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Leghista scrisse: «Forza Vesuvio». Non è razzismo, per i giudici è ignoranza

La Corte d'Appello di Milano ha pubblicato le motivazioni alla sentenza di assoluzione di Donatella Galli

L'allora consigliera provinciale di Monza, Donatella Galli venne assolta dall'accusa di discriminazione razziale perché le sue parole erano sintomo di ignoranza e non di razzismo. Così la Corte d'Appello di Milano ha motivato la sentenza che lo scorso novembre ha assolto in secondo grado la consigliera della Lega Nord che scrisse: «Forza Etna, forza Vesuvio, forza Marsili». Dopo una condanna in primo grado a venti giorni di reclusione, la leghista venne assolta in secondo grado per il suo post su Facebook datato 2012.

A 60 giorni di distanza sono state pubblicate le motivazioni a quella sentenza che parlano di una forma «sgradevole e rozza» frutto di un «luogo comune intriso più di ignoranza che di dato ideologico». Secondo i magistrati non avrebbe messo in atto nessuna azione propagandistica promuovendo una presunta superiorità della popolazione settentrionale rispetto a quella meridionale così come veniva accusata. I giudici hanno poi sottolineato come lo stesso fenomeno si ripeta anche negli stadi stigmatizzando il contenuto ma non ritenendolo a scopo propagandistico.

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