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Alimentazione

Digiuno intermittente, come funziona e perchè previene le malattie croniche

"Affinchè questo schema alimentare apporti i benefici desiderati, è necessario alternare sempre alle fasi di semi-digiuno o digiuno, in cui si instaura un deficit calorico, finestre alimentari normo-caloriche e mai ipocaloriche per evitare effetti dannosi". L'intervista alla Dott.ssa Diana De Falco

E’ da anni, ormai, che si sente parlare spesso di “digiuno intermittente” come modello dietetico capace di previene le malattie croniche e migliorare il benessere dell’organismo. A supportare tale tesi numerosi studi scientifici che hanno dimostrato come il digiuno intermittente fa bene alla salute poichè risveglia risorse cellulari che regolano l’utilizzo degli zuccheri nel sangue e aumentano la resistenza allo stress, sopprimendo l’infiammazione e lo stress ossidativo dell’organismo. Tuttavia, la portata di questi effetti è influenzata da vari fattori, come specie, sesso, età, dieta e fattori genetici. Secondo un recente studio, pubblicato sulla rivista della Endocrine Society, "Endocrine Reviews", consumare i pasti giornalieri entro una finestra temporale di 8-10 ore (restando a digiuno le restanti ore) aiuta a prevenire malattie croniche come il diabete e le malattie cardiovascolari, oltre a migliorare il sonno e la qualità della vita. “Il diguno intermittente – spiega a NapoliToday la dott.ssa Diana De Falco – è anche utilizzato nei pazienti oncologici durante alcuni cicli di chemioterapia con l’obiettivo di rallentare il metabolismo delle cellule tumorali”.

Ma cos’è il diguno intermittente? E’ uno schema dietetico basato su periodi di restrizione calorica alternati a periodi di normale assunzione di cibo, su base ricorrente. Un modello nutrizionale che prevede l'assunzione di una minore quantità di calorie senza però ridurre l'apporto dei nutrienti fondamentali. Non esiste solo un solo modello, ma diversi. La dott.ssa, biologa nutrizonista, Diana De Falco, ci spiega quali sono i modelli di digiuno intermittente, come funzionano e quali benefici apportano all’organismo.

Dott.ssa De Falco su quale principio si basa il “digiuno intermittente”. Ci può spiegare di cosa si tratta?

“Il principio su cui si basa il digiuno intermittente è quello di creare un lasso di tempo di digiuno, alternato da periodi in cui si assumono cibi (finestra alimentare) senza avere delle “restrizioni” specifiche ma, seguendo semplicemente alcuni accorgimenti. È importante rispettare una durata limitata, e non deve essere assolutamente associata a una restrizione importante a livello proteico/calorico, per tale motivo deve essere sempre seguita da uno specialista della nutrizione in modo da evitare condizioni di malnutrizione”.

Quante tipologie di “digiuno intermittente” esistono?

“Esistono diversi protocolli di digiuno intermittente che differiscono per la modalità di applicazione: durata del digiuno e intervallo di tempo in cui ci si alimenta. Mi riferisco a: la Eat stop eat, il Digiuno 16/8, la Fast Diet 5:2, la Warrior Die, Alternate Day Fasting.

Ci può spiegare come funzionano questi protocolli?

“La “Eat stop eat” prevede due digiuni terapeutici di 24 ore ogni settimana, intervallati da 24 ore di assunzione di cibo. Ad esempio termino con il pasto della cena e riprendo a mangiare con la cena del giorno successivo. Durante il digiuno terapeutico sono concessi dai 2-3 pasti a base di estratti di frutta e verdura o con passati di verdura (indicati dallo specialista, considerando alcuni accorgimenti specifici).

Con il Protocollo “16/8” è previsto un digiuno di 16 ore e un lasso di tempo di 8 ore in cui ci si alimenta. Può essere applicato tutti i giorni o dalle 2 o 3 volte alla settimana a seconda dello scopo di applicazione.

