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Senzatetto, a Napoli in 1400 sono al freddo: l'intervista a chi li aiuta

I posti letto disponibili e quelli che sarebbero necessari, che cosa si può concretamente fare per aiutare i volontari nel momento più critico dell'inverno: ne abbiamo parlato con Benedetta Ferone, responsabile servizi senza fissa dimora della Comunità di Sant'Egidio

L'inverno napoletano sta attraversando, in questi giorni, quello che dovrebbe essere il suo momento di freddo più intenso. Temperature vicine allo zero, che rendono questi giorni particolarmente duri per chi non ha un tetto sotto il quale trovare riparo. L'accoglienza ai clochard, tema quindi quantomai d'attualità, è l'argomento di cui abbiamo discusso con Benedetta Ferone, responsabile dei servizi per i senza fissa dimora della Comunità di Sant'Egidio.

Benedetta, qual è la situazione in città – in fatto di accoglienza ai senza fissa dimora – in questi giorni di freddo particolarmente rigido?
"C'è uno sforzo importante in corso, una sinergia costruttiva tra Comune, Chiesa di Napoli e associazioni. È vero che i posti non bastano, ma stiamo lavorando insieme e c'è disponibilità da parte di tutti i soggetti coinvolti a continuare a farlo. Insomma, c'è del positivo in quanto si sta riuscendo ad organizzare per questo inverno e vorrei fosse la base dalla quale partire, tra un anno, per fare ancora di più. Vorrei anche aggiungere: c'è bisogno di tutti. È vero che serve l'aiuto delle istituzioni, strutturale, un aiuto imprescindibile. Però è tutti insieme che possiamo fare la differenza. Dovremmo tutti rientrare in un'ottica di comunità in cui ciascuno fa la sua parte, avere un maggiore senso di solidarietà".

Quali azioni concrete sono state organizzate in questo periodo?
"Noi come Comunità di Sant'Egidio abbiamo aperto un'accoglienza da freddo da inizio dicembre, ma si è subito riempita. La Chiesa di Napoli ha aperto Santa Maria del Trionfo in via Foria e ora aprirà una tensostruttura esterna riscaldata. Inoltre il Comune ha ampliato l'ex dormitorio pubblico (in via De Blasiis) fino a circa cento posti, e nel momento in cui è stato ampliato abbiamo richiesto che una parte di questi fosse dedicata a persone senza documenti, perché serve un'accoglienza a bassa soglia, immediata, senza vincoli".

Cosa si intende per 'senza documenti'?
"Mi spiego: normalmente serve il permesso di soggiorno per accedere ad un dormitorio pubblico. L'assessore Trapanese, su nostra richiesta, ha disposto una stanza al piano terra nell'ex dormitorio pubblico alla quale si accede senza la necessità di mostrare il permesso di soggiorno. È un tipo di accesso facilitato che è possibile anche al centro di via Bernardo Tanucci".

Tornando alle possibilità di accoglienza, oggi verrà tenuta aperta, per la notte, la stazione Museo.
"Esatto, vediamo come va. Speriamo Anm sia tollerante e faccia entrare i senza fissa dimora prima della mezzanotte. Ne abbiamo parlato con l'assessore, è troppo tardi l'ingresso a quell'ora quando fa freddo. La nostra accoglienza apre alle 19.30 e siamo proprio al limite".

Restano, in generale, alcune criticità.
"Sì, i posti al momento sono tutti occupati e c'è il problema di reperirne di ulteriori. Inoltre manca una risposta per le donne senza documenti, per le coppie, e per le persone con cani. C'è stata una forte richiesta anche da parte di queste categorie, ma al momento non è stato possibile rispondere positivamente".

Qual è il rapporto tra posti disponibili e quelli che invece sarebbero necessari?
"I posti disponibili sono circa 400. Un centinaio nell'ex dormitorio pubblico di via De Blasiis, poi c'è l'Istituto S. Antonio La Palma in Salita di Mauro allo Scudillo che ne ha altri 100, altri 100 ancora sono quelli del Centro La Tenda in via Sanità, poi c'è la Casa delle genti in via S. Maria Avvocata a Foria con altri 60 posti, il centro di via Tanucci con altri 20, la chiesa di Santa Maria del Trionfo con altri 20 posti e quelli che mette a disposizione la Comunità di Sant'Egidio che sono altri 20 ancora.
I senza fissa dimora in città invece, secondo una stima che non può che essere molto approssimativa, sono circa 1800. Un numero però che comprende necessità molto diverse".

