Come capire se tuo figlio ha un problema con il cibo

Rifiuto del cibo, comportamento selettivo, ruminazione o ingestione di qualsiasi oggetto: sono numerosi e diversissimi tra loro i problemi dell'alimentazione che possono manifestarsi nei bambini.

Nella società contemporanea il cibo non è più solo un’esigenza, ma anche e soprattutto piacere, uno strumento di socializzazione, hobby, curiosità e molto altro. Il modo di mangiare e il significato del cibo variano inoltre con il tempo e con l’età.

Per il neonato nutrirsi è l’appagamento di un istinto, ma anche il modo in cui costruisce il rapporto con la madre.

Il bambino, crescendo, inizia a sviluppare gusti propri e a scegliere cosa, come e quando mangiare. Questo aspetto diventa sempre più complesso con il passare degli anni, fino a quando, da atto individuale, nutrirsi diventa momento sociale e relazionale.Nel bambino, quindi, i disturbi dell’alimentazione possono non essere soltanto un momento di difficoltà nell’assunzione del cibo, ma nascondere problemi di natura diversa.

I disturbi alimentari più diffusi nei bambini

Prima infanzia: I disturbi non risolti della prima infanzia possono trascinarsi nel tempo e continuare a manifestarsi, anche in forma diversa, andando avanti con gli anni. Tra i disturbi alimentari più frequenti in questa fascia d'età troviamo:

  • disturbo della nutrizione: il bambino non riesce ad assumere la quantità e la qualità di nutrienti necessarie al suo sviluppo, andando incontro a problemi nella crescita;
  • comportamento “pica”: ossia l’abitudine di ingerire sostanze non commestibili, come i sassi o la sabbia;
  • ruminazione: frequenti episodi di rigurgito, da ricollegare però unicamente a disturbi comportamentali e non a malattie (come ad esempio il reflusso gastroesofageo).

Bambini più grandi: si riconoscono diversi disturbi dell’alimentazione, come:

  • rifiuto del cibo: quando i bambini rifiutano di alimentarsi in particolari situazioni;
  • comportamento selettivo: si ha nel caso in cui il bambino decide di mangiare solo alcuni alimenti, spesso rifiutandosi di introdurne di nuovi (neofobia);
  • disfagia funzionale: in cui il bambino mostra parziale rifiuto del cibo per paura di vomitare o soffocare, anche se non ha patologie che giustifichino il timore.

Poiché alimentazione e socialità sono in stretto legame tra loro, nei primi anni di vita i disturbi alimentari potrebbero essere dovuti ad un problema non del bambino, ma delle persone che ne hanno cura, in particolare di uno o entrambi i genitori.

Come capire se c'è un problema e cosa fare Nei bambini piccoli, individuare un problema di alimentazione è più semplice, perché i genitori controllano cosa e come i propri figli mangiano. Può succedere però che la percezione degli adulti risulti alterata, soprattutto quando, ad esempio, si preparano sempre gli stessi cibi per essere sicuri che il bambino mangi o quando le porzioni proposte sono esagerate rispetto ai reali fabbisogni del bambino.

Prevenire i disturbi alimentari: non è facile e richiede che il bambino segua uno stile di vita sano a 360°. In ogni caso è importante affidarsi sempre a uno specialista per intervenire precocemente quando ci si accorge dei segnali di  manifestazione di un disturbo. Intervenire tempestivamente infatti è molto importante perché mangiare in maniera sbagliata - tanto eccessiva quanto insufficiente - può portare ad alterazioni anche importanti della crescita o predisporre a malattie organiche. L’aspetto psicologico e relazionale del problema poi può, da un lato, essere la causa, dall’altro, diventarne una conseguenza.

A Napoli, oltre a diversi cetri privati, puoi rivolgerti a 

Ambulatorio per i Disturbi del Comportamento Alimentare, viale Adriano 16 (081.2548573)

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