Angels of Love: dalle origini ad oggi, trent’anni di grandi successi

Intervista al fondatore Maurizio Luise aka LUPO

Trent’anni e non sentirli. Coraggio, grinta, caparbietà, ma soprattutto tanta passione per la musica e il clubbing. I ragazzi di Angels of Love sembrano aver trovato la ricetta per “fermare” il tempo e se anche questo trascorre inesorabile, i trent’anni del noto gruppo partenopeo sembrano essere solo la giusta occasione per rendersi conto di aver scritto la storia della house music all’ombra del Vesuvio e contare le innumerevoli soddisfazioni raccolte. Gli Angels hanno fatto grande Napoli nel mondo: centinaia i party organizzati con migliaia di persone; centinaia i top dj accolti come i compianti Frankie Knuckles ed Erick Morillo, Little Louie Vega e l’amico fraterno Kenny Dope, o ancora il grande David Morales o la leggenda italiana Claudio Coccoluto. Tanti nomi (troppi per ricordarli tutti), così come tante sono state le emozioni che gli Angels hanno dispensato in questi anni, segnando la giovinezza di intere generazioni. Un movimento “eterno” guidato da Maurzio Luise (aka LUPO) che, nonostante le difficoltà, vuole continuare a tenere alto il nome degli AOL. Trent’anni e non sentirli, abbiamo scritto in apertura, e gli Angels of Love vogliono continuare a volare.

Maurizio, come sono nati gli Angels of Love?

Gli Angels of Love nascono nel 1990 da un gruppo di amici che condivideva la passione per la musica. Nell’89, ricordo, andai a trovare il mio amico Francesco Furriello, con il quale poi ho fondato gli AOL, a Londra e mi portò ad un rave, uno dei primi organizzati in Inghilterra, dal nome “Sunrise”. L’evento era prodotto dall’italo-inglese James Palumbo, futuro fondatore del Ministry of Sound insieme a Justin Berkmann. Quel genere musicale ci attirò subito, anche perché era del tutto sconosciuto a Napoli. L’idea di base fu quella di voler creare un movimento musicale, creare una sorta di tribù. E ci riuscimmo.

Party organizzati non solo a Napoli, ma anche in tutto il mondo. Quello che ricordi con maggior affetto e perché?

Questa è una domanda difficile perché di feste ne abbiamo fatte tante ed ognuna ha lasciato ricordi bellissimi. Ad esempio, va ricordata la prima festa a Ditellandia, quando facemmo numeri pazzeschi con quasi diecimila persone. Oppure le serate al Peter Pan di Riccione, le sessioni estive a El Divino e allo Space di Ibiza, i venerdì ai Magazzini Generali di Milano, una festa in spiaggia a Bhali che ci diede grandi soddisfazioni o quando atterrammo con l’house music a Sidney. Insomma, di ricordi ne ho tanti. Se proprio ne devo ricordare uno di party, penso ad esempio al rave con diverse crew italiane organizzato per la prima volta in Italia, ad Avezzano, di Frankie Knuckles. Era il 1992 e il direttore artistico era Claudio Coccoluto, nostro dj resident. Come non ricordare anche le feste al Metropolis o la soddisfazione di guidare uno dei locali più importanti di Napoli come l’Ennennci. Tanti ricordi, è veramente difficile scegliere.

Come è cambiato il mondo della notte in questi trent'anni?

Oggi il club è diventata una vera e propria industria. Questo movimento è nato senza quelle che oggi sono delle vere e proprie figure professionali. Oggi c’è meno passione e più business. Prima, forse, si faceva tutto pensando meno al guadagno e più al divertimento. Ad esempio, non esisteva tutto il discorso tavoli, bottiglie, ecc. Quando andavo io a prendere un locale dicevo al proprietario di fare spazio, perché se la gente voleva stare seduta se ne stava a casa.

In questi trent'anni ci saranno stati tanti episodi divertenti. Ci racconti qualche aneddoto?

Anche in questo caso ci sono tanti ricordi, ma devo di nuovo citare il rave di Avezzano. Dopo il set di Frankie restammo sul palco per fare quattro chiacchiere. Intanto iniziò a suonare il dj successivo che propose musica techno. A quel punto Frankie si girò verso di me e mi chiese due sigarette. IO lo guardai stranito perché lui non fumava, ma glieli diedi. Lui le spezzò, si tenne solo i filtri e se li infilò nelle orecchie per non sentire il set dell’altro dj

Come in tutte le cose della vita ci sono alti e bassi. Qual è stato un momento difficile per gli Angels?

Questo periodo è duro per tutti. Non sono mai stato così tanto tempo lontano dal club, dalla musica, dalla gente. Detto questo, un momento difficile l’abbiamo vissuto proprio all’inizio della nostra storia. Eravamo etichettati come “gente strana” alla quale piaceva il rumore, piuttosto che la musica. Poi, fortunatamente, sono arrivate grandi soddisfazioni.

Trent'anni di Angels. Sta per arrivare anche un Film

Stiamo lavorando alla realizzazione di un docu-film che parla della storia degli Angels of Love. Stiamo cercando di coinvolgere tutti i personaggi che in questi anni hanno contribuito alla crescita di questo movimento musicale. Cercheremo di raccontare la storia in maniera più fedele e possibile alla realtà. L’obiettivo è trasmettere l’energia che si viveva negli anni passati.

Cosa ti aspetti dopo questo momento difficile, segnato dal Coronavirus?

Mi aspetto un club pieno., con tanto divertimento, in primis dagli addetti ai lavori, ai clubbers che verranno con uno spirito e una voglia diversa. Ormai è quasi un anno che viviamo di restrizioni, decreti, ma c’è bisogno di ritornare ad avere energia positiva.

Quali idee avete in cantiere, cosa c'è nel futuro degli Angels?

Appena sarà possibile organizzeremo una mega festa per celebrare questi trent’anni. Il mio desiderio, che nutro da circa vent’anni, è quello di organizzare un party con tutte le crew napoletane. Lo fanno in tante città europee non vedo perché non dovremmo farlo a Napoli. Si deve dare un forte messaggio di unione, soprattutto dopo il periodo che stiamo attraversando. Gli AOL sono forse la crew più longeva al mondo. Qualcuno ci ha definiti pionieri, e credo che veramente a Napoli abbiamo fatto grandi cose e continueremo a farle.

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