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domenica, 26 maggio 14°

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Giuseppe Ruotolo

  • Somma Vesuviana
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Giuseppe Ruotolo

Giuseppe Ruotolo ha commentato:

" Zione, coi pensieri sparpagliati da vecchio scugnizzo "Chiajese"; circa il tentativo di suicidio da parte del laborioso Motorista nautico "Pierino" Paganelli (della nota Famiglia di Congegnatori meccanici e costruttori di brillanti auto da corsa, fin dagli anni 40 (?)) a cui la feroce Persecuzione di Iniquitalia, dovuta a sbagli ed esagerazioni e forse in primis e principalmente a causa della confusione da parte degli Enti accertatori che spesso lanciano sciabolate alla cieca, peccano di chiarezza ed al pari del Giudiciume, non pagano mai per le cazzate o Carognate che fanno, ciò lo ha talmente avvilito facendogli prendere la più brutta decisione possibile; comunque mi auguro di rivederlo come è sempre stato, da piccolo e da grande: vispo, gagliardo e allegro fanciullone.

A proposito dei piccoli e oscuri imprenditori e dei "poveri" Artigiani che lottano e stentano per andare avanti, ogni tanto qualcuno è riuscito pure ad agguantare un poco di gloria e soltanto quella, purtroppo ... dati i tempi. Negli anni venti, i fratelli Esposito, nella loro officinetta di via Martucci (a Napoli) costruirono un'eccezionale vettura da competizione ed un ruggente motorino, cominciando col ricavarne un originale albero a gomiti da una "mollica di acciaio" e col solo lavoro di tornitura; ciò per evitare delle pericolose cricche nella struttura del materiale, che all'epoca e malgrado "la ricottura", esse predisponevano facilmente alla rottura dello stesso, per le tensioni interne del metallo, dovute ai colpi di maglio che subiva invece l'asse motore classico, prodotto per fucinatura.

All'epoca, tale estrosa trovata si rivelò fondamentale alla longevità del motore e col buon esito che ebbe nelle gare, su strada (e quasi sempre in salita); perchè questa loro leggerissima auto da corsa ("Camen") che benché fatta di umile legno, pure dava sonore legnate a blasonate concorrenti di gran marca ... e questo nei racconti dei nonni, ha sempre avuto un nostalgico ricordo; poi hanno seguito (ma anche preceduto ...) tanti altri piccoli "costruttori" che malgrado la mancanza di capitale e adatte attrezzature, seppero lo stesso tenere dignitosamente la testa alzata e mietere buoni successi nelle competizioni in cui partecipavano anche da piloti, come Giordano, Bellucci, Fiordelisi, Boffa e un chiaro quanto celebrato (e ancora adesso, nel resto del mondo ...) Paganelli del tempo. "
in

Riceve cartella esattoriale da 15mila euro: Pietro Paganelli si spara alla testa

il 7 maggio del 2012 5 commenti

Giuseppe Ruotolo

Giuseppe Ruotolo ha commentato:

