I media e Napoli

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Libero, dopo il “Salutame 'a soreta” al Napoli attacca De Giovanni

“Un autore di sicura fama rionale, una pizza cotta male”: così il quotidiano di Feltri sullo scrittore napoletano che sul Cormez aveva criticato l'uscita precedente sugli azzurri

Maurizio De Giovanni, sullo sfondo Libero

Il titolo di Libero dopo l'uscita del Napoli dalla Champions League, un elegante “Salutame 'a soreta” – di quelli che una certa stampa riserva al limite a squadre estere sconfitte da paladini della Nazione – continua a far parlare.

Innanzitutto, il quotidiano diretto da Vittorio Feltri ha registrato le critiche. Ma non è tornato sui propri passi, anzi. “Sceneggiata” (manca il “napoletana” per il titolo perfetto), scrive in seconda battuta. “Brucia più il titolo di Libero della sconfitta del Napoli”, si aggiunge. “I tifosi partenopei furiosi per lo sfottò: ma non è colpa nostra se sono usciti dalla Champions, perdendo anche 25 milioni”.

E ce ne sono anche per lo scrittore Maurizio De Giovanni, reo – in un editoriale pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno – di aver giudicato offensivo il titolo non solo nei riguardi del Napoli ma anche del Sud.

De Giovanni viene giudicato da Libero “un autore di sicura fama rionale”. “Ci sfotte per la nostra scarsa dimestichezza col suo dialetto – aggiunge Libero, non puntualissimo nel dimenticare che il napoletano è riconosciuto come lingua – afferma che il titolo di Libero è stato stampato addirittura a nove colonne. Mi corre l'obbligo aritmetico di segnalargli che il giornale del quale sono direttore editoriale dispone per ogni pagina di sole sei colonne. Lo invitiamo a contarle, esercizio all'altezza di un alunno delle elementari, che ci auguriamo abbia frequentato perfino il collega Maurizio”.

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“Noi l'abbiamo usata per fare dell'innocente ironia – aggiunge ancora Libero – cosa che rientra nel nostro stile. Uno stile che non ti garba? Dopo aver letto la tua prosa, questo dettaglio ci rallegra. A me personalmente tutto quanto riguarda Napoli, capitale della cultura fino all'inizio dell'800, piace da morire, non so, la musica, anche il teatro. La pizza invece non la tollero, e tu sei una pizza. Cotta male”.

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