Mercoledì, 16 Giugno 2021
CATTIVI PENSIERI

Opinioni

CATTIVI PENSIERI

A cura di Massimo Romano

Magistrato o candidato? Maresca e l'anno trascorso con due piedi in una scarpa

Il pm ha chiesto l'aspettativa e a breve potrebbe ufficializzare la sua candidatura a sindaco di Napoli. Ma la sua campagna elettorale è cominciata già da diversi mesi, mentre continuava la sua attività professionale, sollevando il tema di uno spinoso conflitto di interessi

Gli avversari hanno parlato di lui, i partiti che lo sosterranno hanno parlato di lui, gruppi di cittadini e associazioni hanno parlato di lui. L'unico a non aver parlato di Catello Maresca come candidato a sindaco di Napoli è Catello Maresca. Il nome del magistrato è stato il primo ad essere accostato allo scranno più alto di Palazzo San Giacomo.

Dobbiamo tornare indietro almeno nell'autunno 2020, o anche prima visto che c'era addirittura qualcuno che lo voleva alle Regionali contro De Luca. Prima che de Magistris individuasse in Alessandra Clemente la sua delfina, prima che Antonio Bassolino fosse assalito dalla nostalgia della fascia tricolore, prima che il Pd iniziasse a cercare un suo candidato senza trovarlo. Eppure, Maresca non si è mai presentato in pubblico, fino a oggi, come aspirante primo cittadino.

Con il passare dei mesi, un'enorme interrogativo è cresciuto sul suo capo: può un pubblico ministero proseguire la sua attività e contemporaneamente candidarsi a una tornata elettorale nello stesso territorio dove esercita la professione? Per ovvi motivi, la risposta a questo quesito è no. Risposta che ha suggerito, immediatamente, una nuova domanda. Perché Maresca ha proseguito a lavorare come magistrato e, allo stesso tempo, a fare campagna elettorale? Ed ecco che torniamo all'inizio del nostro discorso. Maresca non ha mai ufficializzato la sua candidatura e, fino a quando non lo farà, non sarà costretto a dimettersi o a chiedere un'aspettativa. Da un punto di vista strettamente legale nulla questio, ma restano dubbi, e tanti, sull'opportunità di questo comportamento.

Nell'ultimo anno ha preso parte a decine di incontri pubblici. Ha visitato scuole e sedi di associazioni, ha partecipato a dibattiti con gruppi di cittadini e ha presentato un libro. E questo accadeva mentre i partiti del centro-destra discutevano se appoggiarlo con o senza simboli e con quante liste civiche. Il punto è che Maresca ha partecipato a quegli appuntamenti forte dell'autorevolezza guadagnata in carriera. Una carriera da magistrato, figura terza e super-partes per definizione. Ma è difficile credere che dietro quelle strette di mano non ci fosse, almeno in parte, anche il candidato sindaco che, contrariamente al pm, è una figura di parte, divisiva, contrapposta agli avversari e, quindi, alle porzioni di città che non lo sostengono. Il conflitto di interesse è evidente.

A sostenere la sua campagna elettorale saranno Forza Italia, Lega e una fetta della società civile della città. Che cosa sarebbe accaduto in questi mesi se, durante un'indagine, nelle mani di Maresca fossero finite prove a carico delle stesse persone che gli stanno spianando la strada verso il Comune di Napoli? Nel centro-destra qualche problemino giudiziario c'è. Basti ricordare che Armando Cesaro, che pare essere uno dei principali sostenitori del pm, ha sul groppone ancora un processo per voto di scambio; senza considerare l'operazione Antemio che, nella scorsa primavera, ha ipotizzato rapporti di affari tra il clan Puca e membri della famiglia Cesaro (per questo procedimento Armando non è nel registro degli indagati).

Sollecitato sul tema, il magistrato ha più volte ribadito che la sua storia è sinonimo di garanzia. E non c'è motivo di dubitare che se fosse accaduto quanto descritto prima il pm avrebbe agito con la correttezza e l'onestà che lo hanno sempre contraddistinto. Ma l'inopportunità della situazione resta e a Maresca andrebbe ricordato che l'ordinamento italiano non si basa sulla fiducia o sulla sfiducia nei confronti del singolo uomo, ma su un sistema in grado di disinnescare eventuali anomalie ed evitare che certi “imbarazzi” si verifichino. E' per questo motivo che Maresca avrebbe dovuto chiedere l'aspettativa mesi fa e non, come ha fatto, nelle ultime ore. Una mossa che avrebbe dato più autorevolezza alla sua candidatura, meno armi ai suoi avversari e più fiducia ai cittadini.

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