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Giovedì, 27 Gennaio 2022
L'anniversario

Naufragio Concordia dieci anni dopo, la figlia di Schettino "assolve" suo padre

Il confronto tra la ricostruzione dei fatti del Giglio ad opera della 25enne e quella dei giudici che hanno condannato il comandante

"Rinnovo il sentito cordoglio pronunciato da mio padre in tribunale alle famiglie per il dolore prodotto dalla perdita prematura dei loro cari". È quanto scrive sui social Rossella Schettino, la figlia di quel Francesco Schettino che era il comandante della Costa Concordia quando naufragò nei pressi dell'Isola del Giglio, al decimo anniversario della tragedia in cui persero la vita 32 persone.

Sfortuna o responsabilità

La figlia dell'uomo in carcere perché ritenuto responsabile di quanto accade parla di "un palese e inspiegabile malinteso" che innescò l'incidente. Una situazione in cui "anche l'ultimo tentativo di evitare l'impatto" venne "annullato dall'errore del timoniere".

Rossella Schettino difende suo padre, condannato a 16 anni anche perché diede secondo i giudici l'allarme con un ritardo che assunse "un evidente rilievo causale nella morte di 32 persone". "L'inaspettato evento della nave che si ribalta sul suo lato a dritta ha ostacolato l'evacuazione delle ultime persone", sostiene però la 25enne.

Caduto in mare o scappato dalla nave?

Anche la ricostruzione degli ultimi istanti sulla Concordia del suo comandante sono dalla ragazza ricostruiti diversamente rispetto a quanto fatto dai giudici. "Dopo essersi reso conto del pericolo imminente dovuto alla drastica inclinazione del pavimento e della scialuppa di salvataggio sul passeggero a dritta che veniva risucchiata sotto la nave capovolgente, mio padre è stato gettato a forza in mare" , spiega Rossella Schettino. Da lì avrebbe raggiunto a nuoto una scialuppa con all'interno dei suoi ufficiali.

Per i giudici però l'uomo non venne gettato a mare ma abbandonò la nave di proposito, circostanza che hanno ritenuto confermata dal fatto che l'uomo andò in cabina a prendere il giubbotto e documenti di bordo e, "nonostante le sollecitazioni a tornare a bordo (del comandante Gregorio de Falco) per coordinare i soccorsi, rimase sugli scogli della Gabbianara", questo nonostante avesse "consapevolezza, una volta allontanatosi dalla nave, che a bordo vi erano ancora persone presenti".

"Opportuna un'ulteriore analisi dei fatti"

"L'implacabile trasmissione di una banale conversazione telefonica - quella con De Falco, spiega ancora la figlia dell'ex comandante - è servita allo scopo prefissato di impedire alla gente di concentrare la propria attenzione sulla comprensione di cosa è successo e perché". Rossella Schettino conclude così: "Poiché non è possibile tornare indietro nel tempo, per rendere omaggio ai ricordi di coloro che hanno perso la vita, dovremmo essere pronti ad accettare la nuda verità sul perché i fatti tragici si sono svolti e degenerati al peggio. Data l'ampia gamma di tecnici e la complessa natura dell'incidente, sarebbe opportuna un'ulteriore analisi per affrontare l'incidente".

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