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Giampaolo Morelli: “Mi affascina raccontare gli equilibri precari della famiglia”

Intervista all’attore attualmente in sala con Maledetta Primavera, film che parla di adolescenza e delle relazioni familiari in cui è protagonista insieme a Micaela Ramazzotti. In autunno sarà in tv nell’atteso ritorno dell’Ispettore Coliandro

Dopo essere stato presentato nella sezione Riflessi alla Festa del Cinema di Roma esce al cinema Maledetta Primavera diretto da Elisa Amoruso, un racconto di formazione dalle suggestioni autobiografiche ambientato nel 1989 con Micaela Ramazzotti e Giampaolo Morelli.

Dopo aver firmato numerose sceneggiature e diretto documentari che hanno riscosso un notevole successo come Chiara Ferragni-Unposted, per il suo debutto in un lungometraggio di finzione la Amoruso sceglie le relazioni familiari e la scoperta dell’amore vissuto come evento che segna il passaggio dall’infanzia all’adolescenza e lo fa attraverso la storia della poco più che undicenne Nina (Emma Fasano) e della sua famiglia sgangherata composta dal fratellino pestifero Lorenzo (Federico Ielapi il Pinocchio di Matteo Garrone) e i genitori Laura (Ramazzotti) ed Enzo (Morelli), una madre e un padre che sembrano più adolescenti dei figli, troppo distratti dai loro problemi di coppia, spesso causati dall’irresponsabilità e dai colpi di testa di Enzo.

Nina, come tutti i ragazzini della sua età, cerca il suo posto nel mondo. E’ spaesata anche per il traslochi dovuti dai fallimentari intrallazzi del padre: di colpo si ritrova in una scuola nuova e in un quartiere della periferia romana dove non riesce a legare con nessuno. Quando incontra Sirley (Manon Bresch), una ragazza mulatta della Guinea francese, bellissima e sensuale, Nina viene attirata in un mondo nuovo. Da qui nasce il suo conflitto perché comincia a provare sentimenti che non conosceva, le sue azioni sono guidate dal desiderio crescente di passare sempre più tempo con lei. Smette di essere la bambina responsabile che è sempre stata ed esplora un lato di sé che ignorava, che è legato all’istinto e la porta a compiere azioni che non credeva di essere in grado di fare. 

Un racconto colorato e realistico della primavera degli anni ‘90

La regista attinge moltissimo dalla sua infanzia e dalla sua famiglia così poco convenzionale con un film colorato che ricostruisce la cultura del pop che domina gli anni ‘80 e l’inizio degli anni ‘90, realizzando una storia che affronta un periodo della vita condiviso da tutti e che potrebbe anche essere pronto per essere visto da una platea straniera.

Maledetta Primavera è a suo modo luminoso e cerca di essere vicino alla realtà proprio perché fa parte dell’esperienza personale di Elisa Amoruso. Questa traccia è viva nelle atmosfere, nella descrizione dell’amicizia simbiotica tra Nina e Sirley e, in modo particolare, è presente nella caratterizzazione di mamma Laura e papà Enzo, non troppo lontani dai genitori di Amoroso. Tutti gli attori sono stati scelti proprio perché corrispondono alle anime dei personaggi e, soprattutto, la coppia di genitori scapestrati formata da Micaela Ramazzotti e Giampaolo Morelli è molto credibile. 

Secondo Elisa Amoruso, Morelli è perfetto perché restituisce quell’immagine del papà affascinante, simpatico e ‘pazzarello’, un giullare divertente ma poco affidabile che fa arrabbiare tutti i giorni l’innamorata moglie, mamma non meno distratta di lui.

Con il personaggio di Enzo, Giampaolo Morelli approda di nuovo al cinema d’autore dopo tanta commedia e film mainstream tra cui c’è il suo primo film da regista 7 ore per farti innamorare che l’anno scorso durante il primo lockdown ha fatto visualizzazioni da record sulle piattaforme.
Per l’attore napoletano la prossima stagione sarà molto impegnativa vedendolo coinvolto in molti progetti sia in tv   che al cinema e, tra un set e l’altro, già è a lavoro sul secondo film che dirigerà.

Intervista a Giampaolo Morelli

Morelli, inquadriamo Enzo, ispirato al vero papà della regista, Elisa Amoruso.

“Di base Enzo è molto innamorato della moglie Laura e adora i figli, ma è una persona irrisolta. Un irrequieto sempre alla ricerca dell’affare giusto o di qualcosa di diverso che potrebbe essere anche un auto nuova. Io cerco sempre di non giudicare i personaggi che faccio ma di trovare le loro ragioni, cercando di capire cosa li spinge a un determinato comportamento. Ciò che viene fuori in Maledetta Primavera è che la famiglia non si sceglie ma ti capita ed è retta da un equilibrio complesso, dove ciascuno determina lo stato d’animo degli altri componenti della famiglia. Non sempre i rapporti familiari sono sereni e tranquilli, proprio perché si è tutti legati come dei vasi comunicanti”.

