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Le Forti Guerriere

Le Forti Guerriere

Violenza di genere e Forti Guerriere, l'intervista. "Chi vuole denunciare adesso lo sa: noi ci siamo"

Nel nome di Fortuna Bellisario, si propongono come sentinelle della condizione femminile nel quartiere Sanità e non solo. Il presente ed il futuro dell'associazione, attraverso le parole di Titty Pascale

Titty Pascale è una delle "Forti Guerriere" della Sanità. È una ragazza impegnata nel quartiere, non soltanto nella battaglia contro la violenza di genere. L'abbiamo intervistata per capire di più delle Forti Guerriere e per comprendere meglio il percorso che quest'associazione ha intrapreso a partire dalla tragedia di Fortuna Bellisario fino ad oggi.

Titty, come sono nate le Forti Guerriere?
"Nacquero dopo il funerale di Fortuna Bellisario (uccisa dal compagno, ndR), due anni fa. Sue amiche, donne del quartiere, si misero insieme con l'obiettivo di lottare contro quello che è un dramma quotidiano, la violenza di genere. Il nome è collegato alla capacità di trovare forza in un momento di profondo sconforto, così da intraprendere un cammino, insieme, per Fortuna e per tutte le altre donne. Dobbiamo la nascita dell'associazione anche a padre Antonio, il parroco del quartiere a cui dobbiamo tutto ciò che oggi alla Sanità. È stato lui che ha stravolto le cose: quando queste donne hanno deciso di mettersi insieme ed esprimere il loro dolore e la loro forza in un modo diverso, è stato lui la guida. Ed è sempre lui che ci segue ancora oggi".

Già in molte si sono rivolte a voi.
"La nostra è una realtà in crescita, che è entrata già in contatto con molte persone che hanno raccontato le loro storie di maltrattamenti. Donne che si sono avvicinate e che hanno trovato il famoso 'coraggio', un qualcosa che purtroppo non si trova facilmente. Non si tratta soltanto di avere la forza di raccontarsi, di uscire da una certa situazione, si tratta di riprendere a credere in se stesse. C'è la violenza fisica, ma non dimentichiamo quella psicologica: ti annienta. Adesso chi riesce a trovare il coraggio di denunciare, di raccontarsi, di far conoscere la propria situazione, sa che c'è un gruppo di donne cui può fare riferimento.
Personalmente seguo le Forti Guerriere oramai da due anni. Possiamo considerarci delle antenne sul territorio, ma l'obiettivo è arrivare a tutte, che siano donne del Rione Sanità o meno
. Essere un punto di riferimento per tutte, e smuovere gli enti che dovrebbero in questi casi aiutare chi è vittima di violenze".

Quando una donna vittima di violenze viene da voi, come vi mettete nel concreto a disposizione?
"Innanzitutto si cerca di capire la situazione. Spesso si ha paura di rivolgersi a chi di dovere. Noi in associazione abbiamo un team di psicologi e di avvocati che può guidare chi viene da noi nel proprio percorso di denuncia".

Avete sensibilizzato anche l'opinione pubblica sulla vicenda processuale dell'omicidio di Fortuna Bellisario.
"Noi vogliamo smuovere le coscienze, sul caso specifico di Fortuna e anche più in generale. Abbiamo fatto un sit-in sotto al Palazzo di Giustizia, a gruppi di due ogni giorno per una settimana. Una manifestazione silenziosa che ha veramente colpito tutti. Quel silenzio è valso più di mille parole".

Ed eravate al funerale di Ornella Pinto.
"C'ero anch'io, sì. Abbiamo portato noi il suo feretro fuori dalla chiesa. Quando ne parliamo diciamo: 'Chiediamo scusa agli uomini, ma dovevamo farlo'. Era un segnale che dovevamo lanciare. L'omicidio di Ornella Pinto è avvenuto una settimana dopo la commemorazione che avevamo fatto a Santa Maria della Sanità, il 7 marzo, a due anni dalla morte di Fortuna. Immaginate come potevamo sentirci, tutte".

Violenza di genere e prevaricazione degli uomini sulle donne. Perché succede ancora oggi?
"Pesa molto il fattore culturale. Dal punto di vista maschile c'è ancora l'idea la donna abbia un determinato ruolo, debba fare solo determinate cose. Dal punto di vista femminile vedo che magari non tutte sono arrivate all'idea che si può essere autonome, che si può avere una vita indipendentemente da chi si ha accanto".

Cosa si può fare?
"Educare. Alla Sanità ci sono molti centri educativi. Spazi per i bambini, dove possono fare doposcuola, attività laboratoriali. Come Forti Guerriere stiamo spessissimo da loro, sono loro il nostro futuro. Durante la commemorazione di Fortuna abbiamo detto qualcosa in cui crediamo molto: vogliamo far crescere dei bambini più gentili e più sensibili, e delle bambine più guerriere. Smussare quelle idee cui purtroppo molti sono ancorati. Negli ultimi tempi è nato un nuovo centro educativo nella zona delle Fontanelle, la 'Casa di Anna'. Le Forti Guerriere stanno collaborando anche con questo centro. Anche la Casa di Anna è agli inizi e questo della pandemia è un periodo particolare, ma abbiamo in programma molte cose per quando la situazione migliorerà, è importante andare verso i bambini, volgere lo sguardo al futuro".

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