rotate-mobile
CATTIVI PENSIERI

CATTIVI PENSIERI

A cura di Massimo Romano

Allarme criminalità giovanile, ma chiudono scuole, teatri e palestre di quartiere

Dopo la morte tragica di Francesco Pio Maimone, ucciso da un proiettile vagante a Mergellina, la politica propone le stesse soluzioni di sempre: più controlli e progetti educativi. Ma, a Napoli, il dimensionamento scolastico ridurrà le aule e sempre più esperienze di frontiera sono costrette a chiudere dalle istituzioni

L'omicidio del giovanissimo Francesco Pio Maimone, 19enne ucciso a Napoli da un proiettile vagante, ha riacceso il dibattito in città sull'emergenza criminale giovanile. Un dibattito intriso di retorica e menzogne. Il presunto assassino, è un ragazzo di 20 anni, appartenente a una famiglia che gli inquirenti ritengono vicina al clan Cuccaro-Aprea. Avrebbe esploso diversi colpi di pistola, prima in aria e poi verso la folla, in seguito a una lite tra coetanei esplosa per futili motivi, pare addirittura per una scarpa macchiata. Uno di questi colpi avrebbe centrato per errore la vittima, totalmente estranea alla rissa.

Già dalle ore immediatamente successive al delitto, sono comparse le prime posizioni. "Dove siamo arrivati se un ragazzo di 20 anni spara per una scarpa macchiata?" si è detto. E da qui si è poi passati alle possibili soluzioni, che poi sono le stesse di sempre: maggiori controlli e progetti educativi. Perché una delle frasi più abusate in queste situazioni è che "...se la repressione può servire a breve termine, a medio-lungo termine bisogna lavorare sulla scuola, sull'educazione dei giovani e delle rispettive famiglie". 

Il sindaco Gaetano Manfredi ha chiesto un presidio permanente delle forze dell'ordine. Il prefetto Claudio Palomba ha annunciato un dispositivo eccezionale per le zone di piazza Garibaldi e Mergellina, dove è morto Francesco Pio, e della possibilità di realizzare progetti a forte vocazione sociale. Matteo Salvini, Luciana Lamorgese e Matteo Piantedosi sono gli ultimi ministri dell'Interno del nostro Paese, esponenti di governi di diversa estrazione politica. Ognuno di loro, quando è venuto a Napoli, ha puntato l'attenzione sulla necessità di un piano educativo straordinario per la città. 

Chiacchiere. Sono solo inutili chiacchiere. La verità che nessun rappresentante istituzionale dice è che la città di Napoli sta andando esattamente nella direzione opposta. Nell'anno 2023-24, per esempio, il Governo sopprimerà 110 scuole nel nome del dimensionamento scolastico. Significa che gli istituti che non avranno abbastanza iscritti saranno accorpati, cancellati, ridimensionati. Significa che in zone a rischio ci saranno meno classi e meno docenti. Il tutto per risparmiare soldi. Ma se per propaganda si riconosce che Napoli soffre di un'emergenza giovanile allora perché non studiare un piano che tenga conto del disagio sociale e non dei conti economici?

Fuori agli istituti scolastici i problemi non sono meno e i ragazzi hanno sempre più difficoltà a trovare luoghi di aggregazione e crescita a costi accessibili. Nell'ultimo anno e mezzo, da quando Gaetano Manfredi è stato eletto sindaco, la città di Napoli ha visto chiudere diversi avamposti della rete associativa, che da tempo si sostituisce a quella dell'inesistente rete socio-assistenziale pubblica. Quasi sempre, queste chiusure avvengono in territori periferici. E' il caso della palestra Napoli Boxe, a Montesanto, del maestro Lino Silvestri, sfrattata da locali del Comune di Napoli per morosità nonostante accogliesse decine di ragazzi del quartiere.

Un altro esempio è rappresentato dal Teatro Sanità di Mario Gelardi, sfrattato da uno spazio di proprietà comunale e della Curia per inagibilità. Anche in questo caso, i giovani teatranti del Rione Sanità hanno dovuto rinunciare a un luogo di ritrovo sociale e culturale. Stesso destino era capitato, nei mesi precedenti, al Beggars' Theatre di Mariano Baduin, a Napoli Est, cacciato per far posto ad altre realtà associative che, però, non svolgono attività con i ragazzi. 

Ci sono luoghi, poi, perennemente a rischio. Sul Gridas di Scampia pende la spada di Damocle dello sfratto dai locali di proprietà dell'Acer, l'Agenzia regionale della casa. L'ordinanza di sgombero è, al momento, sospesa ma non ci sono progetti chiari per salvare un'esperienza unica nel suo genere nella periferia di Napoli Nord. In tutti questi casi il problema è sempre lo stesso: i soldi. In particolare, i soldi che il Comune o gli altri enti coinvolti, potrebbero incassare con la messa a reddito del patrimonio immobiliare pubblico, cosa che la Corte dei conti impone dimenticando completamente il valore sociale di alcune esperienze. 

E non finirà qui perché, come ammesso dallo stesso sindaco, sono al vaglio centinaia di luoghi affidati ad associazioni ed enti. Luoghi che l'Amministrazione de Magistris ha affidato con superficialità, senza mai regolarizzare le posizioni e che l'Amministrazione Manfredi, con la rigidità del ragioniere, sta chiudendo senza proporre alcuna alternativa.

Sia ben chiaro, la vita di Francesco Pio non sarebbe stata salvata da qualche scuola in più, da un palestra o da un teatro di quartiere. Ma la sua morte ci ha ricordato, se ancora ce ne fosse bisogno, che ogni sera migliaia di under 18 scendono in strada armati, con coltelli, tirapugni o, addirittura, con le pistole, e non è detto che appartengano a realtà criminali. Di fronte a un fenomeno che sembra inarrestabile si sente ancora di più la necessità di spazi in cui qualcuno possa spiegare a un ragazzo che così facendo non andrà molto lontano. Senza le inutili chiacchiere della politica. 

Si parla di

Allarme criminalità giovanile, ma chiudono scuole, teatri e palestre di quartiere

NapoliToday è in caricamento