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I lavoratori della movida napoletana scrivono a De Luca

Rivendicato il "diritto di esistenza" con cassa integrazione, riduzione dell'Imu e sostegno per i fitti. La lettera

"La Notte che non esiste, eppure c’é!": gridano i gestori dei locali della movida partenopea, un settore che contribuisce notevolmente al funzionamento dell'economia locale tra food e attività connesse. Così, "dopo aver pazientato e aver riscontrato la completa assenza da qualsiasi tavolo e discussione della categoria" i portavoce delle aree della "Notte Napoletana" hanno stilato un documento inviato al Governo, alla Regione Campania e all'amministrazione comunale. Eccone il testo:

"Coscienti dell’impegno attivo dello Stato e dell’attenzione riservata alle tante categorie produttive coinvolte in questa emergenza, in vista della Fase 2, abbiamo il dovere di esprimere il nostro “diritto di esistenza”.

Chi Vi scrive è una categoria che ancora oggi non è riconosciuta, una categoria che ha enormi difficoltà ad esprimersi in quanto non ha un codice di riconoscibilità definito e viene sempre confuso: i lavoratori della notte. Tale categoria si distingue dalle altre di ristorazione o bar; parliamo di american bar, night bar, culture club e disco bar, ma anche pub. Tali attività fanno dell’aggregazione sociale la loro vocazione. In tali attività hanno luogo concerti, dj set, mostre, eventi d’arte e in generale eventi di intrattenimento volti ad aggregare un numero considerevole di persone. La nostra vocazione è di accorciare le distanze, creare relazioni. Capirete che tali finalità non si sposano con le attuali necessità nazionali di contenimento.

Non sarà possibile per tutte queste attività riaprire senza mettere in difficoltà un poco tutti, in primis i gestori che non potranno di sicuro snaturare la vocazione propria della attività intrapresa, ne si può pensare che si sostituiscano alle forze dell’ordine per evitare gli ovvi assembramenti che si verrebbero a creare.

Aprire tali attività significherebbe creare un problema, andando incontro a polemiche certe e più che motivate.

Dunque il nostro comparto non potrà ripartire, di fatto, se non quando i tempi non saranno maturi.

La “Movida” è un fenomeno che potrà riprendere insieme ai cinema, al teatro, ai concerti, a tutte le attività che prevedono distanze sociali limitate, intrattenimento. La misura di contenimento (distanziamento sociale) nega di fatto la possibilità di esercitare, questa è la semplice verità.

Vogliamo approfittare dunque di questa pausa forzata per lavorare sulla sopravvivenza e dunque sulla creazione a livello nazionale della categoria “Notte”, perché essa è rimasta rilegata a leggi e ordinamenti degli anni '70 (se non antecedenti) dove la parola “balera” ancora oggi compare per indicare luoghi da ballo, l’american bar viene accomunato alla caffetteria, il pub al ristorante.

La notte è al pari del giorno una risorsa, sviluppa un PIL fondamentale della nostra economia nazionale (ed é in crescita), ma abbiamo una enorme difficoltà a farci riconoscere, a lavorare per lo sviluppo di tale segmento, difendendolo.

Si apra dunque un dibattito sulla tematica e nel frattempo si prenda in analisi il settore, trattandolo con la dovuta attenzione, rispetto e tutela. Lotteremo per il nostro diritto al lavoro, esattamente come tutte le categorie che sono in difficoltà a causa di questa sciagura che ci ha raggiunti.

Ma dalla crisi deve nascere una opportunità, se si lavora insieme per cambiare la narrazione della notte che ci vede ancora come “figli di nessuno”, troppo spesso sminuiti e accomunati a “banditi”.

Se non è ancora il tempo di uscire e stare insieme, di fare socialità, allora dobbiamo restare chiusi garantendoci però gli aiuti necessari".

Sei le proposte elaborate che potrebbero consentire al settore di non essere ingoiato dal buio dell'emergenza:

  1. Individuazione di un codice ATECO specifico per le attività che esercitano di sera e di notte.
  2. Prolungamento della cassa integrazione dei dipendenti: i dipendenti se non sostenuti in cassa integrazione, diventeranno numeri senza precedenti di licenziamenti e di disoccupazione;
  3. Sostegno nel pagamento degli affitti: Spostare il credito di imposta dagli affittuari ai proprietari immobiliari, almeno per i primi 6 mese a partire dal mese di marzo al 100% e successivamente, ma sempre in capo agli affittuari, al 60% fino alla regolare ripresa delle attività.
  4. Credito di imposta Riduzione del 40% dell’aliquota catastale per il calcolo dell’IMU, per i proprietari degli immobili; di pari entità riduzione del canone di locazione per i locatari;
  5. Annullamento delle tasse comunali: soppressione di tutte le tasse comunali a partire da marzo 2020 fino a ripresa della fruizione totale dei locali senza più restrizioni negli spazi e senza vincoli per i momenti di aggregazione.
  6. Sviluppo della categoria della notte, fortemente legata alla cultura, agli eventi, all’ intrattenimento. Immaginare agevolazioni, incentivi, leggi apposite.

"Per dare dignità a questa categoria, specialmente in luoghi dove lo Stato non riesce a garantire la Sua presenza. Quando vi saranno le adeguate condizioni per una ripartenza più o meno normale saremo pronti a rialzare le nostre serrande, con più entusiasmo di prima", concludono gli operatori della movida napoletana.

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