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Buoni spesa, pubblicata la graduatoria. È dibattito su come distribuire i 4,5 mln rimasti

Su 18.231 domande, sono stati riconosciuti 15.517 aventi diritto. Visti i criteri d'accesso molto selettivi, resta però più della metà dei fondi stanziati

Oggi pomeriggio la commissione Welfare del Consiglio comunale di Napoli, presieduta da Maria Caniglia, ha incontrato in videoconferenza il vicesindaco Enrico Panini e l’assessore al Welfare Monica Buonanno sul tema della platea dei beneficiari dei buoni-spesa, ovvero dei 100 euro a settimana, per 3 settimane, che il Governo ha deciso di stanziare per esigenze alimentari.

Conclusa la fase del riconoscimento agli aventi diritto che hanno partecipato all’avviso, la discussione si è incentrata sull’esigenza, condivisa da tutti i consiglieri intervenuti, di ampliare, con i fondi residui, la platea dei beneficiari. L’obiettivo è condiviso dall’Amministrazione comunale, hanno assicurato Panini e Buonanno, ma occorre richiedere con forza al Governo lo stanziamento di nuovi fondi – non essendo sufficiente quello del Fondo di Solidarietà – per rispondere ai bisogni delle famiglie a basso reddito fortemente colpite dall’emergenza.

Già nelle settimane precedenti l’avviso, la commissione Welfare, come ribadito dalla presidente Maria Caniglia e dai consiglieri intervenuti, aveva proposto di formulare una graduatoria che tenesse conto non soltanto dei rigidi paletti fissati (non esistenza di altra forma di sostegno pubblico al reddito delle famiglie) ma anche di altri criteri; tra questi, il numero dei componenti il nucleo familiare, la presenza di minori e disabili, per poter includere una fascia di popolazione che pur percependo contributi pubblici, seppure in misura ridotta (come il reddito di cittadinanza, la pensione sociale, il reddito di inclusione), resta comunque sotto la soglia minima di sopravvivenza, soprattutto nella fase di emergenza in atto.

Gli elenchi dei beneficiari

Oggi sono stati pubblicati gli elenchi dei beneficiari dei buoni-spesa: su 18.231 domande, sono stati riconosciuti 15.517 aventi diritto; la maggior parte delle esclusioni si sono avute perché chi ha fatto domanda percepisce già un reddito (di inclusione sociale o di cittadinanza) o non è residente nel Comune di Napoli. C’è dunque un residuo di risorse, sulle iniziali stanziate per il Comune dalla Protezione civile nazionale (7,6 milioni), che ammonta a circa 4,5 milioni.

Questo il riepilogo dei numeri sui beneficiari: 15517 aventi diritto su 18231 domande pervenute.Gli esclusi e le motivazioni: 50 esclusi REI, 772 esclusi RDC, 1 escluso REI e RDC, 894 non residenti, 355 esclusi perché presenti in nucleo con altro richiedente, 642 esclusi per avere nel nucleo un REI o RDC.

La richieste della commissione alla giunta

La presidente di commissione Maria Caniglia e i consiglieri Vincenzo Moretto (Misto – Lega Napoli Salvini), Diego Venanzoni e Alessia Quaglietta (Partito Democratico), Marta Matano (Movimento 5 Stelle), Andrea Santoro (Misto – Fratelli d’Italia) e Laura Bismuto (gruppo Misto) hanno chiesto se l’amministrazione intende utilizzare il residuo per ampliare la platea dei beneficiari o confermare, come annunciato, un’ulteriore quarta settimana di contributo a coloro che già l’hanno ricevuto. Una misura di prudenza, ha spiegato l’assessora Buonanno, ha motivato l’Amministrazione a limitare a famiglie con reddito “zero” gli aiuti alimentari, perché altri Comuni che hanno ampliato i criteri si trovano ora in difficoltà. Con l’attribuzione del buono per un’altra settimana, Napoli finisce per allinearsi a quei Comuni, come Roma e Torino, che hanno concesso buoni spesa di 400 euro per quattro settimane. Bonus per un totale di 800mila euro sono stati comunque riconosciuti a famiglie in cui erano presenti minori e disabili. Con nuove risorse, conoscendo già i numeri dei potenziali destinatari, ad esempio i pensionati al minimo, si potranno dare risposte a un maggior numero di famiglie. Il vicesindaco Panini ha insistito sulla questione delle nuove risorse da chiedere al Governo per far fronte all’emergenza: Napoli ha un reddito pro-capite di un terzo rispetto a Milano, e il fronte del fabbisogno è enorme; anche l’entità dei residui è sproporzionata rispetto alle necessità reali, e sarebbe molto rischioso produrre aspettative che poi non si riesce a governare.

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