Quali sono invece i tempi di permanenza di un senza fissa dimora in una di queste strutture?
"Ogni struttura ha dei suoi tempi, che si gestiscono anche attraverso dei colloqui, ospite per ospite. Il dormitorio pubblico ad esempio, per chi accede con i documenti, può avere tempi di permanenza anche di sei mesi, più un ulteriore settimo mese di proroga. Parliamo di una delle accoglienze più lunghe. Ad esempio La Tenda, che è la struttura a soglia più bassa, ospita per 15 giorni massimo con la possibilità di rientrare dopo un intervallo di altri 15 giorni, un'organizzazione che serve per creare un ricambio".

Tra le varie criticità in questi giorni si sta segnalando quella della Stazione Centrale, dove il numero dei clochard sia all'interno che all'esterno dell'edificio è cresciuto tantissimo.
"L'assessore Trapanese ci ha spiegato che sarà aperta una struttura tra corso Novara e corso Meridionale per loro. Potrebbe essere un'ottima risposta, molto simile al centro di via Marsala che è proprio a ridosso di Roma Termini. In questi casi, che sono particolarmente problematici, serve un'accoglienza dalla soglia molto bassa, immediata, per permettere a queste persone di entrare in un circuito virtuoso e a noi operatori di poter lavorare sulla loro integrazione. Sarebbe efficace un presidio a ridosso della stazione, sia per le recenti proteste degli esercenti della zona sia soprattutto per aiutare queste persone".

Al di là dell'aiuto immediato, assolutamente necessario soprattutto in un momento complicato come può essere quello dell'inverno, l'accoglienza riesce ad avere anche effetti duraturi, di reinserimento sociale?
"Come Comunità di Sant'Egidio sono ormai 30 anni che aiutiamo i senza fissa dimora, e nel tempo sono state tante le persone che con noi hanno fatto percorsi di uscita dalla strada. È un reinserimento sociale che comincia anche solo dall'avere un letto in cui dormire, dal fare due chiacchiere a cena, dal riappropriarsi di una dimensione sociale, di condivisione".

Ci puoi fare qualche esempio?
"In centro storico abbiamo accolto una coppia di senza fissa dimora, due persone che ora ci danno una mano facendo i guardiani del nostro centro. Ieri parlavo con loro, mi hanno spiegato: "Abbiamo girato l'Italia finché non abbiamo incontrato qualcuno che ci ha voluto bene, finché non abbiamo incontrato voi". È una frase che mi ha colpito. Chi sta per strada ha bisogno di trovare qualcuno che si interessi di lui in modo profondo, che rompa il suo l'isolamento, che ne curi le ferite. È un lavoro lungo, complesso, e dobbiamo farci trovare pronti. E ancora: un anno fa abbiamo iniziato l'accoglienza nel centro di via Duomo, e lì abbiamo ospitato una persona che dormiva nella Galleria Umberto. Dopo un anno, la scorsa settimana questa persona ha preso casa da solo. Adesso vive con la figlia e il genero, si sono presi una casa in affitto insieme. Tra l'altro lui è stato selezionato per un lavoro socialmente utile, una sorta di portierato, che dovrebbe iniziare a breve".

All'inizio hai detto che c'è bisogno dell'apporto di tutti. Che cosa si può fare concretamente e nell'immediato, per aiutare i senza fissa dimora?
"Si può aiutare in due modi. Direttamente e di persona, innanzitutto segnalando, quindi essendo vigili quando si è in strada. Soccorrendo chi non è coperto abbastanza ad esempio, offrendogli una bibita calda, oppure facendo presente se c'è un problema più complesso. La seconda cosa che si può fare è raccogliere dei beni utili ad affrontare il freddo: sacchi a pelo, coperte, thermos".

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