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Giovedì, 22 Febbraio 2024
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Napoli bocciata per mobilità e verde urbano: "Città ferma agli anni '80"

Il commento degli esperti Luca Simeone e Roberto Braibanti al rapporto di Legambiente 'Ecosistema urbano', che colloca la città tra quelle meno green dell'intero paese

Non è stata per gli esperti una doccia fredda, leggere il rapporto di Legambiente 'Ecosistema urbano', soltanto perché ben conoscono la situazione in cui versa Napoli. Eppure i dati raccolti parlano di una città troppo indietro a fronte delle sfide che sta andando ad affrontare nei prossimi anni, per lasciare cadere il tema.

Laddove soprattutto in fatto di mobilità e di verde il rapporto è sembrato dipingere un quadro di Napoli a tinte molto fosche, abbiamo chiesto un commento a Luca Simeone e Roberto Braibanti, da anni rispettivamente impegnati proprio in questi settori.

Mobilità, intervista a Luca Simeone

Luca Simeone è direttore del Napoli Bike Festival, da sempre in prima linea perché trovi spazio in città una mobilità sostenibile, che dia sempre più spazio alle bici e meno alle auto.

"Il rapporto di Legambiente 'Ecosistema urbano'? Mi fa rabbia leggere in che condizioni si trova Napoli. Tra l'altro proprio in questi giorni avevo notato, ascoltando un'intervista all'assessore Cosenza (Urbanistica e Infrastrutture, ndR), un approccio che mi aveva lasciato perplesso. L'assessore parla di sé sottolineando di essere un accademico, un tecnico, ma è inaccettabile visto come agisce la giunta sul tema della mobilità. Esiste oramai un patrimonio di conoscenze condiviso, frutto di un dibattito di almeno vent'anni, che sta portando le città del mondo verso la mobilità dolce, lo sharing. Un tecnico non può fare certi discorsi, li accetterei se fossero scelte politiche. Ma non si può far passare delle aberrazioni come soluzioni tecniche".

Di quali soluzioni stiamo parlando?
"Parliamo di auto, parliamo ancora di costruire parcheggi. Ma anche l'idea di risolvere il problema con le metropolitane non è esaustiva. Il Tlp di qualità è fondamentale, ci mancherebbe, ma serve l’intermodalità con la mobilità dolce. La cosiddetta cura del ferro ha tempi realizzativi lunghissimi. Tra l’altro con la pandemia si è sviluppata una riluttanza nell'utilizzare il mezzo pubblico non solo a Napoli, dove il trasporto pubblico è in pessime condizioni, ma per dire anche a Milano che ha una rete di metropolitane decisamente migliore. Trasporto pubblico di qualità, sharing mobility e mobilità dolce sono le soluzioni ai problemi di mobilità".

Non c'è una visione?
"È riduttivo dire che non ci sia un'idea del futuro della città, è una città piuttosto ancorata al passato. Abbiamo recentemente incontrato l'assessore alla Mobilità di Valencia che si chiama Giuseppe Grezzi ed è italiano. Ci ha spiegato che lì l'idea è di disincentivare l'uso dell'auto, anche aumentando le tariffe dei parcheggi. Se si va ad Amsterdam la migliore tariffa per un parcheggio è 10 euro, costosissimo. Ovunque si sta facendo così.
E noi? Qui addirittura riemergono idee vecchie come costruire un parcheggio a piazza Vittoria, nel centro della città. Anziché riaprire i tre livelli chiusi del parcheggio Brin, che è alle porte del centro cittadino e di un hub di linee del trasporto pubblico, si incentiva a portare la macchina a due passi dal lungomare.
Il rapporto di Legambiente dice che a Napoli 6 persone su 10 hanno un'auto, questo contando tutti, anche i bambini e gli anziani. È troppo, ed è scomodo. La velocità media di un'auto in ambito urbano è meno di venti chilometri all'ora, una bici con pedalata assistita senza alcuno sforzo permette di andare a 25 all'ora. Si arriva più velocemente e senza pagare benzina, senza traffico, senza smog.
Cose talmente ovvie che non applicarle significa proprio non riuscire a non essere nel Medioevo, restare ancorati a un modello di città che non esiste più. E non è necessario neanche andare all'estero per trovare esempi virtuosi. Per dire: il sindaco di Bari dà incentivi a chi pedala".

E le piste ciclabili?
"Anche sulle ciclabili si stanno facendo scelte incomprensibili. L'assessore dice che se deve costruire ciclabili in centro allora deve decidere se togliere spazio ai pedoni, prendendo marciapiedi, o agli automobilisti, prendendo strade. Ma la città dovrebbe essere fatta da persone, non da pedoni, automobilisti o ciclisti.
La soluzione salomonica proposta dall'amministrazione comunque è non togliere spazio a nessuno e costruire piste ciclabili nei quartieri di periferia come Scampia e Ponticelli, che hanno strade più ampie. Però sono ciclabili destinate all'insuccesso, scollegate dalla rete principale e addirittura eventuale pretesto per dire 'ecco, costruiamo le piste ciclabili ma non vengono usate'".

