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Bonifica Bagnoli, via ai cantieri a terra. Ma servono 1,2 miliardi per la colmata a mare

La relazione del sindaco Manfredi in Consiglio comunale: "Lavori chiusi entro 3 anni". L'attacco delle opposizioni: "Già spesi 900 milioni per nulla". I comitati: "Vogliamo la liberazione della costa"

Non sono bastati i 900 milioni spesi per completare la bonifica di Bagnoli, serviranno altri 1,2 miliardi euro. E' quanto affermato dal sindaco di Napoli, nonché commissario alla bonifica, Gaetano Manfredi attraverso la relazione presentata al Consiglio comunale questa mattina, 29 gennaio. 

Il primo cittadino ha annunciato l'avvio prossimo dei lavori di bonifica a terra, per un valore di 450 milioni circa. Lavori che comprendono anche la riqualificazione del Parco dello Sport, costato 2 milioni di euro e mai inaugurato in epoca bassoliniana per inquinamento del sottosuolo. La brutta notizia è che per la bonifica a mare serviranno più soldi di quanti non ne siano già stati spesi in trent'anni. Soldi per i quali non sono previsti finanziamenti. 

La bonifica a terra

Manfredi ha presentato positivamente l'avvio dei cantieri. Un'azione che ha necessitato della risoluzione dei contenziosi sui terreni: "In meno di due anni - ha precisato il sindaco - abbiamo messo le basi per la realizzazione della bonifica. In parte sono già stati consegnati i cantieri, altri saranno consegnati nella prima metà del 2024. La conclusione dei lavori, a seconda dei lotti, è prevista tra i 18 mesi e i tre anni". 

Colmata sì, colmata no, colmata a metà

La rimozione della colmata, invece, è tutta un'altra partita. Difficile da qualsiasi punto di vista: tecnico, economico, ambientale. "La legge prevede la rimozione della colmata e il recupero del tratto di costa - spiega Manfredi - Il tema principale non è economico, bensì ambientale perché c'è il problema dello smaltimento del materiale rimosso che dovrebbe avvenire via terra, quindi con migliaia di camion in transito in città". Ci sarebbero due alternative a tutto ciò: "La prima - prosegue il sindaco - è che la colmata non venga rimossa, ma coperta in modo che non ci sia nessun rischio ambientale. In secondo luogo, ho chiesto ai tecnici di valutare una rimozione parziale. I progetti ci sono, bisogna trovare i finanziamenti". 

Che il tema economico sia secondario, come afferma il primo cittadino, non toglie che 1,2 miliardi di euro solo soldi che non si trovano sotto al materasso. "E' incredibile che dopo 30 anni stiamo ancora parlando di progetti - attacca Catello Maresca, consigliere di opposizione - Abbiamo appreso oggi che serve ancora oltre 1 miliardo di euro. Non si capisce dove saranno recuperati questi soldi e in che tempi. Senza un crono-programma non si può far partire nessun piano di rigenerazione". 

Borgo Coroglio e clausole sociali

Un altro punto interrogativo è rappresentato da Borgo Coroglio. Secondo il piano originario, la riqualificazione di Bagnoli avrebbe previsto anche la ristrutturazione degli edifici fatiscenti. Ma ciò comporterebbe due problemi. Il primo è dove collocare i residenti durante i lavori, probabilmente non brevi; il secondo è che, sempre secondo il piano, per rientrare in casa gli abitanti dovrebbero pagare la ristrutturazione e non tutti potrebbero averne voglia e possibilità. "L'altra possibilità che vagliamo - ha aggiunto il sindaco - è di un esproprio con un ristoro per gli attuali residenti". Anche in questo caso, però, non ci sono certezze sui tempi. 

Al consiglio comunale odierno hanno preso parte anche gli attivisti dell'Osservatorio popolare che da anni tengono accesi i riflettori sulla questione ex Italsider: "La nostra priorità sono le clausole sociali - affermato Eddy Sorge e Dario Oropallo - Cioè fare in modo che i disoccupati e i giovani del quartiere possano essere impiegati nei lavori, così da avere un minimo ristoro rispetto ai danni ambientali che hanno subito. Vogliamo il recupero della linea di costa, le altre attività possono essere delocalizzate. 

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