Venerdì, 12 Luglio 2024
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Quando "venere è un ragazzo" veniva messo al bando per una blasfemia che non c'era

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di NapoliToday

Nel mese del Pride e della lotta dei diritti lgbtqplus non si può non dimenticare il caso Venere è un ragazzo di Giuseppe Sciarra prodotto da Cinetika. La storia di questo cortometraggio interpretato da Tiziano Mariani, Davide Crispino e Maria Tona lascia increduli. La giuria di molti festival nazionali e internazionali infatti l'ha rifiutato preventivamente per una scena di blasfemia che non c'è, penalizzandone i consensi all'interno dei festival. Le sequenze dello scandalo inesistente all'interno di questo opera su un escort sui generis e i suoi amori, vedono uno dei protagonisti, Davide Crispino, masturbarsi con addosso un crocifisso al collo mentre immagina di amoreggiare con l'altro protagonista ma la scena in questione è un primissimo piano e non si vede un bel nulla - oltre a essere molto sensuale e elegante per giunta. Quindi dove sarebbe la blasfemia. Sembra incredibile che un lavoro innocuo come questo abbia subito una messa al bando da parte delle manifestazioni cinematografiche. Quando i pregiudizi e i preconcetti avvengono nei festival cinematografici, luoghi deputati a giudicare l'arte e la creatività degli autori, questo atteggiamento esagerato stupisce sempre e lascia perplessi sul metro di giudizio nella valutazione di un dato film di certe giurie. In un'epoca in cui l'omosessualità è stata sdoganata come è possibile che un accostamento tra omosessualità e un simbolo sacro, per nulla offensivo, abbia potuto destare tutto questo clamore? Venere è un ragazzo nonostante il percorso irto di ostacoli che ha avuto è comunque diventato un successo sul web. Il pubblico di internet l'ha salvato dall'oblio a cui sarebbe stato condannato di certo se non ci fossero stati i social che ne hanno denunciato il caso e ne hanno giudicato esclusivamente il valore. Il corto di Sciarra parla solo di amore e solo per questo andava giudicato.

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