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"Nelle carceri dilaga il Covid": l'allarme della polizia penitenziaria

Tra le regioni in maggiore difficoltà proprio la Campania

Nelle carceri italiane il numero dei detenuti positivi al Covid in tre giorni è più che triplicato passando da 159 del 4 luglio agli attuali 567. Preoccupante in particolare proprio la situazione in Campania, con 116 positivi. Anche il numero del personale penitenziario è fortemente aumentato: da 305 del 4 luglio agli attuali 586 agenti.

A riferirlo è il segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria Aldo Di Giacomo, per il quale “a questo punto non si può sminuire l’allarme che pure abbiamo lanciato da qualche settimana. Dopo l’incremento esponenziale dei casi di Covid “fuori”, il carcere non può essere considerato immune, tanto più che è stata abbassata l’attenzione sulla prevenzione e il controllo, con la scomparsa di mascherine e prodotti igienizzanti".

"È una delle due facce della stessa medaglia-emergenza di questa estate (l’altra è le continue aggressioni al personale) aggravata dalle condizioni di vecchissimi istituti penitenziari - prosegue Di Giacomo - che sono ancora in attesa degli otto nuovi padiglioni promessi dal Ministro Cartabia, insieme al Premier Draghi, esattamente un anno fa. Con l’aggravante che risulta complicato isolare i positivi per la carenza di spazi".

Per Di Giacomo “a rendere la situazione ancora più complicata – aggiunge - è la notizia, in contemporanea ai focolai in alcuni penitenziari, del licenziamento dei 1000 Operatori socio sanitari (Oss) assunti tramite l’ordinanza 665 della Protezione civile del 22 aprile del 2020 proprio durante la prima ondata di pandemia per garantire controllo ed assistenza dei detenuti. Si tratta di personale sanitario indispensabile considerata la continua e costante emergenza di personale che caratterizza il sistema sanitario in carcere. Un contesto drammatico non solo per il Covid quanto per la diffusione nei penitenziari di malattie infettive come l’hiv, l’epatite B e C e la tubercolosi. Ancora una volta – afferma Di Giacomo – è la macchina burocratica a bloccare il proseguimento del lavoro degli Oss perché risulta difficile il dialogo su cosa fare tra tre Ministeri (Lavoro, Sanità e Giustizia) e nonostante alcune Regioni alle quali è stata delegata la sanità penitenziaria siano disponibili a metterci, attraverso i propri bilanci, le risorse finanziarie necessarie”.

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