Coronavirus, gli 007 dei focolai: ecco come si indaga sui contatti di un positivo

Un interrogatorio telefonico, la ricostruzione degli ultimi 14 giorni tra incontri e posti frequentati. Ecco come le Asl lavorano per tamponare l'epidemia

Ansa

Il loro lavoro inizia non appena un tampone risulta positivo al Covid. Sono gli investigatori delle Asl, coloro i quali in Campania – come in ogni altra regione del Paese – si occupano del "tracciamento dei contatti" dei contagiati, così da contenere l'epidemia.

L'obiettivo è sempre lo stesso, risalire a potenziali altri casi, seguire la traiettoria di ogni focolaio per estinguerlo: in tutto il Paese, il 31,5% delle diagnosi avviene attraverso questo tipo di attività.

Fondamentale per individuare altri potenziali casi è, naturalmente, l'interrogatorio del contagiato. Ricostruire dov'è stato nei giorni precedenti, chi ha visto. Si inizia con l’identificazione dei contatti più vicini, i familiari. Poi ci si allontana verso quelli più distanti nel tempo, fino a 14 gioni dalla diagnosi di positività.

Un lavoro che avviene tutto per telefono, con l'operatore che stila una lista di persone. Dalle Asl raccontano che in genere i cittadini collaborano, sebbene inizialmente siano presi dal panico per poi ricordare incontri e luoghi maggiormente frequentati nelle due settimane precedenti. Si usano anche biglietti aerei, di metro, di bus, se si è stati in un ristorante si prova a capire chi fosse seduto ai tavoli vicini.

A questo tracciamento si aggiunge quello informatico legato all’app per smartphone "Immuni", il cui bilancio però fino ad ora è stato particolarmente deludente.

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