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Ciuccio Stories

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A cura di Davide Schiavon

Fuorigrotta

Stadio San Paolo since 1959. La casa del calcio Napoli festeggia 60 anni

Inaugurato il 6 dicembre 1959, allo stadio del Sole (diventò San Paolo quattro anni dopo) accorsero in 80mila per Napoli-Juventus. Gli azzurri vinsero 2-1 con reti di Vitali e Vinicio

Da Napoli-Juventus del 6 dicembre 1959 a Napoli-Genk del 10 dicembre 2019. Quante battaglie, quante amarezze e quali indimenticabili vittorie tra le mura del San Paolo. Sessant'anni dopo, con una copertura in più (frutto del restyling del 1990) e dei sediolini nuovi, installati pochi mesi fa, il San Paolo è ancora uno dei luoghi più affascinanti della città.

Potrà essere obsoleto (qualcuno lo ha definito 'cesso') e poco accessibile, avrà centinaia di difetti, ma resta un impianto che emoziona e ha fatto piangere tanti napoletani. Tutti i tifosi, ad esempio, ricordano la prima partita al San Paolo. Da bambini, accompagnati probabilmente dal papà, si salgono le scale e si vede spuntare finalmente il rettangolo verde nel fragore dei tifosi: è quello il momento che resta impresso, una sensazione più di un'immagine, la pelle che si accappona, le lacrime che scendono ancor prima di vedere la squadra in campo, un amore che sboccia. Ed è sbocciato lì, a Fuorigrotta, nel San Paolo, la casa del calcio Napoli da sessant'anni. 

Stadio del Sole (poi San Paolo) in costruzione - foto Archivio Carbone

Quest'esempio di architettura brutalista venne concepito negli anni '50, quando il Napoli giocava al Collana, al Vomero. Il progetto è dell'architetto napoletano Carlo Cocchia (autore anche della torre del Policlinico, dell'acquario tropicale nella Mostra d'Oltremare e di alcuni rioni di case popolare a Napoli). Un progetto che venne approvato dal sindaco di Napoli Achille Lauro, che all'epoca era anche il presidente della squadra azzurra. 

"Che mangino maccheroni": quando Achille Lauro dettava la dieta dei calciatori

La costruzione del San Paolo si rese necessaria perché sempre più spesso allo stadio vomerese si registravano disordini: troppo pochi i posti a sedere, troppi i tifosi che volevano assistere alle partite domenica dopo domenica. Paradossale che, sessant'anni dopo, il problema sia esattamente l'opposto. L'amministrazione comunale dell'epoca scelse Fuorigrotta, quartiere in veloce espansione urbanistica, raccontata anche nel capolavoro 'Le mani sulla città'. Il primo progetto prevedeva un solo anello, il secondo fu inserito in corso d'opera, al di sotto del livello stradale. 

Napoli-Juventus, debutto al San Paolo (foto Archivio Carbone)

Le chiavi dello stadio furono consegnate il 2 dicembre 1959 al custode, l'ex leggenda azzurra Attila Sallustro, che nel frattempo aveva trovato un dignitosissimo e simbolico lavoro comunale. Quattro giorni dopo ci fu il debutto. Si giocava Napoli-Juventus davanti a ottantamila spettatori: nelle foto dell'Archivio Carbone si nota che gli spalti erano una muraglia umana, senza spifferi o posti vuoti. Il Napoli non era certo un'armata invincibile. Nelle prime 9 partite aveva racimolato soli 7 punti, con 4 sconfitte nelle prime quattro giornate che avevano indotto la dirigenza a sollevare dall'incarico Annibale Frossi. Al suo posto subentrò Amadei, che cominciò inanellando qualche buon risultato per poi presentarsi allo stadio del Sole (diventerà San Paolo nel 1963) con questa formazione: Bugatti, Comaschi, Mistone, Beltrandi, Greco, Posio, Vitali, Di Giacomo, Vinicio, Del Vecchio, Pesaola. 

Di fronte c'era la Juventus che sarà poi Campione d'Italia a fine anno, con Boniperti, Charles e Sivori. Ma il Napoli affrontò i bianconeri a testa alta e andò in vantaggio con gran botta di Vitali nel primo tempo. Bugatti salvò i suoi con grandi parate, e nella ripresa fu Vinicio a raddoppiare con una bella girata che terminò alle spalle di Vavassori. A un minuto dal termine i bianconeri accorciarono con un rigore trasformato da Cervato. Al San Paolo scoppiò la festa, fuochi e mortaretti vennero accesi già all'interno dell'impianto. "Una Piedigrotta calcistica", la definì il notiziario dell'epoca. 

Il San Paolo vedrà tanti altri momenti felici: il record di abbonati con Savoldi, il calcio spettacolare di Vinicio e quello efficace di Pesaola, l'astuzia di Krol a inizio anni '80, il tripudio di un'intera città grazie a Maradona. Lo stadio fu baluardo di una fede anche negli anni '90 quando iniziò il declino: la squadra che delude, i calciatori che scappano, i presidenti che falliscono. Nel 2004 si giocò Napoli-Cittadella in serie C, al San Paolo accorsero in sessantamila. Con l'arrivo di De Laurentiis inizia la risalita, il Napoli che fa bene anche in ambito europeo, l'ultimo restyling finanziato per le Universiadi.

E' curioso che Vinicio, che in quello stadio segnò il gol vittoria della prima partita, viva ancora a Napoli, come tanti altri calciatori stranieri di quei ruggenti anni '60 (Canè, il compianto Petisso). Da casa di Vinicio il panorama è splendido, ma la prima costruzione che salta agli occhi è proprio quel magnetico stadio San Paolo, in cui 'o Lione tornerebbe a giocare ogni giorno, spinto dagli incitamenti di quei milioni di tifosi che, di generazione in generazione, hanno amato e odiato ogni centimetro di quell'architettura brutalista eppure così familiare. 

(si ringrazia l'Archivio Carbone per la foto copertina del blog e per le galleries)
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