In giro con Antonia

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A cura di Antonia Fiorenzano

Andare in giro alla scoperta di ciò che accade incontrando personaggi e persone per raccontare storie, fatti e notizie dove non manca quel pizzico di curiosità. A cura di Antonia Fiorenzano

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Avvicinare i ragazzi all’editoria per tenerli lontani dalla criminalità: accade a Napoli Est con Sepofà

Gli eventi e i progetti della cooperativa di San Giovanni a Teduccio promuovono la cultura e l’inclusione sociale attraverso l’editoria

“Per noi di Sepofà il paradigma è partire dalle scuole. I ragazzi sono molto più attenti e curiosi di quello che si immagina” c’è questo dietro ogni pensiero dell’agenzia di promozione culturale ed editoriale Sepofà, una cooperativa fondata da un gruppo di professionisti del terzo settore dedita a promuovere la cultura a Napoli Est (Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio, dove la cooperativa ha la sua sede legale) sviluppando attività con minori di quei quartieri, minori rom e giovani.           

Ogni associazione utilizza i suoi strumenti per portare la cultura nelle periferie di Napoli e realizzare iniziative di riqualificazione urbana e lo strumento usato da Sepofà nelle zone della VI Municipalità è l’editoria, diffondendo l’educazione della lettura in contesti difficili. Dal 2015 a oggi non sono pochi i laboratori di lettura e scrittura fatti nelle scuole e i progetti nati dalle sinergie con altre realtà presenti sul territorio per creare piccole biblioteche di quartiere all’interno di centri educativi, offrendo alternative per appassionare i ragazzi e per toglierli dalla strada diminuendo, così, la possibilità che si avvicinino alla criminalità o entrino a far parte di baby gang, non raro da vedere in alcune zone di Napoli Est.

La cultura, la migliore risposta contro la violenza

Negli ultimi tempi, a Ponticelli e a San Giovanni a Teduccio, la criminalità preme di nuovo l’acceleratore ritornando ad agire senza troppo nascondersi facendo temere una violenza che a lungo è stata archiviata, infatti l’ultimo episodio risale a giovedì scorso con la sparatoria in pieno giorno fatta Rione Villa di San Giovanni a Teduccio nei pressi della scuola Vittorino da Feltre terrorizzando i bimbi che in quel momento erano nel cortile.
In questo momento così delicato dove il Covid probabilmente ha fatto abbassare la guardia, il gruppo di Sepofà è determinato a intensificare i loro interventi per rimescolare le carte difendendo le strade della Napoli Orientale con l’unica arma che va utilizzata, la cultura. 

Fare cultura e fare rete sul territorio collaborando con realtà diversificate per generare opportunità che aiutino i ragazzi sono le risposte vincenti contro ogni forma di violenza e disuguaglianza sociale.                                                                                             “Su tutto il territorio napoletano, in tutte le latitudini, ci sono associazioni e cooperative che fanno un gran lavoro sui territori che lavorano a testa bassa e spesso lontane dalle luci dei riflettori di media e talvolta delle Istituzioni. 
Anzi, spesso le istituzioni locali non sono a conoscenza del tessuto associativa della propria Municipalità. Il terzo settore rappresenta sicuramente un valore aggiunto che chi ci governa, sia a livello locale che nazionale, dovrebbe valorizzare di più”
sostiene Roberto Malfatti, il presidente di Sepofà-Seminare politica del fare. 
In quel verbo ‘fare’ sono racchiusi i passi fatti fino a oggi, tanto che quando si parla di cultura e sociale, siete diventati un punto di riferimento soprattutto a Napoli Est, zona dove maggiormente intervenite, dimostrando anche quanto le realtà periferiche siano maggiormente ricettive ad accogliere attività basate sull’editoria. 

In una programmazione di eventi culturali e progetti che fanno scoprire tutte le fasi di un lavoro editoriale, stuzzicando la curiosità dei ragazzi verso questo un campo, il gruppo di Sepofà è riuscito ad attirare l’attenzione di scrittori e case editrici di rilievo del panorama nazionale per coinvolgerli in eventi e presentazioni di libri dove i giovani sono i primi a esserci,  contribuendo a stuzzicare in loro la curiosità in questo settore, dove non sono mancati casi di ragazzi che hanno mostrato interesse alle professioni che ruotano attorno l’editoria merito anche degli input dati dal team della cooperativa che mettono a servizio dei ragazzi le loro competenze e conoscenze. 

Intervista a Roberto Malfatti, presidente Sepofà

Malfatti, attraverso Ricomincio dai libri e Open House, il nome Sepofà ormai è diventato familiare. Ma come è nata l’idea di creare questa cooperativa?

“Prendendo un caffè, nel 2014. La miccia è stata il bando “Sviluppo Napoli”, indetto dall’Assessorato ai Giovani del Comune di Napoli. Abbiamo sempre visto nel libro uno strumento potentissimo di intervento sul disagio sociale, di socializzazione - nel senso sociologico del termine - e per veicolare messaggi secondo noi di grande valore. Abbiamo saputo trasformare l’amore per i libri in un lavoro. Il libro ci ha trasformato e modellato in una cooperativa sociale che si occupa ad oggi di progettazione sociale, promozione e comunicazione editoriale e culturale.”

