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Incendio dei Camaldoli: fraintendimenti, concause, responsabilità e fatti - parla un Vigile del fuoco

Con le fiamme divampano le polemiche ma sembra che nessuno consideri una cosa importante

L'incendio divampato nella tarda mattinata del 19 giugno sui Camaldoli  resterà a lungo una ferita per Napoli. Ci vorranno anni, infatti, prima che la grossa chiazza nera di vegetazione divorata dal fuoco sia rimpiazzata da nuovo verde, come già è stato per il Vesuvio, ancora oggi deturpato e mutilato.

Di certo con le lingue di fuoco, così pericolosamente vicine all'abitato di Soccavo - tra i quartieri a più alta densità umana della città - sono divampate anche le polemiche: da più parti si parla di ritardi nelle operazioni ed è iniziata la caccia al colpevole, beninteso un colpevole politico e non già l'autore materiale del disastro che, per becera volontà di ferire il territorio o per mera incuria, ha innescato il disastro.

Se accusare a casaccio è facile, assai più difficile è capire. Per questo NapoliToday ha deciso di parlare con Salvatore Spavone, Vigile del Fuoco di lungo corso, uno di quelli che per tutta la vita gli incendi li ha combattuti e sa cosa significa lavorare sul campo, anche in qualità di rappresentante sindacale: è infatti segretario provinciale USB dei vigili del fuoco di Napoli.

Le prime segnalazioni

"Noi Vigili del fuoco riceviamo quotidianamente chiamate per qualsiasi cosa non funziona: acqua, luce, gas - dice Spavone - La gente sa che da noi c'è sempre un operatore pronto a rispondere, qualcuno capace di risolvere. Quello che la gente non sa, invece, è che noi Vigili del fuoco facciamo i conti - nel vero senso della parola - con un'endemica carenza di uomini rispetto a quelle che sono le emergenze da affrontare, le vite da salvare, il soccorso da prestare, le situazioni da risolvere. Ieri i primi allarmi per fiamme sul versante Soccavo dei Camaldoli sono iniziati ad arrivare verso mezzogiorno. La gestione di mezzi e costi limitati, per protocollo - rigido - impone un sopralluogo preventivo da parte di un tecnico appositamente formato e di lunga esperienza, in sigla "dos": quello di turno ieri, quando sono arrivate le segnalazioni, era al lavoro su una precedente diversa emergenza, quindi l'arrivo sul luogo della segnalazione ha richiesto un certo tempo".

I "dos"

Spavone ricorda l'apposita convenzione, operativa dal 4 luglio e siglata dalla regione Campania, che consentirà di avere in forze più dos e più uomini durante l'estate, quando il rischio incendi è più alto, in modo da ridurre i tempi tecnici dei sopralluoghi. 

Il dos ieri ha segnalato che la tipologia di fiamme richiedeva l'intervento di un mezzo aereo. La compoente aerea dei vigili del fuoco - di cui peraltro proprio oggi alla base di Pontecagnano Faiano è stato celebrato il 70mo anno di attività - è organizzata su base nazionale e scale di priorità.

A terra, intanto, comandate dal capo reparto Gennaro Aliperti (che aveva iniziato il suo turno di lavoro alle 8.00 del mattino e non si è fermato un attimo fino all'alba del 20 giugno, dopo quasi 20 ore di lavoro) 3 squadre di caschi rossi imbrigliavano le fiamme e le tenevano lontane - con un successo che nessuno ad ora ha evidenziato - da edifici, cose e persone.

"Nessuna casa, nessuna auto, nessuna bici è andata a fuoco e, soprattutto, nessuna persona si è ustionata", sottolinea infatti Spavone.

Angeli con le ali 

Dopo la segnalazione del dos, nell'ambito della macchina organizzativa, è stato subito approntato il mezzo a pale rotanti (quello che noi chiamiamo elicottero) - LIMA che i Vigili del fuoco possono usare grazie (ancora) ad una convenzione con la regione Campania.

Il Lima ha una potenza di 500 litri a carico. Poca cosa rispetto alla potenzialità di fuoco di una collina ricoperta di sterpaglie e vegetazione asciugata da scarsità di piogge e la complicità dell'alito di fuoco di Minosse, che sta stazionando sul nostro territorio. 

Si presentava tuttavia un altro problema: "le fiamme erano al di sotto del limite di sicurezza dei 500 metri - spiega Spavone - dove cioè si trovano i tralicci della corrente elettrica che va spenta prima del lancio di acqua dall'alto, per evitare di aggiungere tragedia a tragedia e fiamme a fiamme. La società erogatrice ha impiegato per disattivare l'alimentazione circa 3/4 ore: il perché va ricercato nelle verifiche necessarie a valutare gli effetti sui servizi pubblici essenziali e, nel caso, a consentire di alimentarli diversamente. Solo dopo è stato possibile lanciare il primo cestello d'acqua mentre arrivava poi l'elicottero Eriksson col suo carico di 10mila litri d'acqua".

La notte

Nel frattempo, mentre per questioni di prevenzione le suore sono state trasferite in zona più riparata dello stesso Eremo, sui Camaldoli è calato il buio. L'azione di contrasto e contenimento è quindi necessariamente continuata solo a terra: "i mezzi dei vigili del fuoco, infatti - sottolinea Spavone - lavorano a vista d'occhio, in costante coordinamento con le squadre a terra. Non hanno le strumentazioni dei velivoli militari che consentono di manovrare anche al buio".

Alle prime luci dell'alba, dopo che nessuna lingua di fuoco aveva raggiunto edifici, veicoli o persone, e l'abitato - tutto, anche quello sulla collina dei Camaldoli - era tenuto in sicurezza dal coraggio dei caschi rossi, è ripreso il lancio dai mezzi a pale rotanti a disposizione dei Vigili del Fuoco e da Roma è giunto anche un Canadair.

Tra ritardo e tempo tecnico c'è una grossa differenza, e soprattutto esistono grosse differenze tra gestione dell'emergenza - che i Vigili del fuoco conoscono e attuano da sempre con competenza, professionalità e abnegazione, anche a costo della propria vita - e paura.

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