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CATTIVI PENSIERI

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A cura di Massimo Romano

Napoli, emergenza casa ma l'assessore non c'è

Il sindaco Manfredi non ha assegnato la delega ma in città ci sono migliaia di famiglie in attesa di un alloggio popolare, quelli assegnati cadono a pezzi e bisognerebbe far ripartire il piano di dismissione

Quando sono state rese note nomi e deleghe della Giunta Manfredi, tutti i giornalisti hanno pensato: "C'è un errore, manca la Casa". E invece no. Gaetano Manfredi aveva deliberatamente scelto di non assegnare la delega a Casa e Patrimonio. La spiegazione è arrivata nel giorno dell'insediamento: "Non abbiamo assegnato queste deleghe, lo faremo tra qualche tempo, perché sono strettamente legate al bilancio e dobbiamo prima avere un'idea chiara delle nostre finanze". In sintesi: non ci sono soldi, inutile parlare di case e patrimonio.

Manfredi ha tenuto questi temi per sè. La scelta di non individuare un referente, in una città come Napoli fa, quantomeno, discutere. L'emergenza abitativa è sotto gli occhi di tutti e l'assenza di una politica della casa negli ultimi 20 anni ha solo acuito il problema. Motivo per cui, sarebbe stato auspicabile che, anche in assenza di risorse, fosse stato individuato un assessore che avrebbe potuto cominciare a studiare la materia.

Sono migliaia le famiglie in attesa di un alloggio popolare. Quante siano con precisione nessuno lo sa. Non lo sa il Comune e non lo sanno neanche i sindacati degli inquilini che, periodicamente, sparano numeri non si sa presi da dove. Inoltre, chi è assegnatario di un alloggio popolare spesso vive in situazioni di degrado perchè la manutenzione, affidata alla Napoli Servizi, è saltuaria o del tutto assente.

Giusto per fare degli esempi, i residenti delle case di via Torricelli, a Pianura, lamentano un mancato intervento della partecipata del Comune da una decina di anni. Oltre all'abbandono degli esterni, tra aree verdi distrutte, marciapiedi spaccati e tombini otturati, le abitazioni sono soggette a continue infiltrazioni, le pareti sono piene di crepe e  i balconi pericolanti. 

Stesso quadro anche a Ponticelli, dal lato opposto della città. Anche in questo quartiere le case del Comune sono più una iattura che un beneficio. Ad aggravare la situazione della zona orientale c'è anche la bomba rappresentata dal Rione De Gasperi. In questi anni, le famiglie legittime assegnatarie sono state trasferite in nuove abitazioni, sulla falsa riga di quanto accaduto alle Vele di Scampia. E come per le Vele era previsto l'abbattimento dei vecchi palazzi. Distruzione mai avvenuta e adesso quegli alloggi sono stati di nuovo occupati abusivamente. L'area del Rione De Gasperi ha assunto le sembianze di una baraccopoli perché se la Napoli Servizi non procede alla manutenzione con i legittimi assegnatari figurarsi con le occupazioni illecite. 

Ad agosto 2020, il Movimento 5 Stelle presentò un documento-denuncia in cui dichiarava che un alloggio pubblico su quattro non era assegnato perché in condizioni di degrado, per un totale di circa 10mila case mai affidate.  

Ci sono poi le tante situazioni di marginalità. Ne pongo due in rappresentanza di tutte. La prima è sempre a Napoli Est e riguarda i famosi Bipiani. Sul finire della scorsa Amministrazione, il Comitato dei Bipiani, prefabbricati in amianto dove vivono 83 nuclei familiari, aveva ottenuto diversi incontri interlocutori con l'allora assessore Ciro Borriello. Oggi, Borriello è consigliere della nuova maggioranza ma senza ruoli in Giunta. E l'iter per dare una soluzione abitativa a queste famiglie si è interrotto. 

Il secondo esempio è rappresentato da Francesco Pesce, un uomo che vive da 36 anni su una sedia a rotelle per un colpo di pistola che lo ha raggiunto alla schiena. Francesco vive in una casa del Comune di Napoli, al secondo piano di un palazzo senza ascensore in via Nuova Santa Maria Ognibene. Chiede da tempo un montacarichi o un ascensore per poter uscire senza essere di peso a familiari o amici. La Napoli Servizi gli ha negato questa possibilità perché lo ritiene moroso di 50mila euro per un terraneo usato per sistemare la sua carrozzina elettrica. Donatella Chiodo, ultimo assessore alle Politiche sociali della Giunta de Magistris, dichiarò che la questione doveva essere presa in carico dal Patrimonio. Peccato che l'assessore competente, Alessandra Clemente, avrebbe lasciato l'incarico pochi giorni dopo per dedicarsi alla campagna elettorale. Francesco, intanto, è ancora prigioniero in casa sua. 

Ma c'è ancora un elemento che rende discutibile la decisione d Manfredi di non assegnare la delega alla Casa: il piano di dismissione. Se è vero che l'emergenza abitativa non è scindibile dalla capacità di spesa dell'Amministrazione, lo è altrettanto che una delle fonti di risorse più rilevanti è nella vendita del patrimonio immobiliare del Comune. Vendita che non riguarda solo gli immobili di pregio, ma anche la cessione delle case popolari agli assegnatari interessati all'acquisto. 

Nei 10 anni arancioni il piano di dismissione è stato, a voler essere buoni, fallimentare. E' auspicabile che la Giunta Manfredi lo riprenda e lo riformuli al più presto. Per farlo serve però individuare un responsabile, un assessore e mettersi a lavorare da subito. 

A dicembre scadrà il blocco degli sfratti e, al momento, non arrivano notizie per una proroga. Vuol dire che, se la situazione dovesse restare questa, nel 2022 potrebbe esserci una nuova emergenza legata agli sfratti per morosità post-Covid. Un nuovo tsunami sociale che il malandato Comune di Napoli dovrà affrontare con armi, si spera, più affilate di quelle viste fino a oggi.  

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