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Martedì, 23 Aprile 2024
Salute

Ne hanno uno Berrettini, Serena Williams e Lady Gaga: chi è e a cosa serve un mental coach

Da non confondere con lo psicologo, ecco perché politici, atleti e attori ne hanno uno

Ormai è più trendy della body guard e sempre più sportivi, attori, uomini d’affari, politici, insomma vip, senza di lui non viaggiano: parliamo del mental coach.

Che fa un mental coach

Non bisogna assolutamente confondere il mental coach con lo psicologo, per quanto - apparentemente - sembrerebbero figure assimilabili. Compiti e competenze delle due professioni, infatti, in realtà, sono completamente diversi.

Chi si rivolge ad un mental coach non ha problematiche o disagi, ma è una persona che vuole raggiungere obiettivi specifici di tipo personale o lavorativo o sportivo e sa bene che per ottenere il massimo dei risultati conta anche l’aspetto mentale che, ad altissimi livelli, può fare la differenza.

I vip che hanno un mental coach

Sono sempre di più i professionisti che si affidano, soprattutto nel mondo delle star e dei  vip, ai servizi di life e mental coach",  spiega Paolo Bran Veneziani, life & mental coach con esperienza ultra ventennale che fa nomi come "Adele, Cher, Jennifer Lopez, Madonna, Lady Gaga, Elton John, George Michael e Oprah Winfrey, che - aggiunge Veneziani - ha ammesso in prima persona di dovere il suo successo proprio a questa tipologia di supportoNel mondo del cinema Ben Affleck, Hugh Jackman, Jude Law, Forest Whitaker, Tom Hanks e sua moglie Rita Wilson. Nel mondo della moda spicca uno dei più grandi stilisti italiani, Gianni Versace, mentre nella politica abbiamo Barack Obama che già prima del suo mandato presidenziale, quando era Senatore dell’Illinois, si è avvalso delle competenze del Coaching. Il mondo dello sport non è da meno: Serena Williams ma anche molti sportivi italiani come Marcell Jacobs o Matteo Berrettini si fanno affiancare da life e mental coach oltre che, ovviamente, dai coach di preparazione atletica”.

Ma come si diventa mental coach? E qual è il suo ruolo?

Innanzitutto bisogna essere professionisti autorizzati, con una formazione specifica e qualificata. È importante avere una laurea in scienze umanistiche, possibilmente in psicologia, oltre ad una formazione adeguata, almeno triennale nel Coaching e grandi capacità interpersonali, comunicative e di giudizio.

Il coaching aiuta a focalizzare i giusti obiettivi, a gestire le emozioni. Ad esempio, spesso mi occupo di chi soffre di insicurezza, insoddisfazione o mancanza di autostima ma anche di chi ha paura. Nel caso di alcuni cantanti, ad esempio, li aiuto ad affrontare l’ansia del pubblico e delle grandi folle di fans che riempiono i loro concerti, dandogli il coraggio per affrontare questi problemi attraverso una serie di esercizi specifici. 

Nel mio lavoro utilizzo il protocollo psicologico di Carl Roger ma anche la mindfulness, la programmazione neuro linguistica, la terapia Gestalt, oltre ad altre tecniche ed esercizi, soprattutto di stampo motivazionale.

In poche parole, nel mio approccio, trasformo i limiti personali, le paure e le insicurezze in punti di forza capaci di apportare una reale, positiva trasformazione, una maggiore determinazione e una rinnovata autostima che poi si riflettono sia in ambito professionale che personale. È molto importante sottolineare e sfatare un falso mito e un’errata credenza, ahimè molto radicata anche in Italia. Un Life e Mental coach correttamente formato e professionalmente specializzato non cercherà mai e poi mai di cambiare radicalmente la visione, il carattere o peggio, stravolgere la vita del proprio assistito. Tutt’altro! Un buon consulente di Coaching, spinge alla trasformazione utilizzando proprio la vita e le esperienze del proprio assistito, senza intaccarne le fondamenta”.

Quali sono le differenze tra un metal coach e un life coach?

“Il confine non è poi tanto netto perché entrambe le specialità vanno ad agire per poter raggiungere gli obiettivi; se il life coach agisce più in generale, il mental coach può essere considerato quasi come uno “specialista”.

Le manie dei vip  

Soprattutto durante i lunghi tour tra le cantanti meno esigenti troviamo di certo Cher e Lady Gaga. Cher non ha molte esigenze, si accontenta di avere la sua camera d’hotel comunicante con quella del suo medico personale. E anche accontentare Lady Gaga è molto semplice. Le basta trovare in camera una grande vassoio con molte differenti tipologie di tè e cannucce lunghe per non rovinare il rossetto. 

Un discorso diverso, invece, va fatto per Jennifer Lopez, che pretende che la sua suite sia completamente bianca: pareti, letto, eventuali tappeti e persino i quadri devono avere una cornice bianca e il ‘dipinto’ al loro interno dev’essere solo una tela bianca. 

Madonna è forse la più difficile da accontentare. La super star infatti pretenderebbe, durante i tour mondiali, l’esatta riproduzione, ovviamente ridotta, sia nella sua suite che nel suo camerino, del grande salotto della sua casa a Lisbona. 

Meno pretese da parte di attori, attrici e presentatori che però, sono generalmente un po’ superstiziosi. Ho affiancato, solo per fare un esempio, un noto attore che se non aveva o dimenticava a casa o in hotel, una pietra forata, trovata anni prima su una spiaggia irlandese, si rifiutava categoricamente di andare in scena o di partecipare come ospite a talk show o altri programmi”.

Insomma, l’allenatore della mente, è chiamato a lavorare su moltissimi ambiti della sfera psicologica ed emotiva, e non si tira indietro neanche di fronte alle richieste più singolari.

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