Se volessimo usare delle key words per descrivere l’essenza del lavoro fatto attraverso i vostri progetti ci sarebbero editoria, inclusione, scuola e fare rete soprattutto con associazioni e cooperative che si impegnano nella riqualificazione del territorio…

“Fare rete, sicuramente quello che utilizziamo di più. La pandemia sta dimostrando quanto sia importante fare comunità. E una comunità non è solo un insieme di persone che abitano in uno specifico posto ma anche, e soprattutto, l’insieme delle idee e il modo in cui si fanno crescere giorno dopo giorno.”

Proprio a Napoli abbiamo visto molti esempi che dimostrano come la cultura e il teatro siano importanti nelle aree di riqualificazione urbana, con Sepofà si aggiunge anche l’editoria declinata a 360 gradi. Possiamo quindi dire che l’editoria diventa ulteriore strumento per tenere i ragazzi lontani dalla strada e dalla criminalità?

“Assolutamente sì. A riguardo, abbiamo un aneddoto potentissimo. Il primo libro che abbiamo presentato è stato un eco-Thriller. Lo abbiamo presentato nella Biblioteca Labriola che sta in una piazzetta del Corso San Giovanni. A fine presentazione un ragazzo che stava giocando a pallone si avvicina e ci chiede una copia del libro. Vederlo leggere quel testo seduto sui gradini antistanti la biblioteca è un’immagine che ci portiamo ancora dietro.”

A Ponticelli e a San Giovanni dove voi maggiormente intervenite soprattutto nell’ultimo periodo non sono mancati episodi legati alle baby gang. La chiusura di scuole e centri che portano avanti attività come quelle organizzate da voi che coinvolgono i ragazzi quanto incide nell’avvicinarli ancora di più alla microcriminalità?

“La chiusura di molte attività sicuramente non ha fatto bene ai ragazzi, non perché li avvicinasse alla criminalità ma soprattutto perché ha inciso a livello psicologico. Con la chiusura i ragazzi hanno perso, sebbene momentaneamente, dei punti di riferimento. Per fortuna, i mezzi tecnologici e le videochiamate hanno ridotto le distanze e colmato i vuoti.”

La crisi economica acuita dalla Pandemia potrebbe aver dato terreno fertile alle organizzazioni criminali soprattutto in alcune zone di Napoli…

“Vero, ma non del tutto. La pandemia ha anche dato modo di riflettere sull’importanza degli spazi e della socialità che fino a pochi mesi prima davamo per scontata. Storicamente i momenti di crisi alimentano i fenomeni criminali, ma credo che questa pandemia qualcosa abbia insegnato più che tolto.”

Proprio a Ponticelli, in questo scenario, grande importanza ce l’hanno le biblioteche. Qui c’è un altro progetto che vi vede coinvolti con la Biblioteca G.Deledda, dove avete vinto il bando Biblioteca casa di quartiere dove sarebbero state previste iniziative che avrebbero coinvolto i ragazzi in corsi di editoria, lingue, workshop. La biblioteca vissuta come ritrovo didattico e culturale dai ragazzi contribuisce a scardinare il sistema.

“Con il progetto SocializziAmo in Biblioteca stiamo imponendo un nuovo paradigma per le biblioteche comunali. E questo è grazie alle realtà che insieme a noi fanno parte del progetto: Terra di Confine e Noi@Europe. Laboratori di arredo partecipato e di scrittura creativa, corsi di lingua gratuiti, corsi di editoria, apertura straordinaria fino alle 21 e di sabato. Lo scopo è avvicinare i ragazzi a luoghi di socializzazione e cultura che esistono già nel territorio ma che non conoscono perché non sono abituati a viverli sotto questo profilo. SocializziAmo in Biblioteca è l’esempio che se si fa rete possono nascere delle vere e proprie rivoluzioni culturali che investono tutto il quartiere.”

Però da mesi è tutto fermo anche su quel fronte e avete lanciato una petizione online per riaprire tutte le biblioteche della sesta municipalità di Napoli. Aiutati dalla riapertura delle scuole, un traguardo l’avete ottenuto.

“Sì! Il 26 aprile la biblioteca Deledda è stata finalmente aperta al pubblico, merito anche della petizione che ci ha permesso di fare pressione e raggiungere questo importante risultato: aperta, in sicurezza e presto una biblioteca più europea.”

Siete già a lavoro su Ricomincio dai Libri e Open House, ma quali saranno le prossime tappe di Sepofà nelle zone di Napoli Est?

“San Giovanni a Teduccio ospita Art33, il primo hub culturale campano dedicato all’arte e alla cultura, nato da un’ala dell’ex edificio scolastico Giotto-Monti ora rigenerato e riqualificato. Presto in questo spazio nascerà una webradio, un progetto in cui ci siamo fatti coinvolgere con entusiasmo. Sarà un ulteriore strumento a disposizione dei ragazzi e capace di diffondere le iniziative del territorio.”

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