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Locali della movida, scatta la protesta: "Ci sentiamo costretti ad aprire"

La loro provocatoria richiesta è che venga rispettato "il diritto a non riaprire": le ragioni

Diversi locali napoletani hanno diramato un comunicato, attraverso una pagina web ad hoc, in cui spiegano di essersi sentiti "costretti ad aprire" nella Fase 2, questo laddove le disposizioni (in primis della Regione) stanno rendendo il loro lavoro antieconomico se non addirittura pericoloso.

Si tratta di Pepi Vintage, Buco Pertuso, La Fesseria, Ex Salumeria, O'Cafe Buono, L' Intoppo, Vero-Gastrobar e Dopoteatro. "Non siamo un comitato – spiegano – Non siamo un’associazione. Siamo liberi cittadini, proprietari, gestori e dipendenti, che hanno un pensiero comune: ci sentiamo costretti ad aprire".

Il messaggio è alla "classe dirigente". La richiesta è "il diritto a non aprire", oltre che di "un vero piano graduale di riapertura studiando le caratteristiche di ciascuna attività e le particolarità del territorio, chiediamo così che si distinguano finalmente attività di bar/caffetteria diurne con quelle notturne, che si distinguano le attività con spazi all’aperto da quelle che non ce l’hanno. Perché è tramite lo studio oculato delle problematiche che si fanno le cose, quando si vogliono fare per bene".

La richiesta è di chiarezza, e soprattutto la pretesa è "di non essere perseguitati con sanzioni indecorose e demonizzati come il male di una nuova curva epidemiologica. Le nostre attività sono aggregative e noi lo sappiamo, Voi? Voi lo sapete e decidete comunque di farci riaprire tentando di rovesciare completamente il senso del nostro lavoro. Possiamo controllare e gestire molto, d’altronde siamo diventati poliziotti, infettivologi, facciamo anche classi a due alla volta di educazione civica, ma i miracoli no. Purtroppo abbiamo provato anche con quelli, ma nn ci siamo riusciti".

Numerose le rimostranze alle autorità da parte del gruppo di locali. Che si sentono costretti alla riapertura "nonostante l’assenza di aggregazione"; nonostante alcuni di essi si siano sempre sostenuti senza posti a sedere e ora siano quindi costretti all'asporto (quindi con costi di gestione insostenibili); nonostante ci sia paura delle sanzioni "qualora non riuscissimo a gestire il distanziamento sociale nei pressi dei nostri ingressi. Responsabilità fuori luogo della quale ci avete fatto carico"; "nonostante l’irrisolto tema controverso dei tagli al personale e le tantissime casse integrazioni in deroga ancora ad oggi non pervenute"; "nonostante il mancato sostegno in tema di tagli alle utenze, di fitti di locazione e gestione"; "nonostante la paura di diventare il capro espiatorio di comitati, giornalisti faziosi e politici di turno".

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