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"Abbiamo perso Luciano per sempre, almeno fateci riavere le sue cose": l'appello della moglie di Chiosi, una delle prime vittime del CoVid

Luciano Chiosi è morto lo scorso 2 aprile al reparto CoVid della Schiana di Pozzuoli. Era entrato in ospedale in ottime condizioni. La polmonite evidenziata da una Tac lo ha portato via in meno di due settimane

E’ passato un mese da quando il CoVid ha strappato all’affetto dei suoi cari Luciano Chiosi. Ingegnere, molto conosciuto a Napoli e stimato per la sua disponibilità e gentilezza, Chiosi è stato tra le prime vittime del Coronavirus a Napoli.

Il 19 marzo scorso, giorno della festa del papà, aveva notato uno strano tremore al braccio destro: sportivo di razza, amante del mare e della montagna, in perfetta salute, aveva subito voluto vederci chiaro. Un consulto con un neurologo via Skype, la Tac eseguita in un laboratorio privato, la scoperta di una seria polmonite interstiziale e la raccomandazione del radiologo di recarsi subito in un centro CoVid. “Erano giorni terribili – racconta la moglie Titti Troianiello, consigliere dell’Ordine degli avvocati di Napoli – sapevamo che il Cotugno era saturo, mentre il centro CoVid della Schiana di Pozzuoli aveva appena aperto. Quindi l’ho accompagnato lì. Luciano stava bene. Non aveva febbre, non aveva mal di gola o tosse, nessun dolore o sintomo. Niente”.

All’ospedale tutto si svolge talmente rapidamente che la moglie non ha neanche il tempo di salutarlo: “Aveva con sé tutti gli effetti personali – racconta Titti Troianiello -  ovviamente il portafogli con tutti i documenti, e una catenina e l’orologio da cui non si separava mai. Ho chiesto subito di potere avere almeno i documenti, ma mi è stato detto che non era possibile, perché nulla poteva uscire dal reparto CoVid”.

Per la famiglia Chiosi è l’inizio di un incubo. Le condizioni peggiorano in modo inesorabile e Luciano Chiosi muore il 2 aprile.

Il trigesimo sarà celebrato oggi, con una messa “virtuale” organizzata dagli amici, in streaming su Fb alle 15,58, sulla pagina della Parrocchia del Santissimo Redentore del Corso Vittorio Emanuele Napoli o attraverso i profili di padre Asti Francesco e Botta Fabrizio Diacono. Nel frattempo la moglie lancia un appello accorato ai responsabili e al personale dell’Ospedale Santa Maria delle Grazie – La Schiana di Pozzuoli: “Vi prego, fatemi riavere gli effetti personali di Luciano. La catenina d’oro che indossava gli era stata regalata dal padre quando era solo un ragazzino, ci teneva tantissimo e diceva sempre che un giorno l'avrebbe data a nostro figlio – spiega Titti Troianiello – nel telefono cellulare poi c’erano le nostre foto, ricordi insostituibili della nostra vita insieme. L’orologio era un dono d’anniversario. Abbiamo perso Luciano per sempre, almeno ridateci le sue cose”.

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