Roberto Saviano: "Quando mi sento in colpa per essere vivo capisco di essere solo"

Lo scrittore napoletano si racconta ai microfoni della trasmissione Sky "Stories"

Saviano

"L’ultima volta in cui mi sono sentito solo è stata qualche giorno fa. Ero in aula, avevo di fronte Francesco Bidognetti, boss dei Casalesi accusato dall’antimafia di minacce nei confronti miei, di Rosa Capacchione e altri, e in quell’aula eravamo soli. Io e gli uomini della mia scorta, i carabinieri. Soli. C’era il rappresentante della FNSI, ma non c’era nessun altro. Lì ti senti solo perché in fondo prevale anche lì la diffidenza. Probabilmente il fatto che io sia in queste condizioni da molti anni fa dire ‘beh, ma se davvero avessi rischiato saresti già morto. Come fa un condannato a vivere così tanto, quindici anni? Se il pericolo fosse esistente saresti dovuto morire almeno dieci anni fa'. È un pensiero vero, che attraversa molti e attraversa anche me stesso. Quando mi sento in colpa per essere vivo capisco di essere solo, a un certo punto ti senti un impostore perché stai vivendo". Così Roberto Saviano in una lunga intervista rilasciata a "Stories", il programma di SkyTg24, che andrà in onda lunedì 23 novembre alle 21 e anche su Sky Arte venerdì 27 novembre alle 16, oltre ad essere disponibile On Demand.

"Il coraggio  - spiega Saviano - non è assenza di paura, il coraggio non è nemmeno imprudenza. Il coraggio è una scelta, è scegliere perché, se non decidi di scegliere, qualsiasi altra scelta perde di senso. Il coraggio è decidere da che parte stare. Se non lo fai tutto perde di senso, di significato. Il coraggio non te lo puoi dare, racconta Manzoni nella descrizione di don Abbondio, o ci nasci o non lo puoi apprendere. Negli anni ho spesso ragionato su questo, non so se sia proprio così. Ho visto molte persone non avere l’indole dell’ingaggio, della scelta, e poi invece trovare la forza del coraggio, dello scegliere indipendentemente dalle conseguenze. Ecco cos’è il coraggio per me, scegliere, andare incontro alla propria scelta e raccogliere su di sé la responsabilità. Il coraggio non ha nulla a che fare con la temerarietà, il coraggio è scegliere, il coraggio è essere fedeli a se stessi", conclude lo scrittore napoletano parlando delle storie di vita di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, don Peppe Diana e Anna Politkovskaja. 

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