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"Lottiamo contro due calamità: Stato e Governo", lo chef Carli decide di chiudere il ristorante

"La nostra chiusura vuole essere un piccolo segno di protesta, ogni singolo cittadino merita rispetto e ha diritto al lavoro, siamo dell'idea che dopo un anno in queste condizioni si può e si deve fare di più. Bisogna pensare a come riaprire il sicurezza non a fare altre chiusure", denuncia il ristoratore

Lo Chef Gian Marco Carli del ristorante "Il Principe di Pompei" a causa delle ultime restrizioni Covid (per quanto concerne il servizio al tavolo), che ancora una volta penalizzano il comparto della ristorazione, ha deciso di chiudere momentaneamente il locale in attesa di tempi migliori.

Quanto sta diventando difficile con le restrizioni covid fare attività di ristorazione?

"L'ultimo anno ci ha insegnato quanto sia importante essere resilienti ed adattarsi, con le mille difficoltà del caso, a quello che richiede il mercato. E' stato un anno molto difficile che ha messo a dura prova le nostre capacità a 360 gradi. Fortunatamente siamo qui a parlarne quindi mi reputo nelle fila dei fortunati, tanti colleghi non ce l'hanno fatta".

Perchè avete deciso di non aprire?

"Chi ci conosce sa bene che non siamo fra quelli che gettano la spugna ma, l'ultima chiusura ha messo in evidenza che stiamo lottando contro due calamità,  la pandemia e un Governo cieco e sordo pronto ad infierire senza tener conto già dell'equilibrio precario che contraddistingue il momento. La nostra chiusura vuole essere un piccolo segno di protesta, ogni singolo cittadino merita rispetto e ha diritto al lavoro, siamo dell'idea che dopo un anno in queste condizioni si può e si deve fare di più. Bisogna pensare a come riaprire il sicurezza non a fare altre chiusure".

Come sono quantificabili i danni causati dalle restrizioni?

"I danni sono pressoché inquantificabili, abbiamo chiuso l'anno con un meno 70%. Il Principe si trova a Pompei, secondo museo più visitato al mondo, l'assenza del turismo sta destabilizzando l'intero comparto turistico ricettivo e di conseguenza anche noi. Fortunatamente abbiamo tanta clientela locale che durante tutto quest'anno ci ha sostenuto e ci ha permesso di essere ancora qui".

Cosa chiedete al governo e al premier Draghi?

"Le richieste sarebbero un bel po' ma, ci rendiamo conto che anche lo stato è duramente provato da quest'anno in bianco. Vorremmo sicuramente più attenzione verso un comparto così strategico e che occupa ben 1.2 milioni di persone. Sento che si inizia a parlare di de-tassazione sulle imprese, sarebbe un buon inizio per rendere di nuovo l'Italia appetibile sul mercato internazionale. Il suo ristorante è diventato un punto di riferimento a Pompei".

C'è il timore che la pandemia possa cambiare le abitudini degli italiani?

"Gli italiani non cambieranno mai, siamo amanti del bello, siamo amanti del buon cibo e siamo amanti della qualità. Se continuiamo a lavorare come abbiamo fatto negli ultimi 3 anni sono sicuro che la situazione può solo migliorare. Fra le tante aperture e chiusure nonostante le difficoltà abbiamo sempre portato a casa il risultato ... perché dovremmo spaventarci ora che siamo al rush finale?"

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