Piscine dimenticate dal Governo: "Fateci riaprire o sarà fallimento"

"Questa situazione di chiusura delle strutture, senza nessuna indicazione né temporale né delle modalità di riapertura, non è sostenibile a lungo. I dipendenti delle aziende del settore sono in cassa integrazione ma ancora gli stipendi non sono stati pagati, i costi di gestione aziendali sono tutti attivi", denuncia l'Ente rappresentativo degli esercenti delle piscine

Sono migliaia in tutta Italia le piscine private e pubbliche “dimenticate” dal Governo, che rischiano di perdere tutta la stagione estiva con forti disagi non solo per i lavoratori della categoria ma anche per centinaia di migliaia di famiglie italiane che normalmente le frequentano nel periodo estivo.

AcquaNET Associazione Piscine, l'Ente rappresentativo degli esercenti delle piscine, con una sede operativa anche a Napoli, precisa che anche il settore della costruzione e della manutenzione delle piscine coinvolge migliaia di aziende, costituite per la maggior parte da piccole aziende artigiane, e altre aziende legate alla filiera, che si occupano di costruire e distribuire componenti specifici per la costruzione e la conduzione delle piscine. "A causa della situazione di attuale emergenza sanitaria, dette aziende sono di fatto ferme, seppure i codici Ateco ne consentano l’attività, poichè la maggioranza delle piscine ad uso pubblico sono chiuse ed il mercato delle piscine private non ne consente, da solo, la sopravvivenza. Oltre alle piscine pubbliche propriamente dette, infatti, esistono decine di migliaia di piscine condominiali e turistico-ricettive, di cui nessuno pare occuparsi, utilizzate da milioni di cittadini. Questa situazione di chiusura delle strutture, senza nessuna indicazione né temporale né delle modalità di riapertura, non è sostenibile a lungo. I dipendenti delle aziende del settore sono in cassa integrazione ma ancora gli stipendi non sono stati pagati, i costi di gestione aziendali sono tutti attivi, ma il futuro ancora non si vede all'orizzonte. Tutti gli esercenti il settore piscine chiedono quindi a gran voce, tramite l'Associazione Giustitalia che sta perorando un ricorso davanti al TAR contro il DPCM del 28 aprile 2020, che vengano tenute in considerazione anche le esigenze di tutte le aziende e di tutti i lavoratori impegnati nel settore. Nel ricorso amministrativo l'Associazione Giustitalia chiede ai Giudici amministrativi una rapida apertura e sostiene, forte del parere dei virologi sul fatto che il "cloro delle piscine uccide il Covid-19", che è possibile accogliere i clienti con la massima sicurezza garantendo ingressi scaglionati e distanziamento sociale".

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