Insigne in tribuna col Genk, Corbo: "Ancelotti voleva James e non Lorenzo"

La ricostruzione di quanto accaduto ieri in Belgio, fatta dal noto giornalista sportivo, parte da lontano

Lorenzo Insigne (Ansa)

Non poteva non lasciare strascichi polemici la partita di ieri tra Genk e Napoli, sia per lo scialbo pareggio ottenuto dagli azzurri, sia perché il capitano Lorenzo Insigne è stato spedito in tribuna da Carlo Ancelotti.

Champions, con il Genk è solo 0-0

Sulla vicenda Insigne è intervenuto l'editorialista di Repubblica Antonio Corbo. "Fu proprio Ancelotti a dire domenica scorsa che (Insigne, ndR) avrebbe giocato con il Genk. Ieri è salito dalla panchina alla tribuna in una vigilia con troppe ombre. L’allenatore più prestigioso della serie A, per quel vagone di trofei che si porta dietro, si è esibito in una acrobatica versione per non spiegare che cosa davvero accada. Insigne, questa la tesi offerta, è apparso 'poco brillante in allenamento'".

Il problema per Corbo però è che "un giocatore fuori forma ieri, potrebbe esserlo anche fra quattro giorni; che sarebbe stato meglio evitargli lo stress del viaggio in Belgio, garantendogli il riposo in famiglia; che salire in tribuna se manca l’ascensore è più sfibrante che rimanere a bordo campo".

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È evidente, per il giornalista, che "Insigne è ormai un caso che scoppia ora, ma fu aperto il Primo Maggio. Quando nel salone panoramico di casa Ancelotti l’astutissimo agente Mino Raiola ammise che al momento non c’erano offerte di grandi squadre e grosse cifre per Insigne, che a lui si era consegnato evidentemente per progredire in carriera".

Però, questa estate "Raiola intanto continuava ad offrirlo, trovando pure il tempo di vendere al Napoli Lozano e Manolas. Quanti soldi, bravo". Secondo Corbo, Ancelotti "aveva in mente un altro Napoli. Non è venuto James Rodriguez, non se n’è andato Insigne". Da lì il tentativo di cambiare posizione al capitano. "Il Napoli ha tentato di spostarlo al centro. Con il ripristino del 4-4-2, Insigne si è dovuto adattare come quarto mediano a sinistra, ruolo che richiede una copertura in verticale di 60 metri almeno. Il suo ruolo è terzo attaccante nel 4-3-3, inutile domandarlo a Zeman. Magari nel 4-2-3-1, modulo rimosso presto per evidenti squilibri difensivi".

"La diplomazia nel calcio non crea soluzioni ma equivoci: sono in crisi un talento, un capitano e la sua squadra che a luglio spargeva promesse come incenso – conclude il giornalista – tempo per esperimenti, dubbi, compromessi è finito. Preparazione severa, guida autoritaria, scelte chiare, e via così. Ricominciando da un deludente ma giusto quarto posto".

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