CATTIVI PENSIERI

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Vesuvio o Campi Flegrei, in caso di eruzione si salvi chi può

La prova di evacuazione realizzata a Pozzuoli mette a nudo le criticità della rete di emergenza in caso di evento vulcanico: mancanza dei piani di protezione civile e scarsa informazione dei cittadini

Mettiamolo subito in chiaro, a scanso di equivoci. Il titolo di questo articolo (siamo su un blog personale) non è un anatema, non è augurio (la mia famiglia vive all'ombra del Vesuvio), né tantomeno l'invito a emigrare immediatamente. E' una provocazione. A chi? A chi dovrebbe garantire la sicurezza di una popolazione di circa tre milioni di abitanti. A tanto ammontano le persone potenzialmente coinvolte da eventuali eruzioni del Vesuvio e dei Campi Flegrei. 

Stato, Regione, Comuni, Protezione civile parlano di piani di evacuazione dagli anni '80. Chi in quegli anni ci è nato, come il sottoscritto, ricorderà le prove a cui si veniva sottoposti da alunni di scuola elmentare o medie all'inizio degli anni '90. Era auspicabile pensare che trent'anni dopo questo benedetto piano fosse stato messo a punto. Purtroppo non è così.

Sabato, 19 ottobre 2019, si è tenuta la prima simulazione nazionale di evacuazione dei Campi Flegrei. Un certo numero di cittadini doveva essere radunato in un punto, censito, trasportato in bus alla stazione centrale di Napoli, fatto salire su un Freccia Rossa diretto (solo per finta) in Lombardia. Per organizzare il tutto, presentato in pompa magna in Regione Campania, è stata messa in campo una macchina complessa, con volontari giunti dal Nord Italia, che ha cominciato a lavorare da mercoledì 16 ottobre e ha coinvolto il Comune di Napoli e sette comunità flegree. 

Per realizzare la simulazione sono state inviate comunicazioni a centinaia di cittadini. Ma sabato mattina si sono presentate soltanto poche decine di persone, così poche da non riuscire a riempire neanche due bus di linea. La classica montagna che partirisce il topolino. Il sindaco di Pozzuoli e i vertici della Protezione civile hanno tradito un pizzico di delusione, per poi dissimularla affermando che era stata una scelta strategica e che tutto sommato c'è da essere contenti.  

La domanda è come possano i rappresentanti istituzionali dirsi soddisfatti di una prova eseguita con meno di cento persone, molto più simili a un gruppo del Cral in gita che a una folla in preda al panico. Correndo il rischio di essere ripetitivi, è d'obbligo ricordare che una emergenza vera coinvolgerebbe milioni di persone disperate. E' un po' come dire che un ragazzino che gioca a freccette nella stanza di casa sia ritenuto pronto per essere arrualato come cecchino in Medio Oriente. 

Ma non è solo il flop della simulazione a preoccupare. Da anni, il geologo Giuseppe Mastrolorenzo, primo ricercatore dell'Osservatorio vesuviano, pone l'attenzione sull'assenza dei piani di protezione civile. Per legge, ogni Comune dovrebbe essersi già dotato da tempo di questo documento che, al suo interno, comprende anche un piano di rischio e, quindi, di evacuazione in caso di emergenza. Tutti i piani dovrebbero poi essere presi in carico da un organismo centrale (Protezione civile?) che ne valuti la compatibilità, evitando il rischio che due cittadinanze ostruiscano magari la stessa via di fuga. 

Purtroppo, la maggior parte dei Comuni della provincia napoletana non è in possesso di tale piano. E anche chi ce l'ha, in molti casi, non lo revisiona da tempo, come il Comune di Napoli che sul suo sito pubblica un documento datato 2012. Non è difficile comprendere come sia sufficiente che la popolazione di un solo Comune non sappia cosa fare per mettere a repentaglio l'evacuazione di tutti. Sia il sindaco di Pozzuoli Vincenzo Figliolia, che il Capo della protezione civile Angelo Borrelli hanno ammesso che la mancanza di questi piani rappresenta l'anello debole di tutta la rete, ricordando che la responsabilità, anche penale, è proprio dei primi cittadini. 

C'è ancora un altro elemento di preoccupazione. La comunicazione ai cittadini di cosa bisogna fare in caso di emergenza è molto scarsa, per non dire assente del tutto. Alzi la mano chi conosce la procedura da attuare in caso di allarme vulcanico. Inutile che corriate al vostro smartphone. Questa, forse, è una delle poche occasioni in cui anche Google non potrà aiutarvi.  

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Commenti (1)

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