Giovedì, 18 Luglio 2024

Dopo 42 anni chiude Tattoo: "A Napoli si può vendere solo la pizza"

Intervista a Enzo Pone, il titolare del negozio di dischi nel centro di Napoli dove hanno ascoltato musica Francesco Rosi, John Turturro e Robert De Niro

"Mi sono un po' emozionato, non lo so com'è andata". Alla fine dell'intervista Enzo Pone non riesce a trattenere la tristezza. Sa che dopo 42 anni sarò costretto a chiudere Tattoo Records, lo storico negozio di dischi di piazzetta Nilo, nel centro storico di Napoli. Le porte si chiuderanno definitivamente il prossimo 15 ottobre. "Ora non si vende più nulla, ma negli anni '80 c'era la fila per l'ultimo album di Lou Reed o dei Metallica. Oggi, in questa città si vende solo la pizza".

La vera concorrente è la pizza

Per Enzo ad aver rovinato il mercatro musicale non è stato l'avvento di internet e delle piattaforme. "Sui dischi c'è un ricarico del 30 per cento: vuol dire che io per campare devo vendere tantissimi dischi. La vera concorrenza in questa piazza arriva dalla pizza e dalla birra, su cui c'è un ricarico del 300 per cento. E le persone spendono i loro soldi solo per pizza e birra. Prima, i ragazzi conservavano i soldi per un album, ora non più.  

Pone ha superato i 70 anni, oltre metà della sua esistenza è trascorsa in questo negozio. "E' stata una decisione molto dura, per questo negozio ho trascurato anche la mia famiglia, posso dire di non conoscere i miei nipoti. Non ci sono più le condizioni per proseguire, non ho più l'energia. Allo stesso tempo, conservo anche abbastanza amore per questo lavoro da non potermi adeguare a questi tempi".  

Napoli non è più Napoli

Dagli anni '80 a oggi il centro storico di Napoli si è trasformato. Le strade sono le stesse, ma le persone che passano no. "Credo che, però, i cambiamenti più grossi li stiamo osservando da 7-8 anni. I turisti c'erano anche prima, ma erano più attenti alle particolarità. Oggi vengono a mangiare la pizza, a bere la birretta a basso costo, a comprare il cornicello che magari è stato fatto in Cina. Quando ho iniziato a fare questo lavoro l'idea dei commercianti era fare qualcosa per passione e riuscire a guadagnare qualche soldo. Ora, si cercano solo i profitti facili, senza passioni. I negozianti non sono più solidali, stanno dando il peggio di loro. Guardo questa piazza cambiare e penso che non c'è limite al peggio". 

Eravamo io, Turturro, De Niro e Rosi

Ma non basta il mercato a spiegare la fine di una storia lunga 42 anni. "Mi sembra che le istituzioni non abbiamo alcun interesse a promuovere la cultura in città. In questo negozio sono venuti anche grandi nomi della musica e del cinema. John Turturro ha composto qui la colonna sonora del film su Napoli (Passione, ndr); Francesco Rosi si sedeva su questi gradini e mi diceva 'Fammi ascoltare qualcosa'; con Robert De Niro siamo andati a bere insieme. Invece, nessun sindaco o assessore è mai venuto qui. Però chissà quante pizze hanno mangiato". 

Di fronte all'impoverimento del centro di Napoli una strada potrebbe essere quella delle agevolazioni ai fitti. "Quando vivevo a New York - ricorda Enzo - il sindaco dell'epoca prese alcuni edifici dell'East Side e le diede a intellettuali e artisti a un euro al mese. Non mi pare che da queste parti si sia mai fatta una cosa del genere". 

Il futuro

In un certo senso, Tattoo continuerà ad esistere: "Proveremo la strada della vendita on line. C'è ancora uno zoccolo duro di clienti che vuole questo tipo di prodotto, che ha bisogno del supporto per ascoltare la musica. Credo di poter intraprendere un dialogo con quelle persone senza dover sostenere l'affitto di un negozio. Cosa aprirà al mio posto? Facile prevederlo: una pizzeria, o un bar. Quanto a me, credo che mi dedicherò finalmente alla mia famiglia". 

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