rotate-mobile
CATTIVI PENSIERI

CATTIVI PENSIERI

A cura di Massimo Romano

Morte di Giogiò, perché don Mimmo Battaglia punta il dito contro tutti noi?

Hanno fatto scalpore le parole del vescovo che durante il funerale del musicista ucciso ha detto: "Nessuno può dirsi innocente. Abbiamo armato tutti noi la mano che ha sparato"

Hanno fatto scalpore le parole di don Mimmo Battaglia, vescovo di Napoli, durante il funerale di Giovanbattista Cutolo, musicista di 24 anni ucciso da un 16enne con colpi di pistola. Nella sua omelia il prelato ha affermato: "Nessun adulto può sentirsi assolto. Siamo tutti colpevoli. Anche noi abbiamo armato quella mano". 

Una presa di posizione che ha fatto storcere il naso a tanti. E molti napoletani, già durante i funerali, hanno replicato a denti stretti "Colpevole io? Io non mi ci sento, non ho fatto nulla". Nelle ore successive sui social network sono comparsi decine di messaggi che criticavano la retorica del vescovo e ribadivano che loro non erano colpevoli di nulla, sentendosi toccati in prima persona.  

Le parole di don Mimmo sono davvero così retoriche? Indubbiamente sì. Non è la prima volta che Battaglia allarga le responsabilità delle criticità napoletane alla comunità tutta. Lo ha fatto in diverse altre occasioni, durante le varie celebrazioni di San Gennaro, ai funerali dei troppi figli di questa città strappati prematuramente all'affetto dei propri cari. 

Il punto è che davanti a una tragedia come quella di Giovanbattista la retorica è quasi inevitabile. Sono state retoriche tutte le dichiarazioni delle istituzioni, dal sindaco ai ministri, è stato incredibilmente retorico anche il cantante Geolier. Così come è stata retorica la risposta dello Stato, che nel giro di pochi giorni ha inviato 400 uomini delle forze dell'ordine al Parco Verde di Caivano e 300 ai Quartieri Spagnoli per sequestrare qualche pallottola e qualche dose di marijuana, volendo far passare l'operazione come un grande successo. Una cosa molto più vicina alla propaganda che alla lotta alla criminalità. 

Però forse c'è un'altra via per analizzare le frasi di Mimmo Battaglia e capire il perché della scelta di parole così dure. Innanzitutto, è difficile immaginare che il prelato conosca personalmente 1,5 milioni di persone e possa fare la distinzione tra chi è bravo e chi non lo è. Allora, la prima indicazione da trarre è che non c'erano riferimenti personali, ma probabilmente le parole del vescovo erano rivolte alla comunità intesa come soggetto macro-sociale. 

In secondo luogo, di fronte a lui c'era tutta la filiera istituzionale: dal Comune al Governo. Ed era necessario trovare un modo per colpevolizzare anche chi, come la politica, dovrebbe prendere le decisioni affinché la popolazione che occupa un territorio possa vivere meglio. Decisioni che la politica annuncia senza mai realizzare. Per esempio, alla sua prima visita a Napoli il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, anch'egli presente al funerale di Giogiò, dichiarò che l'emergenza giovanile partenopea si cura con la repressione e con l'educazione. Più o meno le stesse parole pronunciate da chi lo aveva preceduto nei governi precedenti. Peccato però che anche quest'anno, come negli anni precedenti, la provincia di Napoli si è ritrovata con meno scuole e con servizi sociali devastati. 

E poi ci sono i cittadini. Sì perché se le parole di don Mimmo sono retoriche, e lo sono, è altrettanto banale e stucchevole pensare di dividere la città con una linea, mettendo i buoni da una parte e i cattivi dall'altra. E' possibile che il vescovo volesse dire che se in questa città c'è una così alta tolleranza a certi fenomeni di illegalità e a certe prevaricazioni è responsabilità anche di una coscienza collettiva che non funziona come dovrebbe. E se non funziona la colpa è, a volte tanto a volte poco, di tutti. 

Le prevaricazioni sono ovunque e toccano tutti. Dai fatti più gravi a quelli meno gravi, in tutti quegli episodi in cui accettiamo l'idea che l'illegale è meglio del legale, in tutti quegli episodi borderline, tutte le volte che ci diciamo "vabbè, ma per una volta che vuoi che sia". Da un parcheggio in doppia fila al pezzotto per vedere le partite; dai 2 euro dati a un parcheggiatore abusivo per evitare di percorrere 200 metri a piedi al contromano percorso in automobile; dall'accettare che un medico non ci faccia la fattura per pagare di meno al cercare il favore dell'amico/parente per saltare le liste d'attesa in ospedale. E' possibile che don Mimmo, anch'egli colpevole per non aver ancora risolto molte delle storture della curia napoletana, volesse dire che ognuno di noi contribuisce, poco o tanto, al caos di questa città, a questo enorme spazio grigio in cui, poi, si perdono in tanti. Che saranno più colpevoli di tutti, ma non i soli colpevoli. 

Si parla di

Morte di Giogiò, perché don Mimmo Battaglia punta il dito contro tutti noi?

NapoliToday è in caricamento