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Pasqua a tavola all'Ostaria Pignatelli

Parliamo dell’Ostaria Pignatelli, locale accogliente e raffinato a pochi passi dal Lungomare di Napoli, dove i piatti della tradizione vengono interpretati in maniera verace e moderna assieme.

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di NapoliToday

Uno dei loro propositi è quello di “proporre una cucina tradizionale, tipica ed atipica”. Parliamo dell’Ostaria Pignatelli, locale accogliente e raffinato a pochi passi dal Lungomare di Napoli, dove i piatti della tradizione vengono interpretati in maniera verace e moderna assieme. Così come hanno dimostrato durante la trasmissione “4 Ristoranti”, condotta da Alessandro Borghese, sbaragliando gli avversari con una superlativa pasta e patate con provola, conosciuta anche come “Pasta e patate alla napoletana”. Il menù della settimana pasquale è stato pensato in assoluta sintonia con questo approccio gastronomico. In particolare, sulla tavola del Giovedì Santo ci sarà la zuppa di cozze nella sua versione “quaresimale”, quella stessa che la tradizione vuole si sia diffusa a Napoli a partire dalla seconda metà del ‘700, in accordo con le preferenze di Ferdinando I di Borbone. Il Sabato Santo e la domenica di Pasqua si potrà degustare la “fellata napoletana”. “Fellata" in napoletano sta per "fetta" ed indica il tagliere che si presenta come una composizione di salumi e di formaggi, in particolare di ricotta salata, formaggio dalla consistenza compatta a rappresentare l’unione dei fedeli e della famiglia, e di salame, tipico elemento della ricchezza contadina. Immancabili le uova, simbolo di vita e di rinascita. Un concentrato di gusto e rappresentazioni è anche la Pastiera, dolce conventuale nato nel XVI secolo, verosimilmente all’interno del monastero di San Gregorio Armeno, capace di associare il simbolismo cristiano di ingredienti come uova, ricotta e grano alle spezie provenienti dall'Asia e all’essenza dei fiori d'arancio, ricavata direttamente dalle zagare del giardino conventuale. Ci sarà, poi, uno di quei prodotti quasi dimenticati, un antichissimo dolce pasquale che si preparava, fino alla metà del secolo scorso, in tutte le famiglie: il casatiello dolce. Riproporre ricette tradizionali, all’Ostaria Pignatelli, non è solo un modo per presentare piatti gustosi ma è anche il tentativo di recuperare quei piatti identitari che rischiano di essere dimenticati. Il Casatiello dolce, che fa il paio con quello salato, e che oggi è rivestito da un bianchissimo naspro e sormontato da confettini colorati, nasce da una ciambella lievitata originariamente insaporita con il formaggio (dal lat. casĕus ‘cacio’) e arrivata fino a noi attraverso le feste primaverili in onore di Cerere. Dalle celebrazioni pagane alla Pasqua cristiana il passo è stato breve, almeno a tavola, e il casatiello ha preso a simboleggiare la corona di spine del Cristo crocifisso, diffondendosi così tanto da fare la sua comparsa, assiema alla Pastiera, anche nelle fonti letterarie. In particolare, ne “La Gatta Cenerentola” di Giambattista Basile (1566–1632), quando l’autore descrive i festeggiamenti indetti dal Re per ritrovare la fanciulla che aveva perso la sua scarpetta.

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