" Zione pungola preventivamente, meglio se pleonasticamente; perché è ben convinto che si può e si deve poter recuperare il relitto del peschereccio Giovanni Padre in cui riposano i due Marinai, travolti dalla responsabile e grave incoscienza altrui e specie se come sembra, si tratta di un problema anche di carattere finanziario in cui è moralmente coinvolta pure la Proprietà, composta da Famiglie di gente di mare, della nave investitrice Jolly Grigio, la quale è sommamente obbligata dall’Etica della vita ad impegnarsi anch’essa in prima persona, mettendo a disposizione dell’Autorità che dirige le operazioni, se necessario, le proprie attrezzature, il personale e la cifra occorrente per il pagamento di un eventuale intervento di recupero da parte di altri.
Nel mentre si esprime il cordoglio per questa ennesima “Tragedia del mare” e l’apprezzamento per le nobili parole di conforto e di impegno preso colla povera Famiglia dei due Pescatori, anche da parte del Signor Ammiraglio (Comandante la Capitaneria di Porto di Napoli), si evidenzia l’abnegazione finora profusa da parte di tutti i soccorritori che operano sul posto; ma ci si permette pure di ricordare, col dovuto rispetto, al nostro laborioso Governo del Popolo Italiano che URGE CONTINUARE, la sua indispensabile e risolutiva presenza.
Bisogna che si recuperino quanto prima i corpi di questi due sfortunati Marinai, trascinati nell’abisso dall’affondamento della loro imbarcazione; con qualsiasi mezzo, perchè ciò è quasi certamente possibile già colla normale dotazione della nostra efficiente Marina Militare e comunque, in questa sciagura nel caso occorresse, è doveroso e non si deve indugiare a chiedere aiuto a chicchessia (Azienda o altra Nazione) che fosse in grado di dare un subitaneo e valido aiuto.
Questo è quanto chiede e si aspetta la loro sfortunata Famiglia e tutta la comunità del nostro Paese (incluso la grande folla eterogenea di gente e di intere famigliole di varia provenienza, che viaggia su traghetti, aliscafi e navi …) in modo da poter avere da parte dello Stato, col segno tangibile della sua volontà di ben operare, anche un poco di sollievo da parte della Gente, nel pensare che i parenti del ragazzo e di suo padre, avranno un posto dove recarsi, per piangerli e ricordarli.
Chiedendo l’aiuto del Cielo, dello Stato (ed anche degli Armatori privati, a cominciare dall’antica Compagnia Genovese di navigazione “Ignazio Messina”, proprietaria del “cargo Ro-Ro” che è la causa del disastro) e considerando che il punto dell’affondamento del peschereccio è noto con precisione (e forse anche confermabile col Sonar) e nell’eventuale attesa di eventuali e reali intoppi pratici o lungaggini burocratiche, si potrebbe cercare di agganciare il relitto con un’ancora a tre (o più bracci) e issarlo tramite la gru di un pontone o di una nave.
Per evitare che la stessa, una volta toccato il fondale, sprofondi o si conficchi nel medesimo, ancor prima di iniziare il tentativo di aggancio “a strascico”, bisognerebbe farla poggiare su una base adeguata a forma conica e con una larga base, per poi sollevarla di almeno un metro e sperare di recuperare così anche solo una parte dello scafo che potrebbe pure facilmente staccarsi dal relitto, con conseguente apertura e risalita dei corpi di questi sventurati, Innocenti Vittime di una triste fatalità dovuta all’umana Scelleratezza.
Riguardo alla pur notevole profondità, non dovrebbero esserci problemi, perché anche in assenza di una corda di nailon o di acciaio di sufficiente sezione e lunghezza, si potrebbe sempre e forse ancora meglio ricorrere alle catene metalliche con “maglia tipo bastimento” che avrebbero la possibilità di potersi congiungere progressivamente (e smontare anche …) facilmente tramite bulloni o rapidi moschettoni, se previsti; in quanto al resto si spera nella buona volontà di chi sta operando e di chi osserva dall’alto, ma ancora di più si confida in chi sta ancora più in Alto … "
in

Peschereccio affondato, si cercano i corpi. Il timoniere positivo al narcotest

il 15 agosto del 2011 1 commenti

Giuseppe Ruotolo

Giuseppe Ruotolo ha commentato:

" Zione, coi pensieri sparpagliati da vecchio scugnizzo "Chiajese"; circa il tentativo di suicidio da parte del laborioso Motorista nautico "Pierino" Paganelli (della nota Famiglia di Congegnatori meccanici e costruttori di brillanti auto da corsa, fin dagli anni 40 (?)) a cui la feroce Persecuzione di Iniquitalia, dovuta a sbagli ed esagerazioni e forse in primis e principalmente a causa della confusione da parte degli Enti accertatori che spesso lanciano sciabolate alla cieca, peccano di chiarezza ed al pari del Giudiciume, non pagano mai per le cazzate o Carognate che fanno, ciò lo ha talmente avvilito facendogli prendere la più brutta decisione possibile; comunque mi auguro di rivederlo come è sempre stato, da piccolo e da grande: vispo, gagliardo e allegro fanciullone.

A proposito dei piccoli e oscuri imprenditori e dei "poveri" Artigiani che lottano e stentano per andare avanti, ogni tanto qualcuno è riuscito pure ad agguantare un poco di gloria e soltanto quella, purtroppo ... dati i tempi. Negli anni venti, i fratelli Esposito, nella loro officinetta di via Martucci (a Napoli) costruirono un'eccezionale vettura da competizione ed un ruggente motorino, cominciando col ricavarne un originale albero a gomiti da una "mollica di acciaio" e col solo lavoro di tornitura; ciò per evitare delle pericolose cricche nella struttura del materiale, che all'epoca e malgrado "la ricottura", esse predisponevano facilmente alla rottura dello stesso, per le tensioni interne del metallo, dovute ai colpi di maglio che subiva invece l'asse motore classico, prodotto per fucinatura.

