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Vite sospese ai tempi del Coronavirus, Vanessa: "I miei sogni chiusi in una valigia"

"Ho scelto di tornare a casa a Giugliano. Chissà per quanto non vedrò il mare"

Vanessa, 26 anni, napoletana. Era il 4 marzo, le giornate a Roma sono piene di cose da fare, ma questa no. Si parlava di epidemia in Cina già da mesi, poi il suo scoppio in Italia. L’ignoto spaventa, ma ancor di più quando ti avvicina. E così è stato. Mi incammino per tornare nella mia nuova casa, è stato un sogno a portarmi fino a qua, nel frattempo mi squilla il cellulare, apro Whatsapp: è il gruppo del mio master, dice che le università e le scuole rimarranno chiuse per far fronte all’emergenza nazionale sanitaria, prima per 20 giorni, poi fino ad aprile, poi a data da destinarsi.

Cosa si fa quando improvvisamente ti ritrovi con una valigia, una casa che capisci che fondamentalmente non è mai stata tua, la tua famiglia lontana, il vuoto intorno a te e la paura di ammalarsi? Io ho raccolto le prime cose che avevo e sono tornata nel mio paese in provincia di Napoli, Giugliano in Campania. Questa volta però, la valigia sembrava più pesante. In un attimo la realtà mi ha presa a schiaffi, non era più tempo per sognare. Quando sono tornata a casa la prima cosa che ho visto è stato il mare, non immaginavo di non poterlo vedere più per chissà quanto tempo. Non avevo ancora capito che avrei vissuto una vita sospesa da quel giorno in poi.

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Blog di Vanessa Ciccarelli su attualità, costume, viaggi e cronaca

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