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Scontro Comune-Federico II sulla Tari. L'Università morosa per 31 milioni

L'ateneo spiega: "Impossibile applicare per i nostri spazi la tariffa unica come per le scuole. Pronti a pagare ma solo dopo una rimodulazione delle categorie"

E' stato il sindaco de Magistris ha ripescare una vicenda sepolta in un'audizione della Corte dei conti del 2017. "Gaetano Manfredi - ha affermato il primo cittadino - parla del debito di Napoli senza considerare il debito che ha lasciato lui quando era rettore della Federico II, università che non paga la Tari da un decennio".

Il debito ammonterebbe a 31 milioni di euro, una cifra importante in una città sull'orlo della bancarotta. A distanza di 24 ore, è gunta la replica della Federico II: "L’Università - su legge in una nota - ha in essere con il Comune di Napoli un contenzioso sulle modalità di calcolo della tassa dei rifiuti (TARI/TARES) esclusivamente a far data dall’anno 2013, durante il rettorato Marrelli. L’Ateneo ha, infatti, impugnato gli avvisi relativi alla TARI/TARES emessi dal Comune di Napoli per gli anni 2013-2018, per i quali i giudizi sono ancora pendenti. In assenza di una specifica normativa nazionale che definisca la tariffazione per l’Università, il Comune di Napoli richiede che si debba applicare la tariffa unica prevista per le scuole, indipendentemente dalla distribuzione e dall’uso diversificato degli spazi universitari (incomparabili per natura e quantità a quelli di una scuola), a differenza di quanto avviene in altri comuni, anche campani, che hanno determinato una tariffa ad hoc al fine di colmare la lacuna normativa".

In sintesi, l'Ateneo federiciano si rifiuta di pagare una tariffa unica che uniforma gli spazi universitari a prescindere dal loro utilizzo, facendo così schizzare la tariffa verso l'altro. La nota prosegue con il calcolo del debito: "Secondo le valutazioni formulate dagli uffici comunali di Napoli, con l’applicazione di un’unica tariffa indistintamente a tutte le superfici, per gli anni dal 2013 al 2018 la tassa ammonta a circa 26 milioni di euro, a cui andrebbero aggiunti altri circa 5 milioni di euro per le annualità 2019 e 2020, per un totale di circa 31 milioni di euro".

Le soluzioni per questo contenzioso sono due. Una è qulla di attendere il pronunciamento della Giustizia. Il secondo, lo propone la stessa Università: "Già molto prima dell’evento della pandemia da COVID 19 è stata formulata un’ipotesi di applicazione differenziata delle tariffe. La proposta prevede, in adesione alla tesi del Comune di Napoli, l’applicazione della tariffa di categoria 1 (scuole) a tutti gli spazi ad eccezione del campus universitario di San Giovanni, di quello di Monte Sant’Angelo, delle aule di grandi dimensioni utilizzate unicamente per convegni e congressi, dove gli ampi spazi sono tali da farli assimilare a spazi adibiti ad auditorium (tariffa di categoria 2), in linea con la legge nazionale che stabilisce che in assenza di specifica indicazione di destinazione d’uso vada applicata la tariffa assimilabile. Definito l’accordo per l’applicazione delle tariffe ai diversi spazi, l’Università - come ha più volte dichiarato - è pronta a pagare in un’unica soluzione e senza richiesta di rateizzazione la somma concordata, che è stata progressivamente accantonata in un apposito fondo vincolato".

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