La “Fast Diet 5:2” prevede, invece, un’alimentazione normo-calorica di 5 giorni e 2 giorni di Semi-digiuno, preferibilmente non consecutivi, con un apporto di circa ¼ del fabbisogno calorico del paziente. Nel protocollo “Warrior Diet “sono concessi piccoli pasti a prevalenza lipidica (tipo frutta secca, massa di cacao ecc.) che abbiano un’azione funzionale, ovvero che non attivino l’apparato gastro intestinale: quindi si simula un digiuno di 20 ore seguito da 4 ore di alimentazione non controllata in termini di alimenti assunti e quantità.

L’“Alternate Day Fasting” prevede una restrizione calorica di circa l’80% del fabbisogno calorico nei giorni di semi digiuno, mentre nei giorni in cui non è previsto il semi digiuno si seguirà un’alimentazione di tipo normo-calorica”.

Quindi, secondo questa pratica, è più importante “quando" mangiare piuttosto che “cosa” e "quanto" mangiare? Il digiuno intermittente prevede il consumo di determinati alimenti ad esclusione di altri? Quale deve essere l’equilibrio tra i diversi marconutrienti secondo questo schema alimentare?

“Ciò che accomuna tutti questi protocolli menzionati è il prestare attenzione al “quando”, ma in alcuni casi anche ai tipi di alimenti e ai macronutrienti più che alle quantità stesse. Ad esempio la “Warrior Diet” durante la quale bisogna consumare alimenti a prevalenza lipidica come masse di cacao o cocco o frutta secca o al protocollo “16/8” dove nella finestra alimentare bisogna consumare carboidrati a medio-basso indice glicemico, buona fonte di proteine e pochi grassi".

Questo schema nutrizionale è oggetto da anni di un acceso dibattito nel mondo scientifico. Da un lato c’è chi ritiene che questo regime alimentare sia dannoso per la salute, dall’altro esistono numerosi studi scientifici che dimostrano, invece, come questa pratica apporti numerosi benefici alla salute dell’organismo. Quali sono questi numerosi benefici?

“Affinché questi protocolli diano gli effetti benefici desiderati (normalizzare i livelli di grelina (ormone della fame), normalizzare durante la fase di digiuno terapeutico i livelli di insulina, stimolare il metabolismo), è assolutamente importante che alle fasi di semi-digiuno o digiuno, in cui si instaura un deficit calorico, si alternino sempre finestre alimentari normo-caloriche e mai ipocaloriche per evitare effetti dannosi per la salute. Raccomando, quindi, approcci graduali e sempre sotto direttiva di uno specialista della nutrizione”.

Il digiuno intermittente, oltre a far bene alla salute, è adatto anche a perdere peso?

“Più che per perdere peso, il deficit calorico che si crea risulta particolarmente di aiuto nello stimolare le cellule a utilizzare come fonte primaria di energia, e, quindi, come carburante principale, i grassi e non più glucosio con il conseguente stimolo metabolico”.

Il digiuno intermittente può essere adottato da chiunque o è sconsigliato ad alcuni soggetti?

“Sono protocolli assolutamente sconsigliati in fase di gravidanza o allattamento, in soggetti con Diabete di tipo 1, in alcuni soggetti affetti da patologie tiroidee o in chi soffre di ipotensione cronica (ovvero pressione bassa) e in soggetti con insufficienza surrenalica”.

E’ vero che questo schema nutrizionale viene consigliato in maniera particolare ai malati oncologici? Come mai?

“Sì, in particolare il protocollo “Eat-stop-eat”, applicabile in alcuni casi di ciclo di chemio terapia, e, quindi, come i digiuni terapeutici, con l’obiettivo di diminuire le riserve endogene del glicogeno muscolare e rallentare il metabolismo delle cellule tumorali che, vedendosi ridurre il supporto glicemico, rallentano per qualche ora la velocità di proliferazione”.

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