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Sabato, 29 Gennaio 2022
Salute

Covid: a gennaio 2022 anche da noi il supervaccino Nuvaxovid (Novavax)

Non impiega la tecnica  mRNA di Pfizer e Moderna né quella con dna di Johnson & Johnson ed Astrazeneca. Come funziona

Proprio quando sembra regnare il caos e la sfiducia prevale in tutto il mondo per il diffondersi della variante “Omicron” del Covid 19, una luce sembra apparire in fondo al tunnel.

Leggendo gli articoli, le relazioni e gli atti dei convegni organizzati da quasi due anni dalla Fondazione Mediterraneo appare tutto come già annunciato e previsto, incluso la possibile produzione di un vaccino a base proteica, con tecnologia già sperimentata in precedenza.

Ed ecco infatti che, nel prossimo mese di gennaio 2022, dovrebbe entrare in uso anche in Italia il Nuvaxovid (Novavax): un vaccino che ha caratteristiche peculiari che lo differenziano totalmente dai vecchi vaccini in quanto non impiega la tecnica mRNA utilizzata dagli attuali vaccini Pfizer e Moderna né quella con il dna utilizzata da Johnson & Johnson ed Astrazeneca.

La commissione tecnico scientifica ne ha approvato l'utilizzo nella platea  dai 18 anni in su e la esclusione di questo vaccino per i soggetti già vaccinati.

La vaccinazione prevede un ciclo vaccinale primario di due dosi separate da un periodo di tre settimane l'una dall'altra.

La commissione tecnico scientifica ha mostrato un'efficacia di circa il 90% nel prevenire la malattia sintomatica anche nella popolazione di età superiore ai 64 anni.

Il vaccino contiene la proteina Spike che si trova sulla superficie cellulare del virus oltre ad un adiuvante che è in grado di stimolare la risposta immunitaria

Una volta somministrato questo vaccino il sistema immunitario identificherà le particelle proteiche come estranee e produrrà difese naturali tramite anticorpi evidenziabili con la produzione di anticorpi IgG ed IgM selettivi e tramite l'apparato linfoghiandolare produttore dei linfociti con le loro molteplici attività.

Da mettere in evidenza l'azione fondamentale svolta dalle cellule T attivate (CD8 attivate) perché verosimilmente l'eliminazione del virus in primo contatto viene fatta non dagli anticorpi ma da queste cellule, pertanto in seguito alla vaccinazione abbiamo un doppio meccanismo di immunità: un'immunità sierologica e l'immunità cellulare tramite il sistema immunitario.

Il vantaggio principale sarebbe quello di una stimolazione “diretta” degli anticorpi nei confronti della proteina Spike, e non, come nei vaccini precedenti, tramite l'Rna o Dna che  producono la proteina indirettamente.

L'altro vantaggio è sicuramente correlato alla più sicura produzione di anticorpi antispike e di qui il consiglio di verificarne l'efficacia tramite la ricerca degli anticorpi. Ultimo arrivato, questo vaccino - nella sua tecnologia a subunità proteica – si candida tra i vaccini da sfruttare nel contrasto alla pandemia e nell’ottica di possibili richiami a lungo termine.

Pur tuttavia rimane la necessità della ricerca di un vaccino ideale.

Prof. Corrado Perricone, ematologo, già responsabile del Centro di Immunoematologia dell’AORN Santobono Pausilipon, già componente del Consiglio Superiore della Sanità

Dott. Fabio Perricone - Medicina Clinica e Sperimentale.

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