Coronavirus d'estate: il ruolo dei linfociti e la trombofilia genetica

La parola all'ematologo, Prof. Corrado Perricone, e al ginecologo, dott. Fabio Perricone

Coronavirus: la parola chiave è e deve restare prevenzione. Allo stato, infatti, non esiste ancora una terapia convalidata nei riguardi del CoVid 19.

Due sono gli screening suggeriti:

1. Valutazione dello stato immunitario mediante la Tipizzazione Linfocitaria.: la Tipizzazione Linfocitaria è un esame di notevolissima importanza nella diagnosi delle malattie del sangue che interessano il sistema immunitario.

I linfociti sono globuli bianchi (leucociti) che hanno un ruolo essenziale nella risposta immunitaria, la tipizzazione linfocitaria è un’indagine di ultima generazione che permette di vedere in modo chiaro e specifico lo stato del sistema immunitario.

Ricordiamo che i linfociti vengono suddivisi in:

  • linfociti T totali (CD3) che giocano un ruolo fondamentale nella cosiddetta immunità cellulo-mediata;
  • linfociti T helper (CD4) che aiutano i linfociti B a produrre anticorpi;
  • linfociti T suppressor (CD8) che svolgono un’azione di soppressione della risposta immunitaria in contrapposizione all’azione dei linfociti CD4 che invece la stimolano (ciò contribuisce all’equilibrio del sistema immunitario);
  • linfociti B (CD19); Linfociti NK (Natural Killer);

sono una sottopopolazione linfocitaria particolarmente importante per il riconoscimento e la distruzione di cellule tumorali e infette da virus.

Il metodo per effettuare il test della tipizzazione linfocitaria è rappresentato dalla citofluorimetria: variazioni nel numero assoluto o relativo dei linfociti caratterizzano le diverse immunodeficienze. Per effettuare il test è necessario sottoporsi a un semplice prelievo di sangue.

2. Valutazione del rischio trombotico tramite lo studio della "trombofilia genetica": la trombofilia genetica è la predisposizione genetica ereditaria caratterizzata da un rischio aumentato di trombosi. E' dovuta a mutazioni genetiche. In Europa, in particolare, si riscontrano le seguenti incidenze:

  • fattore II (Protrombina) 3-5%;
  • fattore V e Fattore V Leiden 2-4%;
  • gene MTHFR C677T e MTHFR A1298C (significativo se associato ad un aumento dell’omocisteina) 30%.

L’interazione di più fattori mutati si traduce in un aumentato rischio di trombosi non pari alla somma di rischi singoli ma in termini moltiplicativi.

I Fattori trombofilici sono indagati nello screening della trombofilia genetica mediante il pannello trombofilico.

Conoscere lo stato immunitario e le eventuali mutazioni genetiche trombofiliche consente di avere una sufficiente conoscenza della situazione del paziente per affrontare adeguatamente la terapia più idonea.

Ad oggi ogni struttura segue protocolli propri con terapie e farmaci che non valutano il quadro individuale del paziente.

Per quanto riguarda l’attività immunitaria, è ormai a conoscenza di tutti che il Coronavirus ha una azione distruttiva a livello dei linfociti e, quindi, avere un approfondimento del quadro del sistema immunitario con la tipizzazione linfocitaria sarebbe veramente utile per una specifica cura.

Lo studio della trombofilia genetica permette di valutare il rischio trombotico che sembra avere molto spesso un ruolo decisivo nel peggioramento dell’evoluzione della malattia. Qualora si venisse a conoscenza di una predisposizione genetica della trombofilia saremmo in grado di affrontare il rischio trombotico correlato.

Attualmente manca un protocollo di prevenzione. Fare indagini a pazienti deceduti a causa del covid-19, mediante le autopsie, permetterebbe almeno in parte di capire la causa specifica di ogni decesso.

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