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Gridas a rischio chiusura: "Noi non ce ne andremo"

Gli attivisti del centro culturale di Scampia si preparano a resistere all'ordinanza di sgombero con l'aiuto della rete associativa: "Ci opporremo in tutti i modi fisici possibili"

Un paradosso. Quello di cui è vittima il Grida di Scampia sembra proprio un paradosso. Insignito di premi da Enti di vario ordine e grado per l'attività culturale svolta, rischia la chiusura per una causa intentata dall'ex Istituto autonomo case popolari, oggi Acer. L'Acer sarebbe il proprietario della storica sede di via Monte Rosa e nel 2010 ha cominciato una battaglia legale, prima penale e poi civile, contro gli attivisti.

Il paradosso sta, in primis, nel fatto che l'immobile che ospita le attività dell'associazione non ha alcun valore immobiliare; in secondo luogo, si rischia di privare il quartiere di un baluardo di cultura e legalità, divenuto negli anni casa di molte associazioni della città. "L'idea di lasciare questo luogo non la prendo neanche in considerazione - afferma Mirella Pignataro, fondatrice del Gridas - metterò in pratica tutte le forme di resistenza fisica possibili. Poter restare qui è un diritto che ci siamo guadagnati". 

La storia

Il Gridas è nato nel 1981. Mirella lo fondò insieme al marito, Felice Pignataro, figura di riferimento del mondo associativo partenopeo. In via Monte Rosa fondarono la loro scuola sociale, rigorosamente gratuita e a disposizione di tutti. Negli anni, quel luogo è diventato qualcosa di più. Casa per movimenti, associazioni, attività culturali, oltre che il quartier generale del noto Carnevale di Scampia. "Il nome - precisa la Pignataro - è un acronimo che sta per Gruppo risveglio dal sonno'. E' un'associazione senza scopo di lucro che ha una filosofia alle spalle: risvegliarsi dal sonno e fare delle scelte di vita".

Per Nicola Nardella, presidente dell'VIII Municipalità: "Il Gridas ha donato colore ad un quartiere dove regnava il grigiore sia urbano che culturale. E' un punto di riferimento in un territorio dove si sono prodotte solitudini devastanti e che è stato martoriato da faide di camorra". Nel 2018, l'opera di Felice Pignataro è stata riconosciuta come bene comune immateriale della città e il Gridas come bene comune materiale. 

La causa

La battaglia legale comincia nel 2010, come racconta Martina Pignataro: "L'Acer, all'epoca Iacp, reclamava la proprietà dell'immobile e cominciò una causa penale. Fu il sindaco Iervolino a fare da mediatore e a permetterci di restare. Nel frattempo la causa andò avanti. Ci fu anche un tentativo, negli anni, di passare l'edificio da Iacp al Comune di Napoli, ma mancavano dei documenti per sancirne l'esatto valore catastale". Anche l'amministrazione de Magistris ha proseguito a difendere l'operato del Gridas. "Nel 2013 abbiamo vinto il processo - prosegue Martina - ma non contenti i dirigenti dell'Iacp intentarono una causa civile, di cui abbiamo avuto la sentenza pochi giorni: ci intimano lo sgombero e il pagamento del pagamento delle spese processuali".

Il pronunciamento ha scatenato le reazioni indignate della società civile e di intellettuali e politici. Il Gridas prepara il ricorso e, allo stesso tempo, la sua resistenza: "Noi abbiamo deciso che pagheremo - annuncia Mirella - per dimostrare ancora una volta che non si tratta di una questione di soldi. Ma ad andare via non ci pensiamo nemmeno". 

Le possibili soluzioni

 Al momento, non è chiara la posizione dell'Amministrazione Manfredi. Da quando c'è stata la sentenza nessun componente della Giunta ha pronunciato parole in difesa del Gridas. Il sindaco non ha ancora risposto alla lettera che gli attivisti gli hanno inviato. "La chiusura del Gridas sarebbe un fatto gravissimo - aggiunge Nardella - Una sconfitta per tutti, ma soprattutto per il quartiere. Sono convinto che Manfredi incontrerà i responsabili dell'associazione e si troverà la soluzione. Quella che io credo possibile è che questo bene passi al Comune e quest'ultimo lo ceda agli attivisti". Si spera presto, il tempo non è una risorsa infinita. 

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