Effettivamente vengono usate?
"Un altro dato di Legambiente è che nonostante aumentino le ciclabili non aumenta l'uso della bici, e questo è preoccupante perché vuol dire che le infrastrutture che si fanno non sono di qualità, non sono viste come sicure. Un esempio, quella di via Marina. È fatta anche tecnicamente più o meno bene, però ha dei problemi di manutenzione enormi perché monodirezionale e quindi difficile da pulire".

E il futuro?
"Col Pnrr dovrebbero essere impiegati 35 milioni di euro per costruire piste ciclabili in città, ma non abbiamo idea di quali siano le intenzioni del Comune. Siamo venuti intanto a conoscenza di una cosa che mi ha lasciato basito, cioè la volontà di spostare, a Fuorigrotta, la pista da viale Augusto a via Giulio Cesare. Sul marciapiede, con tanto attraversamento da una parte all'altra di quattro corsie di auto. Quattro o cinque milioni di euro per smontare una cosa che già c'è e rimontarlo sulla strada parallela, senza alcuna spiegazione.
In definitiva, dovremo vigilare che questi soldi vengano spesi nel migliore dei modi, perché è una cifra importante che davvero può fare la differenza".

Verde urbano, intervista a Roberto Braibanti

"Aumentare la resilienza della città". È questa, per l'ambientalista Roberto Braibanti, la sfida "green" cui dovrebbe rispondere al più presto Napoli, e sulla quale invece l'amministrazione non sta investendo le giuste energie.
C'è l'indagine "Ecosistema urbano" di Legambiente a dimostrare quanto Napoli sia indietro dal punto di vista green, ma anche un recente studio degli americani di Climate Central che mette il capoluogo partenopeo tra le città più a rischio del continente a causa del riscaldamento climatico.
"Da tempo si immagina che il livello del mare salirà drasticamente, non si sa quando, è difficile prevederlo. Però bisogna fare qualcosa in questo scenario drammatico. Cosa posso fare per ridurre il rischio? Ecco, già se tutti cominciassero a farsi questa domanda sarebbe una cosa importante", ci spiega Braibanti.

Quali sono queste opere di resilienza ambientale di cui Napoli ha bisogno?
"Il 23 dicembre dell'anno scorso una mareggiata portò acqua quasi fino a Santa Lucia. Climate Central parla di una città sommersa da qui a 40/80 anni, ma sta già cominciando a succedere, e bisognerebbe iniziare a ragionarci. Bisognerebbe cominciare ad interpellare dei tecnici, esperti, dei meteorologi, dei climatologi, fare delle proiezioni. Anche alzare gli argini della zona sul mare ad esempio. E poi alberarsi".

Dal punto di vista del verde cittadino, l'indagine "Ecosistema urbano" dà di Napoli una fotografia impietosa.
"Sono dati purtroppo noti. La prima cosa che dovrebbe fare una città è alberarsi. Gli alberi sono gli unici che fanno a costo zero la fotosintesi clorofilliana, tirano via anidride carbonica dall'atmosfera ed immettono ossigeno. E poi tengono le città più fresca durante l'estate di circa dieci gradi. E poi ancora, dove ci sono gli alberi c'è una maggiore captazione delle acque e quindi in caso di pioggia meno allagamenti. Ma in questa città si ragiona ancora come negli anni '80".

Non si sta facendo niente?
"Ci sono intorno ai 20 milioni di euro complessivi da utilizzare per tutti i parchi cittadini. In un anno di nuova amministrazione non è andato in appalto neanche un parco. E ancora, per le piantumazioni ci sono 5 milioni di euro di provenienza Città metropolitana. C'erano prima che andasse via de Magistris e non li ha usati, adesso sono stati spesi solo quelli per il lotto di Fuorigrotta e Bagnoli. Piantumati verso febbraio, c'era l'accordo con l'azienda che dovesse occuparsi anche della manutenzione per i prossimi tre anni. Agli alberi se non dai l'acqua d'estate muoiono, ed ovviamente non gli hanno dato l'acqua. Nessuno ha fatto rispettare questo obbligo e adesso il 20/30% di quegli alberi è morto. Sì il Comune potrà farsi rivalere, farne mettere degli altri, ma gli alberi sono cose vive, non sono panchine o arredo urbano. Senza contare che oggi abbiamo un problema enorme nei vivai perché la richiesta di alberi da piantare è enorme e loro ormai non ne hanno dell'età giusta per la piantumazione, che si aggira intorno ai dieci anni, ma più giovani e più a rischio.
C'è un problema urbanistico. Tutti i paesi europei più evoluti ormai stanno modificando alcuni aspetti delle città. Per esempio i marciapiedi vengono fatti con i cosiddetti rain garden che da un lato aumentano la permeabilità del suolo, e quindi se piove l'acqua non va a pesare sui sistemi fognari e quindi a causare allagamenti, dall'altro permettono agli alberi di avere più spazio per le radici e quindi questi non vanno a ingolfare i sottoservizi e a danneggiare i marciapiedi. Invece a Napoli si fanno piazze senza verde come piazza Municipio, o anche piazza Mercato, distese di cemento e pietra nera che d'estate finiscono per trasformarsi in termosifoni, per irrorare 70 gradi costantemente, pure di notte. Insomma finiscono per aumentare la temperature della città anziché abbassarle".

