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Perché abbattere gli orsi se le api uccidono di più

“Se abbattiamo gli orsi, dovremmo allora eradicare vespe e api, poichè causano molte più morti all’anno dei plantigradi sotto accusa”. L'opinione dell' allergologo Gennaro Liccardi

Il dibattito rimane acceso. Si continua a parlare dell'orsa JJ4 che ha aggredito e ucciso tra il 5 e il 6 aprile il runner Andrea Papi, 26 anni, nei boschi di Caldes, in valle di Sole (Trento). C’è chi (una minoranza) ritiene necessaria l’uccisione dell’animale per la sicurezza dell’uomo, e chi (la maggioranza) difende a spada tratta l’orsa, rivendicandone l’innocenza e la conseguente sospensione della pena capitale. Intanto, il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, sfida nuovamente il Tar e gli animalisti, e firma una nuova ordinanza di abbattimento dell’animale, attualmente rinchiuso nel rifugio Le Casteller a Trento. Ma nel mirino della Provincia ci sono anche altri orsi che hanno aggredito esseri umani o hanno causato danni nei centri abitati, per i quali è stata emessa un’ordinanza di abbattimento.

“Ma se abbattiamo gli orsi, dovremmo allora eradicare vespe e api, poichè causano molte più morti all’anno dei plantigradi sotto accusa”. E’ questa l’opinione dell’allergologo Gennaro Liccardi, già Responsabile dell’Ambulatorio di Allergologia dell’Ospedale Cardarelli di Napoli nonchè docente presso la Scuola di Specializzazione in Medicina Respiratoria Università degli Studi Tor Vergata di Roma.

Api e vespe uccidono più degli orsi

“Sì, a livello globale, le specie animali più pericolose per l’uomo sono gli imenotteri (vespe, api, calabroni, ecc) la cui puntura può determinare quadri clinici che vanno dal semplice “rigonfiamento” nella sede di contatto fino a quadri di shock anafilattico che possono portare anche alla morte. Soltanto in Italia i dati ci dicono che tra le 10 e le 20 persone all’anno perdono la vita in tali circostanze. Sebbene percentualmente meno letali, ci sono anche molti altri insetti, soprattutto ematofagi (che succhiano sangue), che sono in grado di determinare reazioni cutanee più o meno intense”.

A mietere vittime anche animali domestici (ma non per questo si pensa di eradicarli)

“Le allergie alimentari ogni anno in Italia causano ben 40 morti. Reazioni allergiche da lievi (prurito ed arrossamento cutaneo) a gravi (fino allo shock anafilattico) sono frequentemente determinate da ingestione di alimenti di origine animale. Si parte dai semplici derivati (latte, uova e loro prodotti) per arrivare agli alimenti costituiti dall’animale in toto o da componenti separati. Sono state segnalate reazioni allergiche nei confronti di quasi tutte le specie animali catturate o allevate a scopo alimentare, come mammiferi, uccelli, pesci, molluschi con o senza valve, crostacei, ecc. Reazioni allergiche gravi o addirittura anafilattiche sono state descritte, più raramente, anche in seguito al contatto con mammiferi selvatici o domestici quali capriolo, coniglio e cavallo. E poi ci sono gli animali da compagnia, come il cane e il gatto, che costituiscono invece una comune causa di allergia respiratoria (rinite ed asma bronchiale) in tutte le aree geografiche del mondo. L’intensità dei sintomi respiratori è variabile da soggetto a soggetto ma, in alcuni casi, quelli asmatici possono essere molto intensi determinando serie difficoltà di vita ai pazienti e gravi problematiche emotive derivate dalla eventuale decisione di allontanare il cane/gatto dall’ambiente domestico. Tuttavia, questi rischi non hanno mai spinto nessuno a bandire determinati alimenti dalle nostre tavole o animali dalle nostre case, o, peggio, ad abbattere alcune specie selvatiche".

Non abbattiamo gli orsi, piuttosto intraprendiamo percorsi preventivi

"La presenza degli imenotteri sul territorio Italiano impone un tributo di almeno 10 morti all'anno per shock anafilattico, il contatto con animali domestici determina moltissimi casi di allergie respiratorie talora gravi, l’ingestione di derivati animali induce di frequente reazioni allergiche di varia tipologia e severità. Ebbene, la colpa di tutti questi eventi, al netto della fatalità, non è certamente attribuibile agli animali stessi e, fortunatamente, a nessuno è mai venuto in mente di “eradicare” le api o sopprimere cani e gatti o bloccare le attività di allevamento e pesca perché alcune persone subiscono effetti negativi per il contatto con il mondo animale. La colpa di tali eventi ricade solo sugli esseri umani che molte volte non seguono i criteri di ragionevolezza e non fanno affidamento sulla Scienza che, in molti casi, puà limitare i danni. Ritornando alla vicenda dell’orsa nel Trentino, a mio avviso, non esiste alcun motivo per cui l'orsa JJ4, ed altri esemplari obiettivamente “problematici”, debbano essere soppressi. Piuttosto sarebbe giusto collocarli in ambienti faunistici controllati, e, parimenti, intraprendere percorsi preventivi e scientificamente validati in grado di ridurre il rischio connesso alla coabitazione con questa specie".

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