Pronto soccorso: un tavolo tecnico per rilanciare un approccio condiviso tra le varie strutture

Maria Triassi: "Irrimandabile l'attivazione dei servizi anche presso le sedi universitarie"

L’emergenza pandemica ha evidenziato in maniera drammatica la necessità, irrimandabile, del potenziamento dei Pronto Soccorso territoriali, anche mediante l’attivazione del servizio presso le sedi universitarie, e dell’elaborazione di linee guida organizzative per la gestione delle diverse tipologie di emergenza in grado di creare specifici percorsi assistenziali, capaci da un lato di impedire congestionamenti e rallentamenti nell’assistenza e dall’altro di garantire la migliore assistenza ai pazienti. Questa esigenza appare ancora più evidente per quanto concerne i pazienti in crisi convulsiva per i quali, in molti casi, si rendono necessari interventi in emergenza.  Per rilanciare un approccio condiviso tra le varie strutture sanitarie al fine di gestire con la massima efficienza ed efficacia gli eventi acuti, inquadrandoli con tempestività ed avviando i pazienti al triage più corretto, su basi omogenee, si terrà martedì 27 aprile, dalle ore 12.00 e fino alle 15.00, in modalità telematica uno specifico tavolo di lavoro in collaborazione tra la Neurologia e il Centro per l'epilessia dell’Azienda ospedaliera universitaria Federico II di Napoli, la Rete regionale di Neurologia e Medicina dell'Emergenza coordinata dalla centrale operativa del 118 e gli specialisti rianimatori.

All’incontro, organizzato dalla società di consulenza, management e progettazione sanitaria SaniProGest,  prenderanno parte un team di  esperti in Neurologia, Rianimazione, e Medicina dell'Emergenza della Regione Campania, e tra gli altri, i Professori dell’Università degli Studi di Napoli Federico II Maria Triassi, presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia, Leonilda Bilo Responsabile del Centro dell’Epilessia dell’Azienda ospedaliera universitaria federiciana e  centro di riferimento della Regione Campania, Mario Delfino consigliere Ordine dei Medici di Napoli e il dott. Giuseppe Galano, direttore U.O.C. Centrale Operativa Territoriale 118.

La situazione che stiamo vivendo dimostra, in maniera drammatica, quanto sia indispensabile e irrimandabile l’attivazione di servizi di pronto soccorso presso le sedi universitarie – spiega la Prof. Maria Triassi – La necessità di gestire le diverse emergenze sanitarie, a salvaguardia dei pazienti, senza rischi di congestione e sovraffollamento dei Pronto Soccorso, come accade  in particolare al Cardarelli e al Santobono fa da contraltare all’esigenza di incardinare un servizio assistenziale di pronto soccorso presso le scuole di Medicina, fondamentale per la formazione dei medici e di tutti gli altri operatori sanitari”.

L’incontro, di carattere tecnico e manageriale, è infatti finalizzato a costruire, con il coinvolgimento di professionalità cliniche maggiormente rappresentative in Regione, unitamente a figure della Programmazione ospedaliera e Servizio farmaceutico regionale, un piano operativo condiviso per la gestione clinica e manageriale degli episodi convulsivi, che consenta di intercettarli con la massima tempestività e di avviare i pazienti, attraverso un percorso predefinito, ad una rete di prevenzione e cura, la cui esigenza si avverte in maniera particolare nell’attuale situazione pandemica, che impone un cambiamento radicale della gestione delle emergenze sanitarie non-Covid.

Puntiamo ad elaborare una modalità gestionale di approccio all’emergenza determinata dalle crisi convulsive – dice il consigliere dell'Ordine dei Medici di Napoli Mario Delfino – che interessano circa 1 persona ogni 100, con inevitabili ricadute sul lavoro dei Pronto Soccorso. Da qui la necessità di  elaborare e adottare un algoritmo gestionale di primo intervento e ottimizzare i percorsi assistenziali adottati sul territorio in via generale e in particolare nell’attuale periodo di emergenza Covid”.

Come spiega Giuseppe Galano, responsabile del 118 per l’area di competenza dell’Asl Napoli 1 Centro, allo stato si registrano quasi 180 interventi al giorno di cui oltre il 60% legati all’epidemia da Sars-CoV2: “A causa dell’epidemia, per paura, le persone rimandano controlli e cure – evidenzia Galano – fino a quando non scatta. I numeri sono più che esemplificativi di quanto difficile sia attualmente la situazione”. 

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