E’ un film che fa molto riflettere sia sull'adolescenza che sul fare i genitori. Quanto è difficile essere genitori anche se si è un padre attento come lo sei tu?

“Essere genitori è la cosa più complicata. Si propende verso un’ansia perché si pensa che i figli si possano controllare e anche indirizzare, ma in realtà i figli hanno la propria personalità e il proprio carattere. Noi genitori possiamo dare degli elementi base per aiutarli a destreggiarsi nella vita ma poi loro faranno le loro scelte e il loro percorso”.

Cosa ti ha attratto del progetto?

“Ho incontrato Elisa mentre stavo preparando 7 ore per farti innamorare. Il fatto che anche lei fosse alla sua opera prima di finzione mi ha dato un’empatia particolare verso di lei e verso il progetto. Io ero lì con le mie emozioni e le mie paure per il mio primo film da regista, probabilmente le stesse che nutriva Elisa, per cui, quando ci siamo incontrati c’è stato un feeling immediato. Infatti, ho girato Maledetta Primavera, subito dopo il mio film. Poi è una bella storia di formazione. Mi affascinava molto l’idea di raccontare una famiglia alle prese con le sue problematiche e dell’equilibrio precario che c’è in molte di esse”.  

Enzo è  un giullare combina guai. In apparenza potrebbe essere un facilone ma in realtà è un personaggio complicato, pieno di sfumature. E’ centrale, essendo un po' l’origine di questa famiglia confusionaria e della stessa solitudine di Nina...

“Vero! Quando si è piccoli non si riesce a valutare l’operato dei genitori e ciò che realmente danno, lo si fa con consapevolezza da adulti. In questo caso, pur non essendo centrato, Enzo è un uomo che sollecita i suoi figli a trovare l’ispirazione e a non farsi ingabbiare dai limiti. E’ un uomo molto sensibile, è evidente nella scena in cui mostra le stelle a Lorenzo e Nina. In fondo, è un romantico ed è sempre sull’onda di un’emozione pure quando cambia auto.  Potrebbe essere una ricchezza avere accanto una persona che ti fa capire che la vita è fatta di attimi”. 

E tu che tipo di adolescente eri? Cosa ricordi di quegli anni?

“Gli anni ‘80 sono stati strepitosi anche da un punto di vista culturale e musicale. Per non parlare del cinema che ha sfornato dei veri capolavori dai quali oggi vengono fuori una marea di remake. Per quanto riguarda me adolescente, bé, io non ho avuto una gran adolescenza, avevo le mie problematiche. A scuola non ero un campione, anche perché ho scoperto molto tardi di essere dislessico. L’ho sempre sospettato, ma all’epoca lo ignoravamo perché ero considerato solo come un ragazzo un po' imbranato che andava male a scuola, che pur essendo intelligente proprio non riusciva. Ho avuto enormi difficoltà anche perché quando si è ragazzi la scuola è un confronto importante con la vita e quando è turbolento mina una serenità interiore che è fondamentale avere in quella fascia d’età. E’ stata davvero complessa la mia adolescenza”.

C’è tanta attesa per il ritorno dell’Ispettore Coliandro. Come ti sei sentito nel ritornare su quel set a Bologna? 

“Mi sono sentito a casa. Coliandro è inevitabilmente da qualche parte dentro di me. Stavolta è passato un bel po' di tempo prima di interpretarlo di nuovo e mi sono chiesto: ‘Ma, mò lo so rifare?’, ci lavoro su. Poi, quando ritorno a Bologna, infilo la giacca di pelle e metto i Ray-Ban lui si riaffaccia. Per me Coliandro è ‘nu frat’ (ndr. Ride). Penso che la nuova stagione la vedremo in ottobre”.

Mentre in Finché c’è crimine c’è speranza, terzo capitolo della saga Non ci resta che il Crimine e Ritorno al Crimine di Massimiliano Bruno con Gianmarco Tognazzi ed Edoardo Leo hai ritrovato dei vecchi amici. Quanto ti sei divertito? 

“Con Massimiliano ci siamo incontrati proprio lavorando insieme nell’Ispettore Coliandro, ormai ci conosciamo da anni. Andare sul suo set ha stretto ancora di più la nostra amicizia. Da pochissimo ho finito di girare e raramente mi sono divertito così tanto su un set. E’ un film folle!”

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