Progetti d'altri tempi.
"Vecchi di 40 anni, quando neanche si parlava di certe cose. Ma adesso è un suicidio continuare a ragionare così. Bisogna fare diversamente. Per esempio penso a via Manzoni, al momento tabula rasa dove si potrebbe fare di tutto. Perché non pensare ad un rain garden? Perché non pensare ad alberature consone? Non voglio dire tante quante ce ne fossero prima (erano forse troppo vicine) ma non di certo meno del 60/70% di quelle che c'erano. Se ripartiamo da zero, facciamolo bene".

Intanto le prime promesse della nuova amministrazione furono un Regolamento del verde ed il Censimento del verde cittadino.
"Per quanto riguarda il Regolamento del verde, mi hanno detto che la bozza sta per venire esaminata dalla Commissione del Consiglio comunale e poi andrà in aula per venire approvata. Credo che per l'inizio dell'anno prossimo pensano di poter concludere l'iter. Il Censimento, almeno quello che chiediamo, fatto in modo che abbia un senso, invece non si farà. Dovrebbe essere consultabile online, dire tutto di ogni albero della città: che albero è, quando è stato piantato, quando è stato potato, se ha avuto malattie e nel caso quali. Ci vorrebbe una visione di città del 21mo secolo, e non ottocentesca".

E torniamo ad "Ecosistema urbano" di Legambiente.
"Avremmo bisogno praticamente di un albero ogni dieci abitanti, secondo i dati. Invece siamo tra gli ultimi in Italia e l'Italia è tra gli ultimi in Europa. Una situazione avvilente, di una mancanza di visione che non riguarda neanche solo la politica, ma anche tutto ciò che c'è intorno: ingegneri, architetti, paesaggisti, agronomi, botanici, di tutti quelli che sono gli stakeholder del settore. Quello che è successo quest'estate, e lo dico con un occhio tecnico, è qualcosa di impressionante. Una situazione climatica da noi come l'immaginavamo nel 2030, quindi con un largo anticipo. È una situazione critica, e gli amministratori dovrebbero mettersi a lavorare ora prima che sia troppo tardi".

I dati in breve del rapporto di Legambiente

La 29ma edizione dell'indagine "Ecosistema urbano" di Legambiente e Ambiente Italia, in collaborazione con il Sole 24 Ore che l'ha pubblicata, vede il capoluogo partenopeo 92mo su 105 posizioni.
L'indagine prende in considerazione 18 parametri per stilare la "performance green" delle città.
Il primo gruppo di essi è relativo ai terreni: alberi in aree di proprietà pubblica (Napoli è 87ma), presenza di isole pedonali (38ma posizione per Napoli), energia solare pubblica (95ma), uso efficiente del suolo (6ta), verde urbano (84ma). Il secondo gruppo di parametri riguarda l'aria: presenza di biossido di azoto (64ma), superamenti di limiti di ozono (19ma), di pm10 (71ma). Poi c'è il gruppo dei parametri relativi all'acqua: consumi idrici (Napoli è 7ma), dispersione della rete idrica (37ma), efficienza della depurazione (42ma). Un quarto gruppo di parametri riguarda la mobilità: offerta trasporto pubblico (Napoli è 90ma), passeggeri trasporto pubblico (36ma), presenza di piste ciclabili (98ma), tasso di motorizzazione (11ma), vittime della strada (14ma). Infine gli indicatori sul ciclo dei rifiuti: rifiuti differenziati (e Napoli è 97ma) e rifiuti prodotti (73ma).

Ne emerge una città con delle difficoltà croniche, come quella della raccolta rifiuti, oppure come quella di dotarsi di un sistema di mobilità green con piste ciclabili ed un'offerta accettabile di mezzi pubblici. Altro problema l'assenza di alberi sui terreni pubblici e una generale assenza di verde urbano. Napoli risulta invece vincente nei paragoni con gli altri capoluoghi italiani in fatto di (ed è una sorpresa) uso efficiente del suolo e efficientamento dei consumi idrici.

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