All'epoca, tale estrosa trovata si rivelò fondamentale alla longevità del motore e col buon esito che ebbe nelle gare, su strada (e quasi sempre in salita); perchè questa loro leggerissima auto da corsa ("Camen") che benché fatta di umile legno, pure dava sonore legnate a blasonate concorrenti di gran marca ... e questo nei racconti dei nonni, ha sempre avuto un nostalgico ricordo; poi hanno seguito (ma anche preceduto ...) tanti altri piccoli "costruttori" che malgrado la mancanza di capitale e adatte attrezzature, seppero lo stesso tenere dignitosamente la testa alzata e mietere buoni successi nelle competizioni in cui partecipavano anche da piloti, come Giordano, Bellucci, Fiordelisi, Boffa e un chiaro quanto celebrato (e ancora adesso, nel resto del mondo ...) Paganelli del tempo. "
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Riceve cartella esattoriale da 15mila euro: Pietro Paganelli si spara alla testa

il 7 maggio del 2012 5 commenti

Giuseppe Ruotolo

Giuseppe Ruotolo ha commentato:

" Zione pungola preventivamente, meglio se pleonasticamente; perché è ben convinto che si può e si deve poter recuperare il relitto del peschereccio Giovanni Padre in cui riposano i due Marinai, travolti dalla responsabile e grave incoscienza altrui e specie se come sembra, si tratta di un problema anche di carattere finanziario in cui è moralmente coinvolta pure la Proprietà, composta da Famiglie di gente di mare, della nave investitrice Jolly Grigio, la quale è sommamente obbligata dall’Etica della vita ad impegnarsi anch’essa in prima persona, mettendo a disposizione dell’Autorità che dirige le operazioni, se necessario, le proprie attrezzature, il personale e la cifra occorrente per il pagamento di un eventuale intervento di recupero da parte di altri.
Nel mentre si esprime il cordoglio per questa ennesima “Tragedia del mare” e l’apprezzamento per le nobili parole di conforto e di impegno preso colla povera Famiglia dei due Pescatori, anche da parte del Signor Ammiraglio (Comandante la Capitaneria di Porto di Napoli), si evidenzia l’abnegazione finora profusa da parte di tutti i soccorritori che operano sul posto; ma ci si permette pure di ricordare, col dovuto rispetto, al nostro laborioso Governo del Popolo Italiano che URGE CONTINUARE, la sua indispensabile e risolutiva presenza.
Bisogna che si recuperino quanto prima i corpi di questi due sfortunati Marinai, trascinati nell’abisso dall’affondamento della loro imbarcazione; con qualsiasi mezzo, perchè ciò è quasi certamente possibile già colla normale dotazione della nostra efficiente Marina Militare e comunque, in questa sciagura nel caso occorresse, è doveroso e non si deve indugiare a chiedere aiuto a chicchessia (Azienda o altra Nazione) che fosse in grado di dare un subitaneo e valido aiuto.
Questo è quanto chiede e si aspetta la loro sfortunata Famiglia e tutta la comunità del nostro Paese (incluso la grande folla eterogenea di gente e di intere famigliole di varia provenienza, che viaggia su traghetti, aliscafi e navi …) in modo da poter avere da parte dello Stato, col segno tangibile della sua volontà di ben operare, anche un poco di sollievo da parte della Gente, nel pensare che i parenti del ragazzo e di suo padre, avranno un posto dove recarsi, per piangerli e ricordarli.
Chiedendo l’aiuto del Cielo, dello Stato (ed anche degli Armatori privati, a cominciare dall’antica Compagnia Genovese di navigazione “Ignazio Messina”, proprietaria del “cargo Ro-Ro” che è la causa del disastro) e considerando che il punto dell’affondamento del peschereccio è noto con precisione (e forse anche confermabile col Sonar) e nell’eventuale attesa di eventuali e reali intoppi pratici o lungaggini burocratiche, si potrebbe cercare di agganciare il relitto con un’ancora a tre (o più bracci) e issarlo tramite la gru di un pontone o di una nave.
Per evitare che la stessa, una volta toccato il fondale, sprofondi o si conficchi nel medesimo, ancor prima di iniziare il tentativo di aggancio “a strascico”, bisognerebbe farla poggiare su una base adeguata a forma conica e con una larga base, per poi sollevarla di almeno un metro e sperare di recuperare così anche solo una parte dello scafo che potrebbe pure facilmente staccarsi dal relitto, con conseguente apertura e risalita dei corpi di questi sventurati, Innocenti Vittime di una triste fatalità dovuta all’umana Scelleratezza.
Riguardo alla pur notevole profondità, non dovrebbero esserci problemi, perché anche in assenza di una corda di nailon o di acciaio di sufficiente sezione e lunghezza, si potrebbe sempre e forse ancora meglio ricorrere alle catene metalliche con “maglia tipo bastimento” che avrebbero la possibilità di potersi congiungere progressivamente (e smontare anche …) facilmente tramite bulloni o rapidi moschettoni, se previsti; in quanto al resto si spera nella buona volontà di chi sta operando e di chi osserva dall’alto, ma ancora di più si confida in chi sta ancora più in Alto … "
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Peschereccio affondato, si cercano i corpi. Il timoniere positivo al narcotest

il 15 agosto del 2011 1 commenti