Neonato morto, il ginecologo che ne ha seguito la madre: "Bisogna accertare se poteva essere salvato"

Gianni Festa, 45 anni, è da 20 il ginecologo della famiglia di Maria, la giovanissima mamma del bimbo morto in circostanze che dovranno essere chiarite dagli inquirenti

Ha la voce rotta dall'emozione Giovanni Festa, 45 anni, da 20 anni medico di fiducia della famiglia di Maria, la giovanissima mamma che  in una clinica del Vomero ha perso il suo bimbo: "È straziante quando quello che dovrebbe essere un momento di gioia si trasforma in dolore - spiega a NapoliToday - Ho scelto di fare il medico, e in particolare il ginecologo perché lo considero il lavoro più bello del mondo. Sono sempre stato per la vita, ho sempre scelto la vita. La nostra missione di medici è stare accanto a chi soffre".

"Maledetti protocolli Covid"

Mentre dal cortile della clinica si levavano le urla disperate dei familiari di Maria, il dottor Festa non ha esitato un attimo ad andare da loro per confortarli né si è sottratto alle domande. "So che per questo avrò problemi, ne sono consapevole, ma la mia scelta l'ho fatta quando sono diventato medico e non è mai cambiata: sono da sempre dalla parte della vita e dei pazienti e mi preoccupa lavorare in condizioni di sicurezza -  ci dice - È diritto di Maria e della sua famiglia, come nostro, di tutti, sapere esattamente perché il bimbo è morto, se ci sono responsabilità e se poteva essere salvato. Non è questione di ipotesi, ma di accertamenti medico legali, il resto sono solo illazioni. L'unica cosa certa è che l'epidemia di Covid ha scatenato una specie di psicosi collettiva facendoci dimenticare che siamo esseri umani, che l'umanità viene prima di tutto".
Le risposte alle domande, ripetute mille volte ieri, tra le lacrime e la rabbia, dalla madre e dai familiari di Maria, dunque, potrà darle solo l'autopsia.  

I fatti

Di sicuro Maria non immaginava neanche lontanamente cosa sarebbe accaduto quando un dolore a pancia e schiena l'ha spinta due giorni fa a recarsi nella struttura  sanitaria vomerese stringendo tra le mani la borsa con tutte le cose preparate per il piccolo che avrebbe dovuto chiamarsi Ciro. Erano quasi le 12.30 quando ha varcato la soglia della clinica scelta per il parto e il rilevatore ha segnato qualche linea di febbre. È scattato così il protocollo Covid che, tra l'altro, prevede la necessità del tampone, ed è stato l'inizio di un incubo.

"Dalla clinica mi hanno avvisato che Maria era lì e, dal momento che non erano segnalate urgenze o emergenze, sono arrivato verso le 16 - racconta il dottor Festa - Il tracciato era rassicurante e non c'erano indicatori di rischio per la vita del bimbo o della mamma. Dalle analisi emergevano però valori alterati relativamente al quadro ematico: fattori coagulativi, piastrine, fibrogeni, anche se niente di particolarmente grave o allarmante". Mentre era sotto osservazione, monitorata, in attesa dell'esito tampone che solo dopo si sarebbe scoperto negativo, Maria ha fatto in tempo a chiedere al suo Leo, attraverso il cellulare, la "camicina della fortuna" per il loro bimbo, la prima cosa con cui secondo un'antichissima tradizione napoletana deve essere vestito il neonato. 

Per chiarire il quadro ematico, dopo i risultati delle analisi effettuate, ieri Maria è stata trasferita in un'altra struttura dove è attualmente sotto osservazione.

In attesa degli accertamenti delle autorità, dopo lo strazio e la rabbia, per Maria, Leo, le loro famiglie e anche per il dottor Giovanni Festa e tutti noi oggi è il giorno del dolore muto e della riflessione su ciò che significa restare umani durante questa epidemia che ha scardinato tutte le nostre abitudini e certezze.              

La nota della Sanatrix

"Nessun primario, medico, né tantomeno il direttore sanitario della clinica Sanatrix, ha mai dato nessuna disposizione per fermare o ritardare alcun parto se non urgente. Siamo profondamente dispiaciuti per quanto accaduto ma occorre ristabilire la verità dei fatti per non aggiungere dolore ad altro dolore", scrive in una nota la direzione della clinica Sanatrix di Napoli.

"Rispetto a quanto accaduto la notte scorsa è doveroso precisare che la partoriente è stata sottoposta non solo a tampone per SARV-COV2 ma all'ingresso in pronto soccorso anche a test sierologico che in circa 10 minuti ha dato un risultato negativo. Tale protocollo è previsto proprio per poter gestire l'emergenze in attesa degli esiti del tampone molecolare che richiedono più tempo. Con l'esito negativo del test sierologico sulla Signora, qualsiasi emergenza poteva essere gestita dai medici curanti, senza alcuna limitazione da parte del Primario o del Direttore Sanitario, non potendo mai immaginare di ritardare una urgenza medica o chirurgica. Sia il Primario del reparto di Ginecologia, sia il Direttore Sanitario, vista l'ora in cui si sono svolti i fatti, non erano presenti nella struttura né tantomeno hanno impartito ordini ostativi al parto, visto che sono stati informati solo dopo l'evento, come è facilmente ricostruibile dal magistrato prontamente intervenuto. Il personale medico, paramedico, infermieristico e di sicurezza della Clinica Sanatrix sono ben consci dell'accaduto e pronti a ricostruire la verità dei fatti, smentendo l'inverosimile e fuorviante ricostruzione dei fatti apparse sui social. Ogni altra ricostruzione dei fatti è pura speculazione su una tragedia che non merita ulteriore dolore, se non altro per rispetto ad una famiglia la cui sofferenza non è neanche lontanamente immaginabile". "La direzione della Clinica Sanatrix dichiara la piena fiducia nell'operato della magistratura, auspicando una rapida ricerca della verità che possa ristabilire la dignità professionale del Primario, delle ostetriche e degli altri operatori ingiustamente coinvolti".

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