Martedì, 18 Maggio 2021
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Vesuvio, Prof. Zollo (Federico II): "Dobbiamo porre grande attenzione a ogni piccolo segno di pericolo"

Parla il direttore del laboratorio di Sismologia del dipartimento di Fisica all’Università Federico II di Napoli

Il professor Aldo Zollo, direttore del laboratorio di Sismologia del dipartimento di Fisica all’Università Federico II di Napoli, ha rilasciato una lunga intervista a La Freccia, magazine del Gruppo FS Italiane, nel corso della quale ha parlato di Vesuvio e delle attività di ricerca in Italia. 

"I ricercatori sono persone che vivono anche emotivamente le emergenze. Durante campagne di studio e analisi sul Vesuvio e ai Campi Flegrei per capire dove si trovasse il magma, sono stato per diversi giorni a contatto con la popolazione. In quei momenti mi sono accorto dell’importanza del mio lavoro e della necessità di comunicare informazioni corrette, mi sono sentito coinvolto nell’impegno verso il progresso scientifico. Dobbiamo porre grande attenzione a ogni piccolo segno di pericolo, perché il Vesuvio causerebbe un’eruzione di tipo esplosivo, a differenza di quella recente e spettacolare dell’Etna, di tipo effusivo. Se abiterei mai alle pendici del Vesuvio? Sì, laddove consentito dalle regolamentazioni e con la consapevolezza di essere in una situazione a rischio, quindi pronto a dovermi trasferire o evacuare. D’altronde vivo ai Campi Flegrei, il vulcano della parte occidentale di Napoli", ha spiegato il Prof. Zollo. 

"Non esistono lacune nel monitoraggio dei vulcani. Dal punto di vista del controllo, in Italia viviamo una situazione felice rispetto ad altri Paesi. Possediamo tecnologie e capacità osservative molto avanzate, paragonabili a quelle di Stati Uniti e Giappone, siamo in grado di intercettare i seppur minimi segnali tellurici, geochimici o di deformazione del suolo. Nell’esplorazione dell’atmosfera possediamo mezzi per essere al centro dei fenomeni naturali. Nel caso della Terra, invece, la capacità di penetrazione con sonde dirette nelle regioni dove hanno origine i terremoti è limitata. Sono fenomeni che si formano a 20-30 chilometri di profondità e il pozzo più profondo mai realizzato dall’uomo non è andato oltre i 12. Quindi usiamo l’osservazione indiretta, come un’ecografia al corpo del pianeta", ha proseguito il docente universitario. 

"Il mio gruppo di ricerca in Sismologia all’Università di Napoli sta lavorando con il settore ponti e infrastrutture di Rete Ferroviaria Italiana (RFI) sulla possibilità di utilizzare sistemi capaci di individuare in anticipo onde sismiche che potrebbero avere impatto sulla rete ferroviaria, così da adottare tutte le misure di sicurezza necessarie. Un progetto di altissima innovazione, unico a livello europeo. Dopo due anni di lavoro siamo giunti alla fase sperimentale, abbiamo lasciato la piramide di cristallo del laboratorio e siamo usciti sul campo con un obiettivo importante e delicato: proteggere la vita di migliaia di viaggiatori", ha concluso Zollo.

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