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Il decennale del naufragio

Costa Concordia 10 anni dopo, la figlia di Schettino: "De Falco non capì la situazione"

La risposta polemica, via social, della figlia del capitano (condannato a 16 anni) ad un'intervista dell'ex ufficiale della marina

"È sotto gli occhi di tutti che mio padre sta espiando la sentenza in religioso silenzio, invito pertanto nel rispetto delle vittime a fare altrettanto". Lo scrive, all'interno di un lungo messaggio su Facebook, Rossella Schettino, figlia del comandante di quella Costa Concordia naufragata quasi dieci anni fa.

Il decennale del disastro è occasione in queste ultime settimane di un diffuso ripercorrere quei terribili momenti, ore tragiche e complesse, che avrebbero portato – tempo dopo – ad una sentenza di condanna a 16 anni di carcere per l'uomo che aveva la responsabilità della nave e delle migliaia di persone a bordo, l'allora 51enne Francesco Schettino appunto.

La figlia di Schettino invita al silenzio, soprattutto l'ex ufficiale della guardia costiera Gregorio de Falco, l'uomo del "torni a bordo ca**o" rivolto al comandante che aveva abbandonato la Costa Concordia. A de Falco Rossella Schettino chiede anzi "uno slancio intellettuale che gli farebbe solo onore, ammettendo che nella concitazione degli eventi avrebbe potuto non comprendere che la nave si era abbattuta".

"Ricordo che il 13 gennaio, non è un evento da celebrare ma una triste ricorrenza che non dovrebbe lasciare spazio ad autocelebrazioni né generare onde emotive che potrebbero essere dannose per il sereno prosieguo degli iter giudiziari previsti dalla legge Italiana ed Europea – prosegue ancora la ragazza – All'epoca dell'incidente ero appena quindicenne, se esiste una scala di misurazione del dolore per quanto accaduto, credo che il mio sia il più prossimo di coloro che sono colpiti negli affetti più cari". "Rinnovo – ha quindi concluso – la mia più sincera e sentita vicinanza alle vittime".

Le parole di de Falco: "Si potevano salvare tutti"

"Non avere dato subito l’ordine di abbandonare la nave": è questo che de Falco, in un'intervista rilasciata in questi giorni a La Stampa, attribuisce al comandante Schettino. "Se una nave come la Concordia ha tre compartimenti contigui allagati, vuol dire che affonderà. La Concordia aveva tre compartimenti contigui allagati, doveva essere ritenuta nave morta e abbandonata fin dall’inizio. Probabilmente in questo modo tutti si sarebbero salvati".

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