno pensato che fossero dei pazienti di Santo” racconta il regista che rivela la speranza di riuscire a trarne anche una serie.

Anche se Santo Rullo è una persona reale e ancora in vita, per interpretarlo Sergio Castellitto ha scelto di affidarsi all’immaginazione: “Che sia un personaggio reale o inventato, parto sempre dalla sceneggiatura e per me sono tutti come personaggi inventati dalla penna di uno scrittore, poi certo, in una fase successiva se sono miei contemporanei c’è sempre un confronto. Lavoro innanzitutto sull’immaginazione, d’altronde gli attori questo devono fare devono mentire simulando che sia la verità”.

Per la due volte vincitrice del David di Donatello Antonia Truppo, Crazy for football ha rappresentato l’occasione di superare le sue paure: “Ho sempre avuto un gran terrore della malattia mentale. Questo copione affronta con grande profondità questo argomento anche se ha i toni leggeri della commedia senza sminuirne il problema. Io interpreto l’infermiera Paola e la cosa che mi ha incuriosito di più è l’idea di interpretare un personaggio che stesse in mezzo, tra i ‘matti’ e lo psichiatra che fuori dagli schemi. Mi piaceva l’idea di parlare di calcio come appiglio per la guarigione aprendo spiragli di una vita normale per loro. Ciò mi ha aiutato ad avere una comprensione diversa a queste malattie e a non temerle”.

Le produzioni della MAD durante pandemia

Incontrare i pazienti sul campo di calcio è una terapia che li aiuta a stare meglio, a sentirsi parte di un gruppo ed è una pratica che è stata accolta da numerose ASL italiane chiamando questo programma proprio Crazy for Football. 

Un’esperienza che è sempre stata appoggiata dalla  FGCI che ha fornito ai pazienti/giocatori di Santo Rullo le vere maglie della Nazionale di calcio italiana.
Una storia che è circolata avendo un impatto forte sulle persone, contribuendo a scardinare le paure che ruotano attorno alle persone che soffrono di malattie mentali. 

La strada, però, è ancora lunga da fare. Far conoscere massivamente la storia di Santo Rullo e dei suoi ragazzi per creare empatia su questa tematica diventa anche la mission di Luciano Stella e Maria Carolina Terzi della MAD Entertainment che decidono di continuare a esserci  producendo il tv movie tratto da questo progetto al quale hanno creduto fin dall’inizio.

“Noi ci chiamiamo MAD. Qualcosa vorrà pur dire? Noi cerchiamo  progetti o incontriamo dei progetti che sono vicini all’anima delle persone” puntualizza Maria Carolina Terzi “La storia di Santo Rullo rappresenta l’Italia migliore che va raccontata essendo lontani dal buonismo. Ci sono italiani che agiscono e combattono per ciò che amano fare. Santo Rullo merita di essere raccontato così come va raccontato il disagio mentale che molto spesso nasce da cosa che potrebbero accadere a tutti noi. Il nostro intento era quello di realizzare un dramedy alla Quasi Amici dove ci sono i problemi reali ma raccontati con quella leggerezza che può accattivare il pubblico. Penso che ci siamo riusciti”.

Oltre a promuovere Crazy for football,  in questi giorni lo studio napoletano della MAD si sta preparando a lanciare il nuovo gioiellino d’animazione osannato dalla critica, Yaya e Lennie -The Walking of Liberty che è stato tra i diretti competitor di E’ stata La Mano Di Dio di Paolo Sorrentino per rappresentare l’Italia agli Oscar e che il 4, 5, 6 e 7 novembre sarà nelle sale.

La MAD, anche in pieno lockdown, è riuscita a portare avanti le produzioni come The Walking of Liberty e ad aprirne di nuove, su tutte Nostalgia il film che Mario Martone ha appena concluso di girare al Rione Sanità con Pierfrancesco Favino che potrebbe essere considerata l’upgrade per la MAD.

“I miei partner nel lavoro, Luciano e Carlo Stella hanno portato avanti i nostri set durante la pandemia con una forza inarrestabile. Durante i vari stop e le restrizioni sono andati avanti con le riprese di Crazy for football e con la post produzione di Yaya e Lenni-The Walking of Liberty come se durante il grande buio che abbiamo vissuto loro fossero stati capaci di vedere la luce in fondo al tunnel senza perdersi d’animo” racconta Terzi  “Noi vogliamo realizzare i progetti che ci appassionano. E’ una factory libera dove impera la creatività. Negli studi di Piazza del Gesù si respira magia. Fa bene al cuore vedere l’armonia e l’entusiasmo con cui lavora il nostro team per creare. Chissà, sarà perché siamo a Napoli…?”

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