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(foto Ansa)

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Quando Mario Merola stava per diventare presidente del Napoli: la risposta che gelò Ferlaino

Il 're della sceneggiata' aveva un passato da promettente terzino: "Poi mi ruppi la caviglia e uscì il canto. Ma potevo anche arrivare in serie A". Anni dopo intavolò una breve trattativa per l'acquisto del Napoli. Ma la risposta di Merola fu categorica

E' stato un 're di Napoli', una voce unica che ha avuto la capacità di raccontare, forse meglio di tanti sociologi, larghe fasce di sottoproletariato partenopeo. Mario Merola ha una storia che merita un posto speciale nel cuore di tanti napoletani, che infatti affollarono strade e piazze il 14 novembre 2006, quando ci furono i funerali di quello che venne definito anche dai giornali stranieri 'il re della sceneggiata'. 

"E' mancato l'artista del popolo, il grande Mario Merola", si leggeva sui manifesti funebri. Sulla sua tomba un epitaffio indirizzato al suo popolo, a tutta Napoli: "Vi ho voluto bene, pensatemi". Merola fu attore e cantante, doppiatore e conduttore, si esibì alla Casa Bianca davanti al Presidente Gerald Ford e a Henry Kissinger, i suoi concerti all'estero erano commoventi abbracci corali. Ma per tutta la vita Mario Merola è stato animato anche da grande passione per il calcio. Era, infatti, un grande tifoso del Napoli - resta celebre la sua smodata esultanza durante un Napoli-Milan 2-0, Coppa del Mediterraneo dell'estate 1992. Ma non solo: Merola fu promettentissimo calciatore e - per qualche ora - fu vicino all'acquisto del suo amato Napoli.

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Merola calciatore

Mario Merola ricostruisce la sua carriera da calciatore in un'intervista a Roberto Ciuni nel volume 'Il pallone di Napoli'. Giocava da difensore, e in quel ruolo si affermò nel calcio minore partenopeo, negli anni '50. Prima all'Unione Sportiva Granili, la squadra del suo quartiere, poi alla Pro Carmelo. Non solo: le sue buone prestazioni convinsero il Napoli a coinvolgerlo nelle gare della squadra riserve azzurra. Dunque Merola indossò anche la maglia della sua città, anche se solo per il campionato riserve. "Giocavo al tre e al cinque", spiega Merola. "Quando qualche terzino del Napoli si infortunava o andava in trasferta, Giovannino Lambiase, allenatore delle squadre minori, mi chiamava a sostituirlo nella squadra B del campionato Riserve. C'era Fontanesi, eterno portiere di riserve, c'era Lieto, che giocò anche in A".

Merola si ispirava a Luciano Comaschi, terzino del Napoli scomparso ad aprile di quest'anno all'età di 88 anni, tra i recordmen di presenze in maglia azzurra, convocato anche in Nazionale Giovanile. Con Comaschi il Napoli si piazzò quarto nel 1957/58. In quegli anni la carriera canora di Merola era acerba, Merola si divideva tra calcio e lavoro. C'è, però, ancora spazio per i ricordi: "Ci fu un tale De Martino della Flos Carmelo che a Sorrento fece tre gol", racconta. "Non so cosa era successo quella mattina, sarà stato 'o treno, la Circumvesuviana, non lo so. Ma i nostri tifosi impazzivano. Mi chiedevano: ma come, Merola? Giurai a me stesso che mi sarei vendicato di quella umiliazione, che quando veniva in casa nostra ll'azzeccavo 'o muro. E  così fu: gli feci delle forbici in faccia, delle rovesciate alla Parola, che non si mosse proprio. Toccò una palla sola. Certe rivincite nel calcio me le sapevo prendere". 

Merola viene poi ingaggiato dalla squadra della compagnia marittima Caracciolo, dove trovò anche lavoro come scaricatore di porto. Nel frattempo si esibisce al teatro Serena di Barra con 'So' nato carcerato', il suo nome diventa importante. Lascia il calcio definitivamente per un infortunio patito durante un provino con la Maddalonese: "Mi ruppi una caviglia. Mi guarì una vecchietta, con olio e massaggi. Vedendo qualche giocatore di adesso, penso che senza quell'incidente avrei potuto benissimo arrivare in serie A. Ma poi uscì il canto. Meno male".

Merola presidente

Anni dopo Merola è un grande della città. Il Presidente Ferlaino è un suo amico, e durante un colloquio balza a entrambi un'idea: Mario Merola presidente del Calcio Napoli. "Poi Ferlaino l'ha fatta grossa. Mi ha detto: mi porti 17 miliardi e si prende il Napoli. Gli ho risposto: ccà ce stanno 17mila lire". 

(si ringrazia l'Archivio Carbone per la foto copertina del blog)
 

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