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Giovedì, 22 Febbraio 2024

Invimit "compra" il patrimonio del Comune: c'è anche la Galleria Principe

Approvata la delibera che cede alla società del Ministero dell'Economia il 30 per cento di 5 beni pubblici napoletani in cambio di 16 milioni di euro. Il sindaco: "Nessuna privatizzazione, solo un migliore utilizzo".

Il Consiglio comunale di Napoli approva la cessione a Invimit del 30 per cento di alcuni beni pubblici cittadini. L'elenco è composto da Galleria Principe, Palazzo Cavalcanti, il deposito dei bus Garrittone a Capodimonte e quello di via Posillipo, una palazzina in via Egiziaca a Pizzofalcone e un rudere in via Marechiaro. Beni valutati circa 50 milioni di euro. 

Il voto contrario dell'opposizione non ha fermato la delibera che prevede la costituzione di un fondo immobiliare la cui proprietà è al 70 per cento del comune e al restante 30 di Invimit, società di proprietà del Ministero dell'Economia. "Da domani i napoletani saranno più poveri - denuncia Alessandra Clemente, consigliera comunale del gruppo misto ed ex assessore al Patrimonio dell'era de Magistris - Questa amministrazione cede la proprietà di beni di pregio per fare cassa, come quando una famiglia ipoteca la casa". 

Con la cessione delle quote il Comune di Napoli incassa subito il 30 per cento, circa 16 milioni di euro. Per il sindaco Gaetano Manfredi "...non c'è alcuna volontà di vendere questi immobili perché il fondo è tutto pubblico. Questa operazione ci permetterà una gestione più sana, la valorizzazione degli immobili, la loro manutenzione e anche l'affidamento a prezzi di mercato". 

Su Galleria Principe l'assessore Baretta precisa: "Non c'è nessuna possibilità che venga venduta a privati. Ci sono degli inquilini (attività commerciali a scopo sociale, nrd) che resteranno. I locali vuoti andranno assegnati".   

La delibera è solo il primo passo. L'accordo con Invimit, siglato nel 2022, prevede che il fondo includa 600 immobili del patrimonio comunale. Come precisato nella nota di Palazzo San Giacomo, ci sarà "...una successiva riflessione sulla destinazione d'uso e sulle modifiche al Piano Regolatore Generale, coinvolgendo sempre il Consiglio comunale".

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