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Martedì, 23 Aprile 2024
CATTIVI PENSIERI

CATTIVI PENSIERI

A cura di Massimo Romano

Ministro, prefetto, questore: tutte le colpe degli scontri con i tifosi

Per oltre 24 ore, circa 400 ultras tedeschi hanno tenuto in scacco Napoli. Uno scenario di guerriglia che parte dalle decisioni, tardive e contraddittorie, delle istituzioni

Difficile individuare chi abbia maggiori responsabilità nel disastro della gestione dell'ordine pubblico per la partita di Champions Napoli-Eintracht di Francoforte. Circa 400 tifosi tedeschi hanno tenuto in scacco la città per oltre 48 ore.

Ministro, prefetto, questore e Tar sono tutti sul banco degli imputati. La situazione è sfuggita di mano ed era difficile prevedere uno scenario diverso, a fronte delle scelte, tardive e contraddittorie delle ultime settimane. Che questa partita si sarebbe disputata in questa data si è saputo il 7 novembre 2022, quando ci sono stati i sorteggi per gli ottavi di finale di Champions League. 

In quel momento nessuno ha detto una parola, permettendo a migliaia di tifosi tedeschi di comprare il biglietto per la partita, prenotare il volo per Napoli e una stanza d'albergo. Il campanello d'allarme è scattato solo dopo la partita d'andata, quando in Germania sono stati feriti 36 napoletani. Ma anche in quel caso, nessuno ha detto nulla. Si è atteso il 7 marzo, a una settimana dall'evento, per stabilire che la partita potesse essere a rischio. Il prefetto, quindi, ha emanato un'ordinanza di trasferta. 

Il teatrino che ne è seguito con il Tar ha rasentato il ridicolo. I giudici hanno accolto il ricorso dell'Eintracht, bocciando l'ordinanza. Eravamo all'11 marzo, a quattro giorni dal match. A quel punto, nuovo colpo di scena. La Prefettura, sotto la spinta del ministro dell'interno Matteo Piantedosi, ha riscritto il provvedimento, in forma ancora più restrittiva. La nuova ordinanza è datata 13 marzo, due giorni prima della discesa in campo delle squadre. A questo punto, anche il Tar si è accodato, ma era troppo tardi. 

Lo zoccolo duro della tifoseria tedesca, circa 400 gli ultras, avevano già deciso che sarebbero arrivati in città a prescindere dalle decisioni. E qui si apre il capitolo sulla gestione della sicurezza in città. Davvero difficile pensare di poterli arginare con una scorta permanente, come invece si è provato a fare. La scelta delle forze dell'ordine di "accompagnare" il loro corteo in Piazza del Gesù, dove hanno pranzato e bevuto litri di birra, si è rivelata fallimentare, soprattutto perché dopo i tedeschi si sono rifiutati di salire sui bus per tornare in albergo. Prima una serie di piccole schermaglie, poi è partita la vera guerriglia con un autovettura della polizia incendiata, danni ancora non calcolati e assalto ai bus (ben quattro danneggiati) da parte di sparuti gruppi di tifosi napoletani.

Sullo sfondo è apparsa totalmente inadeguata la regia del ministro dell'Interno Piantedosi. E ancora una volta Napoli si è rivelata una città incapace di gestire l'ordine pubblico in situazioni di particolare criticità. Basti ricordare la notte del 23 ottobre 2020, quando in piena pandemia centinaia di teppisti infiltrati in un corteo contro le misure del Governo hanno messo a ferro e fuoco Santa Lucia, con un piccolo gruppetto di carabinieri che cercava di difendere la sede della regione, mentre per le strade c'era una vera e propria caccia al giornalista. In quel periodo c'era un Governo diverso, un ministro diverso, un prefetto diverso. Il risultato è stato lo stesso, a testimonianza che questa incapacità non dipende dalla persone ma è strutturale del nostro paese. 

Difficile dire, a posteriori, se far entrare i tifosi allo stadio avrebbe risolto il problema anche perché in quel caso i tifosi in arrivo sarebbero stati dieci volte in più. Quello che è certo è che ogni decisione doveva essere presa molto tempo prima.

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